Il pm di Agrigento sequestra la Sea Watch e fa sbarcare i migranti

Giacomo Galanti

Nel caos istituzionale è la magistratura a decidere il primo destino dei migranti della Sea Watch, sequestrando la nave e portando tutti a Lampedusa. Una scena surreale, con il ministro dell’Interno Matteo Salvini che dopo aver affermato per tutta la giornata che i porti sarebbero rimasti chiusi, che la Sea Watch è “una nave fuorilegge” e che “col piffero” sarebbe sceso qualcuno in terra italiana, assiste in diretta tv a Non è l’Arena su La7 alle motovedette che portano i 47 migranti a terra. E sbotta: “Io non li ho autorizzati, è grave! Denuncerò chi è stato a farli scendere, anche i pm”. 

Il balletto di Governo si arricchisce anche della telefonata di Rocco Casalino a Massimo Giletti per chiarire che nessun ministro del M5S ha aperto i
porti. E Salvini che insiste: “Qualcuno l’ordine lo avrà dato. Questo qualcuno ne dovrà rispondere”, dice. “Chiunque sia stato ne risponderà davanti agli italiani”. E prosegue con Danilo Toninelli che reagisce a Salvini: “Se ha qualcosa da dirmi, me la dica in faccia. Non parli a sproposito del sottoscritto in Tv. Magari il ministro dell’Interno si informi prima di parlare. E trovi soluzioni vere sui rimpatri, non ancora avviati da quando è il responsabile della sicurezza nazionale”.

Chi è stato a decidere ha nome e cognome: si tratta del pm di Agrigento, Luigi Patronaggio, intervenuto per sbloccare una impasse indecorosa sulla Sea Watch ferma al largo di Lampedusa. Uno stallo che era proseguito anche dinanzi all’offerta delle chiese protestanti di prendere in carico le persone a bordo. 

 

Intanto la ong esulta: “Missione umanitaria compiuta”.  A sbloccare la situazione della Sea Watch è stata l’ultima comunicazione del comandante Arturo Centore, che a Guardia Costiera e Gdf ha fatto sapere che se entro le 21 non avesse ottenuto l’autorizzazione allo sbarco, avrebbe tolto l’ancora e sarebbe entrato in porto di sua iniziativa. “I naufraghi - ha spiegato la portavoce di Sea...

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