Secondo il docente ciò che preoccupa è la "crescita dei ricoverati a media intensità che rischiano di bloccare l'attività ordinaria"

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coronavirus numeri terapie intensive
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Il professor Carlo La Vecchia, docente di Statistica medica ed epidemiologica all’Università Statale di Milano, in merito ai numeri del Covid, ha parlato di un Rt in miglioramento ma “non abbastanza perché si debba abbassare la guardia”. “I dati fotografano la prima parte di ottobre, poi è vero che la salita è stata diversa“. Lo ha dichiarato in un’intervista a Il Sole 24 Ore, replicando all’obiezione se i dati che hanno portato la regione in “zona rossa” siano aggiornati e fotografino effettivamente la realtà.

Covid, La Vecchia su l’Rt

Secondo il docente “si tratta comunque di una combinazione di 21 parametri che vengono rilevati con questa modalità, sono aggiornati settimanalmente come sempre, contestarli ora non ha molto senso. Inoltre va precisato che i dati in una malattia come il Covid non vanno presi giorno per giorno, meglio guardare l’andamento”.

Su l’Rt dice: “Parlerei nel complesso di un livellamento. Il virus cresce meno. L’Rt è migliorato” tanto che “i ricoveri in terapia intensiva crescono meno, la soglia di allarme si allontana”. Tuttavia, “il contagio è molto diffuso. Non darei ormai grande importanza a questo dato, quanto invece alla crescita dei ricoverati a media intensità, che oggi rischiano di bloccare l’attività ordinaria e per i quali andrebbe trovata un’altra soluzione, come ricoverarli in piccoli ospedali o strutture alternative. Vanno trovati, per alleggerire la pressione all’interno del sistema sanitario”.

Alla domanda se la flessione della crescita sia merito del Dpcm del 26 ottobre, il professore replica: “Difficile dirlo, può essere quello o anche la maggiore sensibilizzazione sociale”. E sul fatto che la Lombardia meriti di esser stata catalogata “zona rossa“, La Vecchia precisa: “Questa è una decisione politica. O su cui devono esprimersi sociologi e economisti. Dal punto di vista sanitario, se si riducono i contatti il virus si propaga meno, e questo serve ad alleggerire il sovraccarico di lavoro dei medici. Posso però precisare che ha poco senso per Bergamo e Brescia, dove il virus circola meno, o dove probabilmente hanno imparato a gestirlo da marzo“.