Se sull'energia nucleare è consentito, grazie anche alla Cei, il ritorno dell'"uno vale uno"

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Hp (Photo: Hp)
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Ma come, non era finita l’epoca dell’”uno vale uno”, della delegittimazione della competenza, dell’uomo della strada che si vantava esperto tuttologo senza averne i titoli, della scienza a maggioranza e a furor di popolo? E invece, nel dibattito sull’energia nucleare di nuova generazione, di cui gli esperti discutono snocciolando cifre e misurando con precisione i livelli di sicurezza, si inseriscono perentorie voci che però con la scienza hanno una dimestichezza dubbia, almeno quanto la mia, che infatti non ci capisco niente e non mi arrogo il diritto di interloquire con chi ne sa più di me.

Per esempio si alza la voce categorica del rappresentante dei vescovi che si dice fieramente contrario all’idea che si riparli di nuovo di energia nucleare. Esperto di anime? Ineccepibile. Ma di atomi che ne sa? E che c’entra un rappresentante della Chiesa, con tutto il devoto e il dovuto rispetto, con la tecnologia dei mini-reattori? Non c’entra niente. Ma mentre considereremmo un’ingiustificata intromissione di un membro di una qualsiasi religione nelle deliberazioni degli scienziati in materia di virus, pensiamo che sia del tutto normale che degli incompetenti, tra i quali, lo sottolineo, includo anche la mia persona, possano discettare di energia fossile e così via.

E del resto fu sull’onda emotiva del disastro di Chernobyl che la maggioranza degli italiani decise che l’Italia avrebbe fatto a meno dell’energia nucleare sul territorio italiano, importando quella francese subito al di là del confine. Dunque, bisogna scegliere: se non è giusto che gli incompetenti decidano sulle questioni scientifiche, non capisco perché ci sia una zona franca, quella dell’energia nucleare, in cui ciascuno si senta in diritto di dire la sua. Non si diceva che la scienza non può essere democratica?

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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