"Se Trump vende cara la pelle". Il punto critico di Corrado Formigli

Di Corrado Formigli
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Photo credit: Getty Images
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From ELLE

Forse si è dimenticato di rinnovare la tinta, forse ha voluto ancora una volta far parlare di sé. Donald Trump coi capelli bianchi e non più arancioni non intende lasciare il passo al nuovo presidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden. Non che vi sia più dubbio alcuno su chi sarà, a gennaio, il nuovo inquilino della Casa Bianca. Ma non pronunciare il discorso di concessione della vittoria ha un significato ben preciso: stravolgere le regole della democrazia basate su consuetudini radicate, fatti che accadono senza bisogno di essere scritti e codificati.

Biden ha vinto largo, con la stessa proporzione con cui The Donald sconfisse Hillary Clinton nel 2016. Tuttavia Trump sa che la campagna elettorale non è ancora finita. A gennaio, in quella Georgia che da molti anni era saldamente in mano repubblicana ed è diventata adesso democratica - segnatevi il nome di Stacey Abrams, attivista e parlamentare nera e indomita - ci saranno i ballottaggi per assegnare gli ultimi due seggi al Senato: un voto decisivo per dare o meno la maggioranza parlamentare al partito di Biden. Solo con quei due seggi in ballo il neopresidente potrà mettere in cantiere le sue riforme più serie, dalle tasse all’immigrazione, e varare un governo con Bernie Sanders e Elisabeth Warren ministri, pagando pegno così alle istanze più di sinistra del suo partito.

In caso contrario, avremo la cosiddetta “anatra zoppa”, un presidente senza maggioranza al Congresso e costretto a mediare con i repubblicani ancora saldamente nelle mani di Trump. E Biden sarà rosolato a fuoco lento dall’ala socialista dei democratici. Questo The Donald lo sa bene. Perciò non concede la vittoria, sacrificando lealtà e rispetto delle regole al suo tornaconto. E il Gop, il Grand Old Party che lo sostiene, segue a ruota, con poche eccezioni. D’altronde, se Trump non terrà in mano il partito e lo scettro dell’opposizione in vista della prossima sfida presidenziale fra quattro anni, visti i conti in sospeso col fisco rischierà processi e bancarotta. Mettersi di traverso a Biden serve dunque soprattutto a questo, a vendere cara la pelle alla magistratura che lo prenderà di mira. E ribadire al mondo che l’America non si è ancora sbarazzata di lui.