Se le donne sono le migliori alleate del Papa riformista

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Città del Vaticano, 16 nov. (askanews) - Non i sacerdoti progressisti, non i vescovi conciliaristi, non le associazioni e i movimenti cattolici più arrembanti, ma le donne, suore e laiche, singolarmente o in gruppo, sono state coloro che più hanno fatto "sentire la loro voce" nel quado della battaglia ingaggiata da Papa Francesco per spingere la Chiesa "oltre il clericalismo". E' l'analisi di Francesco Peloso nel saggio "Oltre il clericalismo. Preti donne e laici nella Chiesa di Francesco" (pagine 132, 16 euro) pubblicato di recente dalla casa editrice Città nuova. "Se Francesco ha promosso la sinodalità come strada maestra, si è poi aperto anche un processo più ampio in ragione delle contestazioni durissime cui è stato sottoposto lo stesso vescovo di Roma da parte delle frange e dei settori più conservatori e tradizionalisti in Europa e negli Stati Uniti", scrive Peloso. "Interessante notare, in questo senso, come il papa argentino non abbia ingaggiato una guerra senza quartiere con i suoi oppositori, non abbia insomma represso tali posizioni armando la mano della Congregazione per la dottrina della fede che avrebbe potuto comminare sanzioni severe a quanti, fra teologi e cardinali, hanno messo in discussione il magistero del papa o addirittura la sua fedeltà alla dottrina. In tal caso, d'altro canto, il suo stesso impulso a limitare i diktat curiali, gli autoritarismi romani, avrebbe avuto vita breve, poiché per difendere una strategia riformista avrebbe fatto ricorso agli stessi apparati in uso in precedenza. Allo stesso tempo, le speranze accese dal pontificato di Bergoglio, fra quanti auspicavano una ripresa del cammino conciliare, hanno suscitato aspettative crescenti, anche superiori rispetto a quanto il papa non possa o non sia intenzionato a fare, se non altro per evitare di lacerare eccessivamente un tessuto istituzionale già logorato dai conflitti interni. In questa prospettiva, però, l'intenzione bergogliana di 'aprire processi' piuttosto che indicare una strada obbligata o di limitarsi a emanare nuove norme, magari liberal, ha avuto - prosegue Peloso - un effetto positivo: quello di restituire un po' di vita a quelle correnti di pensiero più disposte a mettere in discussione vecchi assetti. E se il mondo laicale tradizionale, quello delle associazioni storiche o di più antica data per così dire, ha fatto fatica a uscire da un processo di atrofizzazione del pensiero paralizzato da alcuni decenni di rappel à l'ordre dottrinario, le donne, sia come gruppi organizzati che come singole studiose, come leader religiose o di comunità, come esperte di una certa materia, come teologhe, sono tornate a far sentire la loro voce". Giornalista, Peloso segue da anni l'attualità vaticana - ha scritto per testate quali Vatican insider, Internazionale, Lettera43, Jesus, Linkiesta, L'Unità, La Provincia di Como, Il Secolo XIX - con un approccio non convenzionale, non limitandosi cioè, come scrive egli stesso, "a raccontare le circoscritte vicende della curia vaticana come fossero il cuore o l'unico aspetto rilevante del problema. Il giornalista che segue la Chiesa ha in fondo un grande privilegio, a patto che sappia sfruttarlo, quello di poter seguire molti fatti cruciali, crisi e problemi del proprio tempo". Il suo sguardo, marcato da una curiosità colta, conserva una distanza critica nei confronti del Vaticano, capace però - e anche la scelta della casa editrice è eloquente - di coinvolgimento e simpatia verso la storia della Chiesa cattolica. Una simpatia, non priva di appunti, che emerge in particolare nei confronti della figura di Jorge Mario Bergoglio. Il libro "Oltre il clericalismo" rientra, per così dire, nel filone del "bilancio" di pontificato: il Pontefice argentino compirà a dicembre 84 anni, e dopo otto anni il suo ministero è ormai ampiamente delineato. Come indica il titolo, per Peloso è la battaglia per spingere la Chiesa "oltre il clericalismo" il punto di raccordo dei diversi, variegati aspetti del pontificato. Peloso racconta la storia di questi otto anni esponendo la posta in gioco (Francesco "fin dal primo giorno da un doppio obiettivo: essere un leader della Chiesa del Sud del mondo, che prova a parlare a nome degli "scartati", e allo stesso tempo attuare la mission impossible di riformare la Chiesa"); analizza il metodo utilizzato dal Pontefice latino-americano (la misericordia "è un antidoto nei confronti di tutti gli inquisitori, grandi e piccoli, al servizio di un'ideologia politica o di una religione, è lo sguardo della pietà e dell'amore che supera una dottrina trasformatasi da sistema di comprensione del mondo in strumento di potere, in clericalismo appunto"); ripercorre il coagulo degli oppositori - curiali, conservatori, tradizionalisti - al riformismo bergogliano; pone il disegno papale sullo sfondo delle evoluzioni della società (la secolarizzazione, il calo delle vocazioni, lo spostamento del cattolicesimo verso l'Africa e l'Asia); e non manca di segnalare i limiti del magistero bergogliano, che, in particolare, sono emersi con il Sinodo sull'Amazzonia dell'ottobre 2019 ("Sarà il tempo - secondo l'autore - a dirci se quanto avvenuto con il Sinodo sull'Amazzonia è stato solo un passo falso, una battuta d'arresto inevitabile in un processo ormai aperto, o se siamo di fronte a un'impossibilità più profonda dell'istituzione di accettare il cambiamento"). Nel corso delle pagine, tuttavia, è la questione femminile che più sembra pulsare in un quadro tutto sommato assodato: sono le donne, appunto, che, di fronte ai nuovi spazi aperti dal papa riformista, "sono tornate a far sentire la loro voce". Non mancano, nel libro di Peloso, ricco di citazioni non scontate, voci scettiche o critiche, come quella della femminista cattolica Tina Beattie, secondo la quale "in un settore importante non è cambiato nulla di significativo e si tratta degli insegnamenti della Chiesa relativi alle incarnazioni sacramentali, sessuali e riproduttive femminili e al ruolo e alla rappresentazione delle donne nella Chiesa": "L'insegnamento cattolico rimane radicato nella convinzione che gli uomini hanno l'autorità data da Dio di esercitare controllo sui corpi delle donne, compresa l'esclusione del corpo femminile dalla capacità sacramentale di rappresentare Cristo. Una gerarchia esclusivamente maschile continua a promuovere i suoi insegnamenti sulla sessualità, l'aborto e la vita familiare senza alcun impegno pubblico con le donne". E ancora: "Francesco cerca una Chiesa il cui modello è quello dei dialogo, ma non abbiamo ancora visto alcun dialogo significativo tra la gerarchia cattolica e le donne". Il riformismo bergogliano può dunque mostrare dei limiti: d'altro canto, nota l'autore in un altro passaggio del libro, "fra le religiose che invocano il diritto di voto al sinodo, le teologhe o i gruppi femministi che reclamano il diaconato o il sacerdozio e chiedono all'istituzione di dismettere i panni di un plurisecolare maschilismo, e quanti rivogliono indietro la messa in latino, detestano il dialogo con le altre fedi e vogliono annacquare il Concilio vaticano II fino a vederlo di fatto scomparire, ci sono realmente poche possibilità d'incontro". Secondo Peloso, ad ogni modo, Francesco "si è dato l'obiettivo di condurre la 'barca di Pietro', in modo definitivio, nella stagione della modernità, portando a compimento il cambiamento iniziato con il Concilio vaticano II".