Scuola promossa 'con riserva' da studenti, Dad da non ripetere per 3 genitori su 4

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Un'esperienza da non ripetere per 3 genitori su 4, preoccupati per i disagi psicologici (79%) generati negli studenti, per la scarsa qualità della formazione (34%) e il carattere poco democratico della didattica a distanza (72%), mentre gli studenti, seppur con giudizi nel complesso tiepidi, promuovono la scuola con qualche lacuna e inefficienza.E' quanto emerge dalla ricerca "Il lato più intimo di un anno provante: emozioni e stati d'animo", realizzata da AlmaDiploma, all'interno di un più ampio Osservatorio mensile realizzato per Italian Tech, in collaborazione con Swg sui vissuti e i punti di vista di studenti, genitori e insegnanti rispetto all’ultimo anno scolastico 2020/2021 ultimi due anni scolastici, di ogni ordine e grado. Un periodo segnato dai lockdown a intermittenza e da una didattica riadattata frettolosamente in modalità digitale. Il sondaggio è stato svolto tra l'1 e il 10 settembre, ha coinvolto 1.557 diplomati 2020/21 tra quelli intervistati da AlmaDiploma, 571 genitori di figli alle elementari, medie o superiori e 415 insegnanti delle elementari, medie o superiori.

Un anno, l'ultimo, vissuto tranquillamente, ma nel segno dell'apatia, tra gli studenti mentre tra gli insegnanti serpeggiano disagio e preoccupazione. Alla richiesta di un aggettivo che meglio potesse descrivere lo stato d'animo durante l’ultimo anno scolastico gli studenti hanno indicato, nel 24% dei casi “tranquillo” e “apatico”, seguiti da “preoccupato” (16%), “triste” e “a disagio” (9%), “felice” (5%) e “arrabbiato” (4%), mentre tra gli insegnanti lo stato d'animo indicato dal 30% è stato la preoccupazione, seguita con il 24% dalla sensazione di disagio.

Quanto agli effetti della pandemia sui ragazzi, il 57% dei genitori e l’81% dei docenti pensa che i propri figli/studenti ne siano usciti 'più fragili'. Il bilancio sull'anno scolastico vede poi i diplomati sfibrati dalla Dad e dalle restrizioni sociali e gli insegnanti preoccupati per la preparazione e la competitività, mentre i genitori tranchant sull’utilità dell’anno scolastico nel complesso.

Mentre per le famiglie, infatti,- preoccupate per i disagi psicologici (79%) generati negli studenti, per la scarsa qualità della formazione (34%) e il carattere poco democratico della didattica a distanza (72%) - la Dad è stata definita un’esperienza provante, se non insostenibile, in particolare laddove c’erano figli alle elementari e una carenza di device in casa. Per quasi 3 genitori su 4 la Dad è da non ripetere (è un anno sprecato); gli insegnanti temono, nel 70% dei casi, che dopo un anno del genere il diploma conseguito varrà meno agli occhi delle aziende e che avranno meno competenze per affrontare il mondo del lavoro. Gli studenti invece mettono ai primi posti i disagi psicologici e relazionali. L'81%, infatti si dice convinto che la didattica a distanza ha generato 'stress e disagi psicologici negli studenti' e il 72% afferma che in quest’anno di pandemia ha "riscoperto il valore della socialità".

Ad essere mancati di più agli studenti, infatti, sono stati i momenti ludici e di aggregazione. Il 61% dei diplomati, infatti, indica tra le cose che gli sono mancate di più in questo anno i 'momenti divertenti e informali' seguito con il 50% dal 'vedere ogni giorno i miei compagni di classe' e con il 39% da 'il momento della ricreazione, il cambio dell'ora'. 'La relazione con gli insegnanti' è quindi indicata dal 27% dei diplomati mentre a non essere mancati praticamente a quasi nessuno sono stati: 'Le verifiche /interrogazioni fatte in modo tradizionale' (9%) e 'compiti per casa per com'erano strutturati prima' (4%).

Tra le fonti di preoccupazione i neodiplomati sentono più degli altri la pressione della precarietà lavorativa mentre genitori e insegnanti sono più preoccupati per la qualità della formazione dei giovani. Precarietà/instabilità lavorativa vengono infatti indicate dal 51% dei diplomati, contro il 34% dei genitori e il 49% dei docenti, mentre la 'qualità della scuola/formazione' viene indicata rispettivamente dal 16% degli studenti, il 34% dei genitori e il 26% dei docenti.

Quanto alla Dad in senso stretto è stata sicuramente uno stimolo all'innovazione, ma il 'prezzo' è l'accessibilità. Infatti, soprattutto docenti e famiglie lamentano la 'non democraticità' del sistema che non garantisce a tutti le stesse possibilità di partecipare. Ne è convinto il 72% dei genitori e il 70% dei docenti, contro il 56% dei diplomati. Tra i maggiori 'effetti collaterali' della DaD il 67% degli studenti indica 'difficoltà di concentrazione', 'Svogliatezza, disinteresse' (57%), 'senso di inutilità del proprio sforzo' (38%) e 'Qualità della connessione internet' (30%). I docenti, invece, mettono al primo posto, nel 64% dei casi, le 'difficoltà di dialogo con docenti /studenti' (indicata dal 38% dei diplomati), seguita dalla 'Qualità della connessione internet' (40%) e dalla 'minore chiarezza nel trasferimento di compiti e attività' (38%).

Per tutti, comunque, anche se con percentuali lievemente diverse, la preparazione raggiunta dai ragazzi attraverso la didattica digitale integrata, rispetto a quella che avrebbero raggiunto se non ci fosse stata l'emergenza, è inferiore. La pensano così il 71% dei diplomati e l'84% dei docenti. Inoltre, un quarto dei neodiplomati si è disaffezionato a tutte le materie (anche alle preferite) e poco più di 1 su 10 ha scoperto nuovi interessi. Promossa, nel complesso la scuola, che ha organizzato in maniera efficiente la didattica digitale integrata nel 66% delle risposte, quota che sale al 70% tra i genitori e al 72% tra i docenti; questi ultimi vengono premiati dall'87% dei ragazzi, che ritengono che 'gli insegnanti abbiano garantito la continuità delle lezioni'.

La Dad, insomma, è un'esperienza che divide tutte le platee interessate. Più apprezzata da studenti e insegnanti rispetto ai genitori, ma nel complesso raccoglie giudizi 'tiepidi'. Ne dà una valutazione positiva il 54% dei diplomati e il 52% dei docenti a fronte del 47% dei genitori, per i quali in quasi 3 casi su 4 è 'un'esperienza da non ripetere'.

A gran voce tutti chiedono un approccio più pratico. I giovani spingono verso maggiori uscite didattiche culturali (48%) e viaggi studio (47%), mentre i genitori chiedono più ore in presenza (32%). Il restyling degli edifici, e dunque l’edilizia scolastica, sembra, invece, essere l’unica priorità degli insegnanti. Più attenzione al mondo del lavoro, l’auspicio degli studenti da un lato, dall’altro la scuola che “insegni ad imparare” la speranza dei docenti. Questi ultimi si appellano anche all’adozione di nuovi strumenti di valutazione e metodologie didattiche all’avanguardia. E alla domanda rivolta agli studenti “come immagini l’insegnante del futuro?” la risposta è: più competenti alle elementari, più educatori alle medie e più mentori alle superiori.

"La ricerca di AlmaDiploma sulla Dad – sottolinea ad Adnkronos il Presidente dell'associazione AlmaDiploma, il dirigente scolastico prof. Osvaldo Di Cuffa - evidenzia una serie di criticità che devono indurci a riflettere e a progettare le azioni che le scuole devono attuare per affrontare le esigenze emerse. Sicuramente due sono le direzioni principali su cui è necessario lavorare: supportare l’innovazione tecnologica e la formazione dei docenti da un lato, un approccio didattico più attento alle esigenze degli studenti e al necessario dialogo con gli stessi studenti dall’altro".

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