Sea Watch, amb. Mattiolo: serve politica Ue su migranti economici

Sea Watch, amb. Mattiolo: serve politica Ue su migranti economici

Roma, 26 lug. (askanews) – L’episodio di salvataggio in mare di un gruppo di migranti che ha coinvolto la nave Sea Watch e la sua capitana Carola Rackete il 12 giugno scorso “ha molto aumentato la consapevolezza che l’Unione europea non ha una politica migratoria”. “Devo dire che l’episodio ha alzato ancora di più l’attenzione sul problema migratorio. E secondo me, al di là della sua drammaticità e delle difficoltà che può avere anche creato, ha molto aumentato la consapevolezza che l’Unione europea non ha una politica migratoria. Ha una politica per gestire i richiedenti asilo, che si chiama Dublino”, ha commentato l’ambasciatore italiano a Berlino, Luigi Mattiolo, in un’intervista a margine della XIII Conferenza degli ambasciatori, che si è chiusa alla Farnesina.

Secondo il diplomatico italiano, “è veramente tempo di dotarsi di strumenti per gestire i flussi di migranti economici che comunque rappresentano per tutti, per l’Italia, per la Germania, per la Spagna, il 90 e più per cento dei flussi in arrivo”. “Di conseguenza”, ha aggiunto Mattiolo, “credo che da questo episodio drammatico possa scaturire nella nuova legislatura europea, sicuramente anche con il contributo della Germania, un lavoro serio su questo terreno”.

Ricordando la “grossissima eco sulla stampa” e la “risonanza” presso “l’opinione pubblica, in Germania, in Italia e in Europa”, l’ambasciatore italiano a Berlino ha notato che l’episodio della Sea Watch è stato interpretato in Germania “con due chiavi di lettura abbastanza distinte”: da una parte, ha argomentato, si è insistito su “un imperativo da tutti condiviso, e ovviamente anche dall’Italia”: l’imperativo del salvataggio e della salvaguardia delle vite umane”. Dall’altra, “al di là di questo, che è fondamentale”, “l’atteggiamento di moltissimi commentatori tedeschi nei confronti di quanto accaduto è stato comunque ispirato alla necessità di rispettare le leggi e i regolamenti”.

Dunque, ha commentato Mattiolo, “questa idea che è un po’ passata come messaggio, che un imperativo etico fondamentale possa essere anche però la base di una violazione di norme per un ingresso nei paesi, non è qualcosa che il pubblico tedesco, soprattutto in un Paese dove il valore della legalità è veramente pregnante, abbia condiviso”.