Segre ai ragazzi: "Siete forti, reagite ai bulli"

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Non siate legati alle cose materiali, trovate sempre il tempo per volere bene e, soprattutto, siate consapevoli di essere non forti, ma fortissimi. E’ l’insegnamento che la senatrice a vita Liliana Segre ha voluto lasciare agli oltre 2mila studenti, per lo più adolescenti e preadolescenti, che hanno ascoltato la sua testimonianza sulla Shoah al Teatro Arcimboldi di Milano, in occasione della Giornata della Memoria (VIDEO). Il monito vale per tutti, anche per i loro genitori: "Basta con questa storia dell’adolescenza che deve essere protetta. Ragazzi, voi siete fortissimi, non state chiusi in una teca. Siete più forti dei vostri genitori e siate forti voi per loro, voi siete fortissimi e portatori della vita" è l’esortazione della senatrice. Lei che, internata all’età di 13 anni ad Auschwitz, ha perso il papà ed è riuscita a sopravvivere nella disumanità del campo di concentramento, diventando "la donna libera e di pace" che è adesso e che, dice, avrebbe voglia di vivere ancora tanti anni, nonostante i suoi 90, e "nonostante gli odiatori, che mi augurano la morte ogni giorno".   

Nel ripercorrere i giorni della prigionia, Segre identifica i ‘bulli’ di oggi con i ‘bulli’ di allora, quelli che semplicemente ad Auschwitz erano convinti della loro superiorità rispetto agli ebrei e si comportavano di conseguenza. Non c’è molta differenza, secondo la senatrice: "Quelli di Auschwitz erano i bulli di allora" dice ai ragazzi, raccomandando loro di "denunciare e compatire" i bulli di oggi.   

"A Birkenau - racconta - non c’erano gli odiatori da tastiera di oggi, c’erano i veri professionisti dell’odio. Hitler non era un pazzo, era un uomo molto intelligente e chissà cosa avrebbe potuto fare se non avesse perso la guerra". Così, nei campi, tra le guardie naziste e i capò, "non c’erano pazzi, c’erano uomini normali che si ritenevano superiori, erano grandi odiatori verso coloro che ritenevano inferiori. Così sono i bulli, che bisogna compiangere: è il bullo - sottolinea - che va curato, non la vittima, che deve essere coraggiosa e denunciare, mentre gli altri non devono essere indifferenti e stare con il bullo perché sembra il più forte".  

Poi parla di compatimento e "pietà" verso gli sconosciuti, che bisognerebbe vivere ogni giorno: gli unici ad avergliela dimostrata, racconta ancora, sono stati i detenuti del carcere di San Vittore prima che fosse spedita sui vagoni bestiame diretti in Polonia. Né, dice ai ragazzi, bisogna dare per scontata la libertà, anche da giovani: "Bisogna scegliere la libertà, battersi per poterla scegliere. La prima è la libertà di pensiero: al campo, il mio corpo era prigioniero ma la mia mente volava via da quelli che mi tenevano prigioniera. Così dovete essere voi: non come quello che grida più forte, ma liberi di pensare con la vostra testa".  

MINISTRO AZZOLINA - Con Segre anche la ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, che dice ai giovani studenti presenti all’iniziativa di non sottovalutare l’odio sui social: "Ai giovani dico, non sottovalutate mai la potenza dell’odio, fate delle parole che ascoltate oggi un faro e una guida".  

"Il flusso delle informazioni oggi è veloce, ma oggi ascoltate ed elaborate: l'odio riemerge quando si usa ogni giorno un linguaggio aggressivo, anche sui social. Come ministero - conclude - saremo al vostro fianco per fare di voi cittadini attivi, consapevoli e rispettosi".