Se Trump lascia a Biden i panni del cowboy (di Gaetano Vaudo)

Giulia Belardelli
·Giornalista, HuffPost
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(Photo: Drew Angerer via Getty Images)
(Photo: Drew Angerer via Getty Images)

(di Gaetano Vaudo, docente di Public Speaking all’Università Cattolica del Sacro Cuore, regista e consulente Newton Spa)

“I will take care of this, I’ll end this…” dice un determinato Joe Biden guardando direttamente negli occhi i milioni di americani in ascolto nei primi minuti del secondo e ultimo dibattito pre-elettorale per la presidenza degli Stati Uniti. L’argomento affrontato in questa prima fase del colloquio è la crisi scatenata dal Covid. I temi sono, dunque, la malattia, la morte. Due concetti con cui chiunque di noi fa fatica a relazionarsi, ma che mettono specialmente in risalto il sapore di inadeguatezza che lascia in bocca questo secondo match a chi lo osserva da oltre oceano.

Pensiamo a noi Italiani. Non siamo abituati a vedere Conte arrivare in conferenza stampa e usare il pronome “Io” quando si parla di Covid. Soprattutto non siamo abituati a sentirlo dire che LUI porrà fine alla crisi. La politica italiana ci ha abituato all’uso di un più prudente “Noi”, ogni volta che si parla di decisioni delicate da prendere, ogni volta che si parla di vita e di morte, ogni volta che si discute di cose più grandi del singolo individuo. Vado in internet e prendo a caso il discorso fatto da Conte il 7 ottobre sulle nuove misure anti covid. Il discorso è colmo di “abbiamo approvato”, “abbiamo ritenuto”, “abbiamo introdotto”.

Il dibattito di ieri sera tra i due potenziali presidenti era pieno di “Io”, sempre e comunque, in piena coerenza con l’irrinunciabile individualismo americano e con l’illusione che un qualche superuomo possa togliere a tutti le castagne dal fuoco. L’uso ossessivo della personalizzazione raggiunge momenti involontariamente comici quando Trump dice “Non è colpa mia e non è colpa di Joe se è arrivato qui (il coronavirus), è colpa della Cina”. L’importante per la comunicazione americana è che si abbia ben chiaro chi siano i buoni e i cattivi. Lo vediamo ogni volta che andiamo al cinema a vedere un film di Hollywood, lo sappiamo da quando da piccoli guardavamo film su cowboy e indiani e lo sappiamo a maggior ragione adesso che osserviamo i due potenziali presidenti dibattere.

Ci sono Trump, Biden e la Cina, chi tra queste tre persone è responsabile del disastro coronavirus? La persona Cina. È proprio su questa gestione della personalizzazione che a mio avviso ieri Biden ha vinto il match, stavolta molto civile rispetto al primo, tra i due candidati. Trump si è trovato spiazzato dalle nuove regole al dibattito che avrebbero impedito ai due di interrompersi l’un l’altro e, mentre durante il primo incontro lo avevamo visto essere a proprio agio usando il “tu” come un’arma letale e il dito indice come una pistola da cowboy puntata contro l’avversario, stavolta il tu viene sostituito dal “lui”, perché Trump ha parlato tutto il tempo alla moderatrice Kristen Welker e ha parlato di Biden in terza persona. Ciò ha fatto sì che il personaggio da Trump sempre incarnato e così efficace per i suoi elettori, l’uomo che si è fatto da sé, il duro, il John Wayne dei giorni nostri che non nasconde le sue responsabilità dietro a un dito, ben gestito nel primo dibattito, venisse parzialmente neutralizzato da questo nuovo modo di interloquire, più indiretto, più da gentleman che da cowboy.

Questo ha favorito chi l’immagine da cowboy non ce l’ha, Joe Biden, che in questa occasione ha potuto far emergere maggiormente la tecnica da esperto public speaker politico. Se apparentemente, infatti, anche Biden parlava con la Welker, usando il “lui” per parlare di Trump, il suo sguardo era, in tutti i momenti della verità, sempre rivolto direttamente agli elettori attraverso la telecamera, bucando lo schermo, dando forza e determinazione alle sue parole. In altre parole, con quello sguardo tutto determinazione, Biden si è impossessato del ruolo che avrebbe dovuto ricoprire Trump, quello del duro, dallo sguardo di ghiaccio, diretto al bersaglio e ha convinto più del Presidente.

“I will take care of this, I’ll end this…”: sembra proprio che Biden ci creda ed è questo, al di là di ogni altra considerazione, che porterà molti americani a votarlo.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.