Se Vaticano è primo Stato del mondo a completare le vaccinazioni

Red
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Image from askanews web site
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Città del Vaticano, 12 feb. (askanews) - Gli attriti dell'Unione europea con le case farmaceutiche, l'impegno di Joe Biden a recuperare velocemente il ritardo ereditato da Donald Trump negli Stati Uniti, la corsa di Regno Unito, Emirati Arabi Uniti, e, primo di tutti, Israele: la campagna vaccinale procede in modo diseguale in tutto il mondo, la classifica viene monitorata costantemente, ma il primato potrebbe essere conquistato, alla fine, dal più piccolo Stato del mondo: il Vaticano.

Ovviamente si tratta di un primato simbolico, essendo ridotta, appunto, la dimensione dello Stato pontificio. Che, però, si è mosso con tempestività. A ricevere il vaccino - non obbligatorio - sono i cittadini (gli ultimi dati ufficiali del febbraio 2019 hanno registrato 618 persone, delle quali solo 246 abitanti), gli abitanti (453, cittadini e non), e soprattutto i dipendenti (poco meno di 5mila), ma anche i familiari che godono dell'assistenza del Fas (Fondo assistenza sanitaria) e i pensionati. In tutto si viaggia su cifre che superano le 7mila unità.

Il Vaticano ha ricevuto, come l'Italia, la fornitura di vaccini Pfizer BioNTech, conservati in frigorifero, che prevedono la somministrazione di due dosi, la seconda 21 giorni dopo la prima.

Lo Stato pontificio ha iniziato le vaccinazioni il 13 gennaio, e tra i primi ad essere inoculato c'è stato Papa Francesco, 84 anni, che il 3 febbraio si è sottoposto al richiamo. Anche il papa emerito Benedetto XVI, 93 anni, è stato vaccinato. Le vaccinazioni, facendo un calcolo a partire dal ritmo di persone vaccinate in queste prime settimane, dovrebbero andare avanti per almeno altre quattro settimane. E a quel punto - orientativamente prima metà di marzo - il Vaticano diventerebbe il primo Stato del mondo ad aver completato la campagna vaccinale.

Altra, ovviamente, la questione dell'immunità di gregge: il piccolo Stato pontificio, infatti, non è una bolla ma vive immerso nella città di Roma, crocevia - pandemia permettendo - di sacerdoti, religiosi, vescovi da tutto il mondo, nonché, quando riprenderà in pieno, turisti di ogni paese.

Oltre alle persone previste sin dall'inizio, nel corso del tempo vi sono state due piccole aggiunte al piano vaccinale: quando è stato confermato il viaggio del Papa in Iraq (5-8 marzo), infatti, i circa 70 giornalisti che seguiranno Francesco sul volo papale sono stati sottoposti a vaccinazione. Jorge Mario Bergoglio, inoltre, ha voluto che nella stazione medica approntata nell'aula delle udienze venisse somministrato il vaccino anche ad un primo gruppo di circa 25 senza fissa dimora ospitati stabilmente dalle strutture di assistenza e residenza dell'Elemosineria Apostolica.

Un piccolo gesto simbolico, che però esprime l'auspicio papale di una vaccinazione inclusiva. "Esorto pertanto tutti gli Stati a contribuire attivamente alle iniziative internazionali volte ad assicurare una distribuzione equa dei vaccini, non secondo criteri puramente economici, ma tenendo conto delle necessità di tutti, specialmente di quelle delle popolazioni più bisognose", ha detto il Papa nell'udienza di inizio anno al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Un concetto elaborato dal cardinale Peter Turkson, Prefetto del dicastero vaticano per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che ha esplicitamente espresso la speranza che "la ricerca del vaccino possa procedere in tandem con la sospensione della proprietà intellettuale per consentire non solo a certe case farmaceutiche ma alle case farmaceutiche nel mondo di superare la pandemia".