Scuola: isterie, confusioni e un ministro (forse) parte del problema

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Ansa (Photo: Ansa)
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Come fossimo in una repubblica fondata sul tam tam da una decina di giorni era partita l’asseverativa convinzione: la scuola non può riaprire, aspettiamo due settimane o anche fino alla fine del mese. Troppi contagi, troppe difficoltà oggettive, troppi professori assenti. A sostegno del rinvio presidi, medici, governatori, solo il governo a dire, si riapre.

Diciamo subito una cosa: se i ragazzi e i bambini non possono andare a scuola in realtà non dovrebbero andare da nessuna parte, perché se lo fanno rischiano di contagiarsi quelli che non sono contagiati e ad essere pericolosi quelli soggetti alle diverse gradazioni di quarantena. Non vanno a scuola, ma si possono tenere a casa, fuori dai centri commerciali, riuniti tra loro, gli si può impedire di giocare? No. Posto che la soluzione è il vaccino e che nessuno ha detto andate a scuola, ma non vaccinatevi, prudenza e saggezza sarebbero state più utili. Perché, a salire per li rami, allora si arriva ad invocare un lockdown per tutti, limitato nel tempo, se c’è una logica in quel che si dice. Ce lo possiamo permettere? No. Ma ci possiamo permettere, invece, la scuola chiusa senza fermare la circolazione dei ragazzi altrove? Nemmeno questo.

Ma torniamo al tam tam. Si è parlato di un appello per la dad di una parte dei presidi, diventato mediaticamente l’appello dei presidi: a firmarlo sono stati in 1700, malcontati. I dirigenti scolastici degli istituti statali sono 7.355. Insomma, non torna, al di là delle generali preoccupazioni che tutti hanno. Anche se con i numeri si continua a tirare la realtà da una parte. Oggi, per esempio, Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione dei presidi (ma ce ne sono altre, anche se nella suddetta si riconosce la grande maggioranza) ha detto che entro una settimana ci saranno 200mila classi in Dad. L’affermazione non è neutra: in dad ci possono stare i positivi accertati, ma la normativa distingue tra vaccinati e non vaccinati; se ovviamente i casi dovessero essere per classe oltre la soglia prevista è chiaro che in Dad (o Did, didattica integrata a distanza) ci andranno tutti i componenti di una classe. Ma il problema è un altro: Giannelli parla di 200mila classi, ovvero poco più della metà delle classi in Italia, pari a 368.656. Ce li mandiamo tutti in Dad, anche se non ci sono le condizioni? E, poi, non si era detto che per tutto quello che è stato fatto, i milioni investiti anche dal precedente governo, le attività e le regole promosse dal Cts, che le scuole sono luoghi sicuri dove non ci si infetta ( i ragazzi possono stare a lezione, i docenti osservarne le reazioni, ma tutti tassativamente con mascherina e aule continuamente igienizzate), semmai fuori?

Un anno fa il 9 gennaio c’erano stati 483 morti e il giorno dopo 361; i positivi assoluti del 10 gennaio erano 18.627 con un tasso di positività pari al 13,3%. In terapia intensiva c’erano 2.615 persone e i ricoverati erano 23.427. Ieri, i morti sono stati 157, i contagi 155.659, il tasso di positività al 15,7%, i posti occupati in terapia intensiva sono 1595 e nei reparti 14.930. C’è una differenza, no? Il vaccino, diciamo noi, altri la pensino come vogliono. Allora se il Conte due elementari e medie (con esclusione della terza media) nell’anno scolastico 2020-2021 non le ha chiuse mai (e il vaccino non c’era) e ha cercato in tutti i modi di tenere aperte anche le altre, non riuscendovi, poteva l’attuale governo prendere una misura più restrittiva? Sì, è vero, c’è Omicron, ma ci sono anche i vaccini e i vaccinati, le terze dosi e l’obiettivo di arrivare a coloro i quali fino ad ora hanno detto no, per paura, per ignoranza, per partito preso. Quindi, il governo non poteva, il lockdown, anche se parziale, anche se limitato, sarebbe la dichiarazione di un fallimento a campagna vaccinale in corso.

Ma il tam tam è andato avanti per un pezzo sula scuola, anche prima di constatare, caso per caso, cosa stesse effettivamente accadendo. Il ministro Bianchi oggi ha detto che i professori non vaccinati ormai sono intorno all′1%, anche se il ministro dovrebbe sapere che i docenti mancano anche per altri motivi e che il suo, tutto i prof in cattedra a settembre per la prima volta nella storia, non si è affatto verificato. Ma questo è un altro discorso. Sull’onda del tam tam alcuni presidi, ancora prima di riaprire, avevano deciso di mettere classi in Dad sull’onda di notizie ufficiose raccolte a strascico. Non potevano farlo e poi hanno finito per non farlo. La verifica di oggi, dirà. E’ vero, però, che il governo ha contribuito alla confusione e non poco. Il ministro Patrizio Bianchi ha inviato una nota ai presidi con indicazioni per la riapertura solo sabato pomeriggio scorso alle 15,30. Cosa di cui molti dirigenti si sono lamentati (la tempistica a ridosso della riapertura e in un giorno festivo) contribuendo a screditare la categoria (in una situazione emergenziale può capitare di lavorare il sabato e la domenica, come è già capitato e capita a molti presidi e docenti). Il problema sta invece nel contenuto della nota a partire dall’indicazione che bambini e ragazzi possano mangiare solo se vi sia “una distanza interpersonale di almeno due metri” (ma dove?) o la verifica di vaccinati e non vaccinati. Si può ritenere che i ragazzi o i bambini stiano per cinque ore senza mangiare potendo, tra l’altro, fare ricreazione (se così ancora si può chiamare) seduti al loro banco dove i due metri di distanza proprio non ci sono (abbiamo così archiviato le tanto care rime buccali, per le quali bastava un metro)?

Il ministro all’Istruzione continua a dire che le scuole sono sicure e che chi avesse voluto avrebbe potuto mettere per tempo in sicurezza il proprio istituto. “Nel dl 22 marzo 2021, il cosiddetto Sostegni - ha detto - davo risorse specificamente indicate per impianti di areazione”. E’ davvero così? L’onnipresente Giannelli contesta l’affermazione. “Sono stati dati alle scuole fondi per 350 milioni, ma sia chiaro che questa cifra deve essere vista nell’ottica di una distribuzione tra le 8mila scuole italiane. Questi fondi sono serviti per tante cose e pensare che con questi si facessero gli impianti di areazione è irrealistico”, ha detto a Rainews 24. “E’ il tormentone degli ultimi tempi ma non c’è una decisione scientifica così chiara sull’areazione. In ogni caso - ha aggiunto - io sono favorevole a installarli, ma altro che 350 milioni... E poi tocca agli Enti locali. A ciascuno il suo”, ha concluso il presidente Anp. Ecco, come la mettiamo, ministro? In alcuni casi a scuola con le nuove norme ragazzi e professori sono obbligati a portare mascherine Ffp2, ma alle scuole nessuno le ha inviate, quindi dovranno procurarsele. Secondo fonti ministeriali lo scorso anno alle scuole sarebbero stati dati i seguenti fondi: 422 mln per l’organico Covid per prima parte anno scolastico; 400 mln per rinnovo organico Covid in legge di bilancio; 350 milioni stanziati dal decreto sostegni bis per acquisto di beni e servizi prima dell’avvio anno scolastico + 50 mln alle paritarie; 270 mln a enti locali per edilizia leggera e affitto di strutture; 150 milioni nel primo decreto Sostegni.

Allora, dove sta la verità? Sulla scuola si vede spesso il peggio, anche da chi non te l’aspetti. In questo, l’unico coerente è il governatore della Campania che chiudeva l’anno scorso e chiude oggi (ma il Tar ha accolto il ricordo del governo e quindi la sua ordinanza è stata sospesa), dopo le vacanze di Natale. Annotiamo posizioni del tutto divergenti tra gli scienziati e questo davvero non aiuta, da Ricciardi che avrebbe ben visto un periodo di chiusura delle scuole a Ciciliano assolutamente contrario. E tralasciamo i racconti, di chi la scuola la fa, sulle devastazioni prodotti sui ragazzi, di qualsiasi età, dalla didattica a distanza (e qui la preparazione dei docenti conta fino ad un certo punto, il cuore del problema sta nel mezzo e nella solitudine degli alunni, ma molti si ostinano a non capirlo).

A questo punto una parola di chiarezza e di determinazione deve arrivare da Draghi, magari frutto di una riflessione sull’ineluttabilità del percorso intrapreso scaturita dall’orizzonte di bellezza che il premier ogni tanto si concede andando a pasteggiare in una famosa trattoria sulla costa laziale, da cui si vede il promontorio del Circeo e nei giorni di vento e cielo chiaro le isole pontine.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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