I seggi parigini come barricate per fermare Le Pen

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Xose Bouzas / Hans Lucas / Hans Lucas via AFP

AGI - Parigi, la Ville Lumiere, corre ai ripari: in molti voteranno Macron per far fronte all'avanza di Marine Le Pen. Una città dove il capo dello Stato al primo turno ha terminato in testa con il 35,4 per cento dei consensi, al contrario della candidata di estrema destra che nella capitale ha raccolto solo il 5,54 per cento dei sostegni e che, invece, ha un bacino di voti molto ampio nelle aree più decentrate del Paese, specie nel nord-est.

L'AGI ha raccolto le testimonianze di alcuni elettori fuori dalle scuole del terzo arrondissement, nel cuore di Parigi. La sensazione è che, di fronte al bivio Macron - Le Pen, l'obiettivo dei parigini sia fermare di nuovo il Rassemblement national, costi quel che costi.

"Non ho avuto nessun dubbio, sin dal primo turno. Per me questa elezione è stata da subito una scelta tra l'estrema destra e l'alternativa. Ecco perché ho votato Macron anche il 10 aprile", dichiara ad esempio Cedrine, 25 anni. L'amica Marie, 26 anni, rimane sulla stessa linea: "Bisogna sbarrare la strada all'estrema destra. E anche se io al primo turno ho votato Melenchon perché è il candidato da cui mi sento meglio rappresentata, in questo caso ho dovuto votare Macron. Ma il mio non è un voto di sostegno, è un voto contro qualcuno".

"Non è stata assolutamente una scelta difficile, perché la priorità è che l'estrema destra non vada al potere. Macron non è il mio candidato ideale, ma non voglio provare cosa vuol dire avere Le Pen come presidente", spiega Julie, 53 anni. Con lei sua figlia Elisa, 18 anni, che si è recata per la prima volta alle urne lo scorso 10 aprile. "Anche io non ho avuto difficoltà. Al primo turno ho scelto un altro candidato, ma adesso non ho scelta. In gioco c'è il mio futuro", afferma la ragazza.

Francois, che di anni ne ha 90, sostiene invece il capo dell'Eliseo da tempo. "Macron è una figura politica che mi piace e che stimo. L'ho sempre votato e l'ho fatto anche stavolta perché ne va dell'avvenire e dell'equilibrio del Paese in rapporto agli altri stati europei".

Per Juliette, 29 anni, "la posta in gioco è il futuro della Francia. Per questo la prima cosa da fare è bloccare il Fronte nazionale, anche se per me il grande soggetto di questa elezione era l'ambiente, infatti al primo turno ho dato il mio voto a Yannick Jadot". Il suo fidanzato Raphael, 32 anni, che l'ha accompagnata al seggio ma è residente nel 15esimo arrondissement, è dello stesso parere: "La mia è una scelta controcuore. Ho sostenuto Macron nonostante non ne sia fan, soprattutto per le misure da lui adottate in contrasto alla pandemia da Covid-19. Era l'unica cosa da fare, ma al primo round la mia scelta è ricaduta su Melenchon, l'unico candidato di sinistra che aveva speranza di vincere".

C'è anche chi lo scorso 10 aprile ha preferito astenersi, ma stavolta ha deciso di recarsi alle urne. Come Marie, 57 anni. "Non c'è nessun candidato che mi piace davvero, ecco perché sono rimasta a casa inizialmente. Ma questa volta era necessario votare per bloccare l'estrema destra", spiega la donna.

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