“Security” la paura è un’ossessione nel microcosmo di Chelsom

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Roma, 5 giu. (askanews) – La paura, l’ossessione per la sicurezza, la diffidenza verso l’altro, sono i temi al centro di “Security”, tratto dall’omonimo romanzo dell’autore de “Il capitale umano” Stephen Amidon, in prima assoluta dal 7 giugno su Sky Cinema e Now. Il film è diretto dal regista di “Serendipity” e “Shall we dance?” Peter Chelsom, che ha portato la storia in una Forte dei Marmi invernale e notturna, lavorando con un cast tutto italiano, formato da Marco D’Amore, Maya Sansa, Silvio Muccino, Valeria Bilello, Ludovica Martino, Tommaso Ragno, Fabrizio Bentivoglio, Beatrice Grannò e Giulio Pranno. Il regista spiega: “Ero un fan de Il capitale umano, e questa storia mi sembrava come un membro della stessa famiglia. Come Il capitale umano ha fatto la domanda ‘quale è il prezzo di una vita?’, questa storia fa la domanda ‘quale è il prezzo della sicurezza?.

Forte dei Marmi è un microcosmo in realtà tranquillo, con ville custodite da telecamere di sicurezza. In questo isolamento in cui si vive fuori dalla stagione turistica, le paure sono più percepite che reali, e su queste soffia l’aspirante sindaco interpretata da Maya Sansa, mentre il marito, l’addetto alla sicurezza di molte di quelle case interpretato da D’Amore, scaverà a fondo per scoprire una verità nascosta. “Il prezzo di questa sicurezza di cui parla Peter è un tema un po’ subdolo, nascosto, non sta solo nella superficie delle cose, cioè in queste fortezze che si costruiscono nelle abitazioni per difendersi da chi, da cosa? Sta anche nella sicurezza in cui forse si vorrebbe vivere la vita, l’amore, la famiglia”.

La paura segna e guida le azioni dei personaggi di questo thriller, segnati tutti da una certa ambiguità, e Maya Sansa dice: “Più che guidare le azioni è inibente la paura forse, in un certo senso. Reagiamo a questo essere congelati dalla paura e diventiamo aggressivi”. Silvio Muccino è anche cosceneggiatore del film: “Siamo in questo momento storico in cui abbiamo paura proprio anche degli altri. La paura è diventata la paura e il motore secondo me di tutte le nostre vite. Credo che questo film abbia però in qualche modo il merito di fare luce sulla possibilità di uscire da questo cono”.

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