Se è il calcio del futuro non può basarsi su decreti nobiliari

Mattia Feltri
·Direttore HuffPost
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(Photo: MIGUEL MEDINA via Getty Images)
(Photo: MIGUEL MEDINA via Getty Images)

È sorprendente - soltanto un po’ - che il dibattito sulla SuperLega di calcio si sia concentrato sull’inaugurazione del millesimo bipolarismo, fra il progressismo illuminato e pragmatico dei favorevoli e il passatismo nostalgico e bolso dei contrari. L’ipotesi di una terza posizione è stata subito esclusa, col rischio di rendere la questione un po’ meno schematica e ultimativa. La posizione di HuffPost è stata espressa ieri da Gianni Del Vecchio, e la riprendo per cercare un piccolo ulteriore passo.

La mia nostalgia di tifoso si limita a rimpiangere la bella maglia granata, sgravata da scritte e sponsor, della seconda metà degli anni Settanta, quando io ero bambino e il Toro una squadra da scudetto, ma non sono così annebbiato da illudermi del ritorno di casacche in purezza, e soprattutto del Toro al tricolore. Penso, al contrario, che un campionato di calcio europeo per club, con quelli nazionali marginalizzati, sia inevitabile e pure attraente: mi sembrerebbe bizzarro condividere il debito, il piano Next generation, i confini, e non lo sport. Capisco persino le esigenze economiche delle grandi squadre, ridotte sul lastrico dal Covid, sebbene mi facesse sorridere d’imbarazzo il grido di dolore dell’amministratore delegato dell’Inter, Beppe Marotta, che esigeva dallo Stato una dilazione nel versamento dei contributi, altrimenti non ce la faceva a onorare il contratto col centravanti Romelu Lukaku, una roba da sette o otto milioni netti all’anno. Non un’emergenza tale da piegare il pianeta alla compassione.

Il mondo va avanti, l’economia cambia, e sarà difficile fermare una macchina già in moto, con Jp Morgan (lo ha raccontato qui Stefano Baldolini) pronta a sostenere il progetto della SuperLega con 3,5 miliardi di euro, che promettono di diventare dieci in qualche anno. La SuperLega si farà e andrà benissimo, e noi saremo davanti agli scher...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.