Se un padre non c'è, si passa la vita a cercarlo: storia di Fabio e Domenico Modugno

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Hp (Photo: Hp)
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In un’epoca in cui la figura del padre sembra eclissarsi e svanire, solo chi non ce l’ha avverte con sofferenza acuta il dramma di un padre che non c’è. Fabio Modugno si mette a nudo in “Fratellastri” (Mondadori) dove si racconta come un’epopea personale, come un cammino accidentato nel dolore, come ha “scoperto di essere il figlio di Domenico Modugno”.

La foto che lo ritrae sulla copertina del libro non lascia spazio ad alcun dubbio: Fabio e Domenico Modugno sono identici come due gocce d’acqua. Ma per acquisire anche dal punto di vista giudiziario questa auto-evidente verità, Fabio ha dovuto infrangere la barriera dell’ipocrisia costruita dalla madre che non poteva ammettere di aver avuto un figlio da un uomo famoso con cui non era sposata, e da un padre famoso che non poteva ammettere di aver avuto un figlio da un a donna che non era sua moglie. Dramma dell’ipocrisia reso ancor più doloroso dal fatto che Fabio era, ignaro della verità il più caro amico di Marcello, che di Domenico Modugno era un figlio riconosciuto, ignaro che il suo migliore amico fosse un fratellastro, appunto.

E certo: la crisi del padre, l’evanescenza del padre, l’incapacità di essere padri in un’epoca che ne ha stravolto il ruolo e l’immagine, il padre assente che non c’è più, umiliato, scaraventato ai margini dell’immaginario sociale, pateticamente aggrappato a un’autorevolezza perduta. Certo, ma quando il padre non ce l’hai, come Fabio, si piange amaramente la sua mancanza. Quando hai un padre, puoi simbolicamente ucciderlo, farlo a pezzi, immaginarti baldanzoso parricida. Se invece ti manca, passi la tua vita a metterti nelle sue tracce, a cercarlo, a volerlo, a scoprirlo, specie se è un padre famoso. Ma anche se non lo è.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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