"Selfie", al cinema l'altra Napoli e un'amicizia che commuove

Roma, 28 mag. (askanews) - Si chiamano Pietro e Alessandro i protagonisti del film/documentario di Agostino Ferrente "Selfie": hanno 16 anni, sono amici per la pelle, uno fa il barista e l'altro l'aspirante parrucchiere. Sono ragazzi come mille altri se non fosse che abitano nel Rione Traiano di Napoli, dove molti loro coetanei sono stati arruolati dalla camorra, ed erano molto amici di Davide, ucciso nell'estate 2014 da un carabiniere che lo aveva scambiato per un latitante. In questo quartiere dove non c'è lavoro, le istituzioni sono quasi assenti e la scuola spesso fallisce, un giorno è arrivato il regista: Pietro e Alessandro non avevano nessuna intenzione di fare cinema ma lui ha dato loro un telefonino chiedendo di filmarsi in vari momenti delle loro giornate, con l'obiettivo rivolto verso le loro facce, proprio come si fa in un selfie. Il film ha entusiasmato il pubblico del festival del 69. festival di Berlino e ora dal 30 maggio è nei cinema italiani. Il regista ha voluto raccontare la stessa realtà di "Gomorra" in maniera molto diversa. "Volendo raccontare quella realtà dal punto di vista di chi la vive, ho pensato che poteva essere un'idea, una provocazione, inquadrare gli occhi di chi guarda invece che ciò che viene guardato. Tanto quello che loro vedono lo sappiamo, ce lo immaginiamo". Il racconto di quest'amicizia che emerge dal film è poetico, a tratti divertente, a tratti commovente, sempre "vero". "Per me loro sono degli eroi, perché alzarsi alle 6 di mattina, lavorare senza andare in vacanza e guadagnare in una settimana quello che probabilmente avrebbero guadagnato in un giorno se avessero scelto altre strade, per me è una forma di grande eroismo e tenacia".

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