Se la storia dell'arte smette di essere il bruno anatroccolo della scuola italiana

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Una buona notizia per chi, come chi scrive, trova imprescindibile e culturalmente fondamentale l’insegnamento della storia dell’arte: l’Enciclopedia italiana ha appena licenziato i quattro volumi dell’”Enciclopedia dell’Arte Contemporanea” Treccani, curati da Valeria Della Valle e Vincenzo Trione.

Ora sarebbe auspicabile che ne arrivasse un’altra: la fine della lunga e ottusa stagione in cui la storia dell’arte ha coperto un ruolo marginale e addirittura ancillare nelle scuole italiane, di ogni ordine e grado. La fine dell’assurda sottovalutazione del significato culturale e formativo dell’arte come elemento fondamentale della conoscenza del passato e strumento indispensabile per decifrare il mondo, l’estetica, i valori che orientano una comunità e la personalità dei singoli.

Basta provare a seguire una sola lezione di un bravo docente di storia dell’arte capace di spiegare un dipinto, una scultura, un’architettura per capire quanto sia interessante cogliere il significato delle forme, delle geometrie, delle proporzioni, dei colori. E invece la scuola tratta la storia dell’arte come qualcosa di marginale, quasi un’ora di ricreazione tra le materie considerate più importanti come se studiare Raffaello e Picasso non fosse ugualmente importante dello studio di Dante o Manzoni.

Un buco clamoroso nella formazione scolastica (per la storia della musica vale un discorso analogo) che non si comprende come non possa allarmare i politici che progettano riforme della scuola inutili e scritte in burocratese. Forse perché non hanno mai messo piede in un museo.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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