Se i gabbiani sono diventati così aggressivi è perché c'è troppa immondizia

Gabriele fazio
Il Regno Unito è in allarme, The Guardian racconta la storia di un paese sotto attacco, ma il nemico non colpisce a fucilate, ma con lunghi becchi. Parliamo dei gabbiani e di una convivenza che a quanto pare si fa sempre più complessa. Quelli che una volta erano semplici, considerati anche buffi, agguati per rubare un pezzo di pane incustodito, si sono presto trasformati in minacciosi raid con racconti che si fanno sempre più inquietanti. Ma anche in Italia le cose non vanno meglio, colpa anche, dice un'etoolga di Roma Tre, della troppa immondizia accumulata nelle strade delle metropoli.La scorsa domenica, Gizmo, un povero chihuahua, mentre giocava nel giardino della sua casa nel Devon è stato in un attimo rapito e portato via da un gabbiano. Il mese scorso la Royal Mail ha dovuto avvisare con una lettera gli abitanti di Cardiff che la consegna della posta avrebbe subito complicazioni a causa dei continui attacchi che il personale subisce regolarmente dai gabbiani.Inutile elencare anche i danni fisici causati direttamente alle persone e la serie interminabile di punti di sutura dovuti alle beccate degli uccelli, arrivati addirittura il mese scorso, nella contea del Lancashire, a tenere letteralmente in ostaggio una coppia di anziani per ben sei giorni. La sventura di Roy e Brenda Pickard è legata ad una caduta dal tetto direttamente sulla veranda di casa, proprio davanti alla porta d'ingresso, dei pulcini di gabbiano. Da quel momento la loro vita si è trasformata nel remake di un film di Hitchcock: ogniqualvolta provavano ad uscire si trovavano di fronte i gabbiani neo genitori pronti ad attaccare.Pare sia appunto il periodo in questione, quello della nidificazione, a creare un momento di frizione nel rapporto tra esseri umani e gabbiani, un rapporto che si fa sempre più stretto col passare del tempo secondo Steve Portugal, un ecofisiologo alla Royal Holloway, Università di Londra, secondo il quale più i gabbiani si abituano alla presenza dell'uomo più potrebbero diventare audaci e spingersi lì dove la paura degli esseri umani prima li bloccava.Un problema non sconosciuto anche in Italia, a Roma per esempio, dove la presenza dei grossi uccelli bianchi è diventata normale anche lontano dal mare. “L'aggressività dei gabbiani - dice Monica Carosi, docente del Dipartimento di Scienze dell'Università degli Studi Roma Tre - è una tipica risposta comportamentale che nel mondo naturale regola la sopravvivenza. I gabbiani sono entrati in competizione con noi, ci siamo sovrapposti nello sfruttamento delle risorse sia spaziali sia trofiche” e prosegue “In più sono animali generalisti, che se la sanno cavare in situazioni molto diverse, e non essendo vincolati a delle risorse trofiche specializzate, dove trovano vanno”. Solo sulla base di dati oggettivi è possibile dare una sentenza scientifica rispetto la questione ma, come dice Carosi, si tratta di “un'espansione dei territori con loro che si sono avvicinati fin troppo alle zone urbanizzate. Forse se avessimo una situazione, in termini di rifiuti, diversa da quella che abbiamo, non saremmo arrivati a questo punto”.

Il Regno Unito è in allarme, The Guardian racconta la storia di un paese sotto attacco, ma il nemico non colpisce a fucilate, ma con lunghi becchi. Parliamo dei gabbiani e di una convivenza che a quanto pare si fa sempre più complessa. Quelli che una volta erano semplici, considerati anche buffi, agguati per rubare un pezzo di pane incustodito, si sono presto trasformati in minacciosi raid con racconti che si fanno sempre più inquietanti. Ma anche in Italia le cose non vanno meglio, colpa anche, dice un'etoolga di Roma Tre, della troppa immondizia accumulata nelle strade delle metropoli.

La scorsa domenica, Gizmo, un povero chihuahua, mentre giocava nel giardino della sua casa nel Devon è stato in un attimo rapito e portato via da un gabbiano. Il mese scorso la Royal Mail ha dovuto avvisare con una lettera gli abitanti di Cardiff che la consegna della posta avrebbe subito complicazioni a causa dei continui attacchi che il personale subisce regolarmente dai gabbiani.

Inutile elencare anche i danni fisici causati direttamente alle persone e la serie interminabile di punti di sutura dovuti alle beccate degli uccelli, arrivati addirittura il mese scorso, nella contea del Lancashire, a tenere letteralmente in ostaggio una coppia di anziani per ben sei giorni. La sventura di Roy e Brenda Pickard è legata ad una caduta dal tetto direttamente sulla veranda di casa, proprio davanti alla porta d'ingresso, dei pulcini di gabbiano. Da quel momento la loro vita si è trasformata nel remake di un film di Hitchcock: ogniqualvolta provavano ad uscire si trovavano di fronte i gabbiani neo genitori pronti ad attaccare.

Pare sia appunto il periodo in questione, quello della nidificazione, a creare un momento di frizione nel rapporto tra esseri umani e gabbiani, un rapporto che si fa sempre più stretto col passare del tempo secondo Steve Portugal, un ecofisiologo alla Royal Holloway, Università di Londra, secondo il quale più i gabbiani si abituano alla presenza dell'uomo più potrebbero diventare audaci e spingersi lì dove la paura degli esseri umani prima li bloccava.

Un problema non sconosciuto anche in Italia, a Roma per esempio, dove la presenza dei grossi uccelli bianchi è diventata normale anche lontano dal mare. “L'aggressività dei gabbiani - dice Monica Carosi, docente del Dipartimento di Scienze dell'Università degli Studi Roma Tre - è una tipica risposta comportamentale che nel mondo naturale regola la sopravvivenza. I gabbiani sono entrati in competizione con noi, ci siamo sovrapposti nello sfruttamento delle risorse sia spaziali sia trofiche” e prosegue “In più sono animali generalisti, che se la sanno cavare in situazioni molto diverse, e non essendo vincolati a delle risorse trofiche specializzate, dove trovano vanno”. Solo sulla base di dati oggettivi è possibile dare una sentenza scientifica rispetto la questione ma, come dice Carosi, si tratta di “un'espansione dei territori con loro che si sono avvicinati fin troppo alle zone urbanizzate. Forse se avessimo una situazione, in termini di rifiuti, diversa da quella che abbiamo, non saremmo arrivati a questo punto”.