Se i 5 Stelle usano il socialismo europeo come un Airbnb

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(Photo: Barcroft Media via Getty Images)
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Tanto per stabilire l’ordine di grandezza, a costo di paragonare la lana di allora con gli stracci di oggi: “Beh – ci dice Achille Occhetto, io non è che ho aderito al Pse. Io sono un fondatore del Pse, ho firmato la pergamena gialla del suo atto costitutivo, lo fondammo assieme dopo il nostro ingresso nell’Internazionale socialista”. Per l’esattezza, il 9 novembre 1992, tre anni dopo il crollo del Muro e la “svolta” dal Pci al Pds. Trentadue anni dopo, arriva la richiesta dei Cinque stelle – sì, proprio loro, quelli che iniziarono col “Pdioti” e “Pdmenoelle” - formalmente ancora non depositata, di adesione “al gruppo” del Pse, anche se non al partito, senza tante svolte, revisioni, condivisioni teoriche. Giravolte, quelle tantissime, da non capire più di cosa si stia parlando: “Questa sorta di unità socialista con i grillini – dice Claudio Martelli, altro protagonista di allora – meriterebbe almeno un dibattito, mica è questione di dettaglio, investe i valori di fondo da condividere viste le posizioni storicamente assunte dai Cinque stelle, che hanno bussato alle porte di vari gruppi, dai liberali ai verdi, ricevendo altrettanti rifiuti. È imparagonabile con quel che successe allora”.

Ecco, la questione è il travaglio, la sua sincerità maturata nel fuoco della storia: “Chi per convinzione – prosegue - come Giorgio Napolitano, chi per necessità, ma comunque il percorso del Pci con la socialdemocrazia durava da tempo e poi subì un’accelerazione dopo l’89, col crollo del mondo comunista”. Giova ribadire: il paragone è ardito, ma restituisce il segno dei tempi. Sì, prendiamola da lontano: il Pci, il cui apporto alla democrazia italiana è ben altra cosa, sostanzialmente socialdemocratico lo era diventato nei fatti. Se questo non fosse un articolo ma un capitolo di un libro di storia, come tappe di una evoluzione, non sempre coerente e lineare, si dovrebbe partire dal compromesso storico, strategia sul piano interno non separabile dal primo strappo di Berlinguer sull’“ombrello della Nato”, passando per l’eurocomunismo, avversato dai sovietici, fino al Pci come “parte integrante della sinistra europea” votato al congresso dell’86. Roba durata vent’anni. Poi la svolta dell’89: “Quando arrivammo a discutere il nostro ingresso nell’Internazionale – ricorda Occhetto – il problema della condivisione dei valori era del tutto secondario, perché quelli erano diventati i nostri valori fondamentali da tempo: lo Stato di diritto, la democrazia rappresentativa, il mercato sociale. Poi c’erano politiche diverse, ma la base era posta”.

Il problema, semmai, era politico. Piero Fassino, che come responsabile Esteri del Pci di Occhetto curò proprio questo dossier ricorda, nel suo libro Per passione, nel capitolo La strada per Berlino, ricco resoconto dell’epoca: “Quando nell’aprile del ’91 discutemmo con Brandt della nostra adesione all’Internazionale, il leader tedesco è assolutamente favorevole, ma, dice bisogna creare le condizioni perché avvenga nel migliore dei modi. Ci dice: ‘Avete due questioni da risolvere: parlare con tutti i membri, per avere il consenso; il secondo è Craxi: non può porre veti, ma non potete entrare contro di lui’”. Il viaggio a Berlino inizia così. Pare facile, ma non lo è. È una faticosa tessitura, fatta anche di spigoli, incontri rinviati, tensioni fino ad arrivare a una dichiarazione comune di Craxi e Occhetto, preparata da Fassino e Gianni De Michelis. Insomma, politica. Prima della grande slavina di Tangentopoli: “Quando Craxi incontra nel famoso camper Veltroni e D’Alema – prosegue Martelli - ottengono un doppio incasso: il superamento del veto per l’Internazionale e le non elezioni anticipate, che in verità Craxi non vuole non tanto per aiutare il neo-nato Pds ma perché ha il problema di far passare la legge Mammì dopo le dimissioni dei cinque ministri democristiani”.

Vabbè, non tiriamola per le lunghe. Ci siamo capiti. Solo cinque anni fa, mica un secolo, i Cinque Stelle votarono con Nigel Farage, con cui condividevano il gruppo assieme alla Lega e alla Le Pen, contro la risoluzione del Parlamento europeo sulla Brexit. Altri tempi. Però non è che gli anni successivi raccontano di una vigorosa conversione, ma di feroci contrasti con i socialisti. Solo pochi mesi dopo aver votato come presidente della commissione Ursula von der Leyen compatti, si spaccano sul nuovo esecutivo comunitario. È il 2019, mica un secolo, anno in cui si schierano contro la proposta di una commissione speciale per far luce sulle “ingerenze elettorali straniere”, ovvero con la Lega mentre in Italia c’era già il Conte due, così come qualche mese prima, in pieno Conte 1, contribuiscono a bocciare la risoluzione sui porti aperti e a far passare, astenendosi, un progetto di regolamento che propone lo stop all’erogazione dei fondi strutturali per i Paesi che violano ripetutamente lo Stato di diritto (Polonia e Ungheria). Morale della favola, quando Conte si presenta a Bruxelles, Udo Bullman, leader dei socialisti, così lo accoglie: “Non è questa l’Italia che conosciamo, l’Italia che conosciamo è quella di Spinelli”.

Facile a dirsi: “Se uno viene sulle mie posizioni, perché non accoglierlo?”. Che, messa così, funziona pure, finché non li senti parlare Ma le posizioni dei Cinque stelle sono quelle del Pse, come collocazione internazionale, democrazia interna, sviluppo e infrastrutture? Boh, a occhio mica tanto. La pratica però “istruita”, toccherà ai partiti membri decidere, ma la decisione da parte del segretario del Pd sembra abbastanza presa, nell’ottica di costruire un’alleanza in Italia, senza tanti esami del sangue o di storia né in Italia né in Europa. Nell’ambito di un processo in cui il padrone di casa ha più fretta dell’ospite, alla ricerca di un alloggio purché sia e senza neanche i convenevoli di circostanza. Tipo una dichiarazione comune, un palco condiviso alle recenti amministrative. Però vuoi mettere l’estetica del finale, con Grillo che neanche più la battuta sui “socialisti” può fare. Perché magari sono antenati, ma la famiglia quella è.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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