Se ci diventa insopportabile la sofferenza delle aragoste

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Hp (Photo: Hp)
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Ho l’impressione che stiano cambiando in profondità molte cose, e molto importanti, nel nostro rapporto con le specie animali. Sicuramente stanno cambiando in me, con un sentimento nuovo, e comunque per me inedito, di empatia (scusate la parolaccia) per le sofferenze degli animali, di sdegno per il dolore che infliggiamo loro, spesso gratuitamente, con una protervia che non ha nessuna giustificazione. Perciò ho accolto con soddisfazione la notizia (che ho trovato qui su HuffPost a firma di Ilaria Betti) che in Inghilterra sta per essere messa al bando la pratica barbarica di bollire vive le aragoste.

Finalmente. E questo “finalmente” tra alimento da una rivoluzione della sensibilità che fa considerare intollerabili a gratuitamente crudeli espressioni delle nostre abitudini di vita che fino a ieri ci sembravano ovvie. Ipocrisia? Incoerenza di carnivori che non fanno discendere da un’ideale di rispetto per gli animali pratiche alimentari che prevedono per miliardi di persone la soppressione sistematica di carne animale?

Può darsi, e del resto è stato Norbert Elias nel suo “La civiltà delle buone maniere”, un classico della storia delle idee e della sensibilità, l’allontanamento ipocrita delle cucine dove la carne cruda, tagliata e fatta a pezzi viene sottoposta a procedure brutali, dalla tavola dove viene servita, condita e mimetizzata e resa accettabile. E comunque molti indizi ci dicono, dopo il caso aragoste, che siamo sul punto di avverare la profezia di David Foster Wallace in “Considera l’aragosta”: “È possibile che le generazioni future guarderanno alle nostre attuali agro-industrie e pratiche mangerecce in modo simile a come noi oggi vediamo gli spettacoli di Nerone o gli esperimenti di Mengele?”. Ci siamo, quasi.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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