"Se ci propongono Fico non diciamo di no"

Alessandro De Angelis

La mossa matura dopo aver assistito alla passerella di Conte al G7, ennesimo esempio di un leader in difficoltà che pensa basti una foto tra i grandi per essere o sentirsi grande. Ecco, Nicola Zingaretti si confronta con i suoi, dopo un lungo vertice a casa Zanda, di tutti i big del Pd, da Gentiloni a Minniti a Franceschini, dopo che il premier ha finito di parlare a Biarritz: “Stanno ancora giocando – dice Zingaretti – e traccheggiando. Per noi il no a Conte non è negoziabile. È chiaro che ci avanzassero la proposta di Fico, non potremmo dire di no”.

È più di un ragionamento a voce alta. È una posizione condivisa. Anche con Renzi, con cui Zingaretti si è sentito più volte, ricevendo assicurazioni sul no a Conte. Posizione che per ora resta “riservata”, affidata ai canali diplomatici. Ma potrebbe anche essere resa pubblica nelle prossime ore se la trattativa non si sblocca. Se i Cinque stelle cioè non prendono atto che, per intavolare un dialogo serio col Pd, devono accettare la discontinuità su palazzo Chigi: “Io – dice Zingaretti ai suoi – il governo lo voglio fare ma non svendo il Pd. Noi abbiamo combattuto per 15 mesi il governo, non saremo noi a occupare le poltrone lasciate vuote”.

Siamo al dunque, al punto di snodo. Anche perché chi ha una certa consuetudine col Colle ha capito che lassù vorrebbero avere un quadro più chiaro già nella giornata di lunedì, prima di decidere il calendario delle consultazioni. Ormai è chiaro: o governo o mercoledì si scioglie, oltre non si può andare con un calendario che già ora prefigura le urne il 10 novembre. Dicevamo, siamo al dunque. La “mossa” Fico matura dall’osservazione degli eventi. E dal modo di fare un po’ furbesco dell’interlocutore. Di Maio, dopo l’incontro di ieri, è praticamente sparito. Anche le parole del premier, con tutto il corredo di pochette, pose, costruzione mediatica e spin dei suoi abili comunicatori, è apparsa carica di ambiguità. Ha chiuso,...

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