Secondo Massimo D'Alema non c'è alternativa al governo Conte

Alberto Ferrigolo
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AGI - “A sinistra c'è vita” ma bisogna fare “un partito novo”. Lo sostiene l'ex premier Massimo D'Alema, che oggi presiede l'Advisory Board di Ernst Young, società di consulenza globale, ed è anche consulente dei think tank organizzati intorno alla Silk Road Initiative del governo cinese, ed è molto assiduo a Pechino, che in un colloquio con il Corriere della Sera spiega: “Il Pd era nato con la vocazione maggioritaria; ma non solo non ha raggiunto il 50%, è anche lontano da quel 30% di italiani che si riconoscono nella sinistra.

Le formazioni che se ne sono staccate, compresa quella che per ragioni morali ho contribuito a fondare, hanno anch'esse fallito il loro obiettivo politico” perciò ora “serve una forza nuova, una vera e propria associazione politica”. E che soprattutto abbia “degli iscritti, non dico i milioni di un tempo, ma cento, duecentomila persone che possano volersi iscrivere a un partito, abbiano il potere di decidere e non deleghino ai meccanismi casuali delle primarie la selezione della classe dirigente”. In più, questa nuova formazione, “dovrebbe avere una ideologia”.

Secondo D'Alema si tratta infatti di avere “una visione del mondo, un insieme di valori e un'idea del futuro” in quanto la destra mondiale “è rinata su basi ideologiche: la terra, i confini, la nazione, la religione, l'identità”. E allora, “come può vivere la sinistra senza idee-guida?”, si chiede l'ex premier ed ex dirigente Pd.

Perché “non bastano – afferma – i programmi per appassionare le persone. E senza partiti non c'è classe dirigente”. Poi spiega che in Francia la classe dirigente “la produce lo Stato; ma l'Italia, dopo la morte dei partiti, la famigerata casta, si è afflosciata come un corpo senza più ossatura.

Oggi gli strati alti della società si tengono lontani dalla politica, e quelli popolari ne sono esclusi e respinti. Rischiamo di regalarne il monopolio a una classe di déraciné”, avverte D'Alema, che affronta ance il tema del sistema elettorale, che il Pd indica alla tedesca: “È giusto, è l'opposto dell'idea di bipartitismo per cui era nato. Se però indichi una soglia di ingresso del 5% ai tuoi potenziali alleati, da Speranza a Renzi, da Calenda a Bonino ai Verdi, che sono tutti intorno o sotto il 3%, senza dar loro nel contempo una prospettiva politica comune su cui convergere, rischi anche di destabilizzare il governo”.

E su quest'ultimo, guidato dal Giuseppe Conte, D'Alema dice: “È senza alternative”. Poi aggiunge: “Non ho detto che è il migliore, ho detto che è senza alternative. Certo, se la destra fosse più matura, se riconoscesse che il Covid è una tragedia ben peggiore di quanto aveva predetto, e che l'Europa è oggi per noi la soluzione e non il problema, e si proponesse per un governo di più ampie intese, si potrebbero seguire altre strade. Ma la destra italiana non ha oggi questa maturità”.

E i 5 Stelle? Anche loro, come già la Lega, possono essere considerati una “costola della sinistra”, chiede il Corriere all'ex premier, che risponde in questo modo: “Beh, quando prendono tre/quattro milioni di voti alla sinistra e vincono al Sud sulla base di un programma di redistribuzione del reddito, di destra non sembrano”.