##Segre all'Europarlamento: sono stanca di ricordare, ma devo -2-

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Bruxelles, 29 gen. (askanews) - "Noi non volevamo morire, noi eravamo pazzamente attaccati alla vita, qualunque fosse, per cui una gamba davanti all'altra, continuavamo a buttarci sui letamai, mangiare qualunque schifezza, qualunque cosa, mangiare la neve quando non era sporcata dal sangue e a non domandarci più nient'altro che andare avanti, camminare, camminare, camminare. Era il male altrui; le finestre erano chiuse".

"Traversammo all'inizio Polonia, Alta Slesia, poi fu Germania. E quando mesi dopo, dopo aver passato altri lager, altri orrori, altri mali, Ravensbrück, un Jugendlager che si chiamava così perché in effetti eravamo giovani; ma noi eravamo vecchie, senza sesso, senza età senza seno, senza mestruazioni, senza mutande: non si deve aver paura delle parole, perché è così che si toglie e la dignità a una donna, è così".

"Abituate a sopravvivere, perché c'era qualcosa dentro di noi che ci diceva: avanti avanti avanti; e giorno dopo giorno, campo dopo campo, io mi ritrovai alla fine di aprile 1945, pensate in quella situazione quanto era lontano il 27 gennaio, in che stato fisico, dopo la morte di compagne perdute in quella marcia, senza potersi alzare, non soccorse mai da nessuno; perché nessuno mai aprì una finestra, buttò in pezzo di pane, perché c'era la paura..."(Segue)