Secondo l’ipotesi accusatoria i compensi per una produzione-spot su Firenze meritano una verifica

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Matteo Renzi
Matteo Renzi

Matteo Renzi e il manager Lucio Presta sarebbero indagati per finanziamento illecito dalla Procura della Repubblica di Roma che, secondo un’anticipazione del quotidiano Domani, avrebbe censito in atti anche il famoso manager dello spettacolo. Perché? Perché i bonifici di Presta a Renzi del documentario “Firenze secondo me”, roba da rockstar a considerare il rapporto fra prodotto e importo, potrebbero nascondere un “calderone” di finanziamento illecito e false fatturazioni, tanto che già nel 2109 quelle transazioni vennero censite in un report dell’antiriciclaggio. Attenzione, si tratta di atti preliminarissimi con verifica di procedibilità e della cui esistenza parla fonte giornalistica.

Renzi e Lucio Presta indagati per finanziamento illecito: quel documentario “sospetto”

A fare la tara alle dovute garanzie comunque, il fascicolo aperto contro Presta, il figlio di quest’ultimo e il Leader di Italia Viva presuppone l’analisi dei rapporti che intercorsero fra i tre all’epoca della distribuzione di “Firenze secondo me”. Il documentario venne prodotto dalla Arcobaleno Tre, presso la cui sede qualche giorno fa si erano recati gli uomini della Guardia di Finanza per acquisire documentazione probatoria. Si tratta della società il cui 15% è di Niccolò Presta, figlio di Lucio. E il contratto di quel documentario che sfocio nel cachet alla “Ben Hur” per per Matteo Renzi è passato agli atti del fascicolo.

Indagine per finanziamento illecito di Procura e GdF su Matteo Renzi e Lucio Presta: il super cachet

Quel lavoro, secondo una ricostruzione de L’Espresso, avrebbe fruttato a Renzi 454mila euro e Discovery pagò invece a Presta 20mila euro. E la polpa procedurale del fascicolo aperto punta a verificare se quei compensi non siano uno varco costruito per nascondere finanziamento illecito. Ma perché quel compenso potrebbe essere un nascondiglio di soldi illeciti? Perché già all’epoca la somma venne considerata “fuori mercato”, cioè troppo alta per un documentario, a considerare che gente come Alberto Angela aveva cachet marcatamente inferiori e che la stessa somma di 20mila euro pagata da Discovery a Presta sostanziava nell’ambito dello stesso prodotto un ridimensionamento nettissimo del valore-mercato del docufilm. Cioè: perché una mega società come Discovery pagò a Presta 20mila e Presta per lo stesso prodotto bonificò a Renzi quasi mezzo milione? In che esatto momento il valore del documentario prese quell’impennaggio tariffario così evidente?

Renzi e Lucio Presta indagati a Roma per finanziamento illecito: il nodo delle fatture

C’è poi la questione della fatturazione in questa vicenda giudizaria che vede Renzi uscire come persona censita in atti dall’ambito fiorentino: Arcobaleno avrebbe fatturato soli 1000 euro, non ancora pagati, a fronte di un “Leviatano” di produzione costato quasi mezzo milione e che non avrebbe prodotto incassi. Da quella vicenda a suo tempo nacque l’indagine fiorentina sempre su Renzi poi archiviata per i famosi 700mila euro ricevuti in prestito dalla famiglia Maestrelli per l’acquisto della villa di Firenze. Insomma, il senso è che a fronte di un pagamento spropositato a Renzi da parte di Presta la Procura vuone infilare piede, occhi e mani della Pg in quel “varco milionario” per vedere a cosa siano serviti quei soldi. Dal canto suo Renzi a suo tempo fu lapidario, affermando che non era affar suo se se Presta voleva pagarlo “come una star del cinema al pari di Benigni o Giancarlo Giannini”.

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