Sea Watch, le chiese protestanti mandano in tilt il Governo

Pietro Salvatori

“Adesso è Cesare a impugnare e brandire quello che è di Dio”. Ancora non si è affievolito l’eco del monito di padre Spadaro, gesuita vicinissimo a papa Francesco, sul rosario tra le mani di Matteo Salvini sul palco sovranista di Milano, che ecco un altro cortocircuito scuote la cristianità e il roboante ministro dell’Interno.

“Mettiamo a disposizione le nostre strutture e quelle delle chiese sorelle d’Europa per accogliere i migranti della Sea Watch”. Il pastore Luca Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche Italia ha teso la mano e offerto una soluzione per sbloccare l’empasse sulla nave che da giorni stanzia a un passo dalle acque territoriali italiane, una quarantina di migranti a bordo. La stessa via d’uscita che offrì la Cei per la Diciotti, consentendo insieme lo sbarco e la possibilità al segretario della Lega che nessuna persona avrebbe gravato sui contribuenti italiani.

Eppure la situazione si è ulteriormente incartata. Perché secondo fonti qualificate consultate da Huffpost, la risposta del Viminale non sarebbe stata positiva: “Chiedete a Conte”. Un gioco allo scaricabarile su chi deve assumersi la responsabilità di sbloccare una vicenda in una fase di stallo assoluto. “Sono in contatto con il premier - ha spiegato Di Maio - prima di farli sbarcare dobbiamo avere la certezza della redistribuzione”. Una posizione ufficiale che si mantiene in linea con quella tenuta in tutte le altre situazioni di crisi. Ma dalla war room 5 stelle trapela l’irritazione per il mancato assenso di Salvini alla proposta delle Chiese evangeliche. Il sospetto è che si voglia scaricare su Palazzo Chigi la decisione, salvo poi avere buon gioco per attaccarla ad uso elettorale. “Fosse per il ministro dell’Interno - spiega una fonte di governo - la nave rimarrebbe lì fino al giorno delle elezioni”. Un’iperbole, ma nemmeno troppo dopo il “costi quel che costi il barcone non attracca e gli immigrati non scendono”...

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