Sembrava una persecuzione, invece era un fake

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AGI - Di primo acchito era la notizia perfetta per i tempi che corrono e per confermare un fenomeno, purtroppo reale ed esistente, come quello delle discriminazioni dei cristiani a causa del loro credo: una ragazza pakistana costretta alla conversione all'Islam dopo essere stata violentata.

Invece era un fake: coinvolgente, come tutte le storie che confermano una dura realtà esistente e magari anche qualche convincimento stereotipato. Pericolosissimo. Tanto è vero che a condannare l'accaduto sono i cristiani pakistani, adesso, mentre ad aver portato a galla la bugia è un sito cattolico e specializzato in notizie, queste sì, vere.

Si tratta dell'agenzia Fides, che fa parte dal 1927 della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli della Santa Sede e quindi, di cose vere, ne ha viste di tutti i colori. E sa distinguere, direbbero dalle sue parti, il grano dal loglio (il vocabolario usato in un comune ambiente giornalistico è molto più esplicito).

"La notizia è divenuta virale sui social media ma, a una attenta verifica compiuta da Fides, si è rivelata una fake news: il 24 maggio si è diffusa la notizia cge una ragazza cristiana di 14 anni, Sunita Masih, sarebbe stata rapita e violentata a Faisalabad (provincia del Punjab) da uomini musulmani e poi costretta a convertirsi all'Islam", riferisce l'agenzia cattolica.

Infatti subito, già alla prima verifica, il capo della polizia di Faisalabad ha negato l'esistenza dell'incidente. In seguito è stato detto che l'episodio è avvenuto a Sukkur (provincia del Sindh), ma anche qui i funzionari di polizia hanno smentito. Due indizi non fanno una prova, però poi è arrivato il terzo, se possibile da fonte ancora più autorevole.

Quando Asif Munawar, attivista cattolico per i diritti umani di Faisalabad ha conferma sempre Fides: “La notizia su Sunita Masih è falsa; la foto diffusa sui social media è quella di una ragazza che è stata rapita tre anni fa. Vi sono persone che diffondono notizie false sugli attacchi e le persecuzioni contro le minoranze religiose. Bisogna porre molta attenzione e verificare. Anche la recente notizia dell'attacco a una chiesa a Okara è risultata totalmente falsa".

Insomma, il caso non è unico, rischia pertanto di essere autentico in una cosa: nella sua perniciosità. Il Pakistan è paese dilaniato dalle tensioni: soffiare sul fuoco è l'ultima cosa da fare.

La condanna del Peace Center

Non a caso il padre domenicano James Channan, che dirige il "Peace Center" a Lahore, commenta: “Condanniamo le fake news diffuse all'inizio di questa settimana sul presunto rapimento, stupro e conversione forzata di una ragazza cristiana nonché quella su un presunto attentato a una chiesa di Okara. Le fake news sono pericolose, sono orribili, sono una trappola, aumentano la rabbia e i traumi tra le persone appartenenti alle minoranze religiose e contribuiscono ad alimentare odio e risentimento tra comunità di diverse fedi. Sono un cancro per i rapporti interreligiosi e rovinano l'immagine del Paese”.

Padre Channan, che lavora a stretto contatto con i leader islamici per costruire la pace e l'armonia tra persone di fedi diverse, afferma sempre alla Fides: "Dobbiamo agire in modo responsabile, ogni volta che si riceve un messaggio, bisogna controllare e verificarne la veridicità tramite fonti ufficiali. Va notato che, con la frenetica e incontrollata diffusione, tali fake news sono divenute virali sui social media, creando frustrazione e paura tra membri delle minoranze religiose. Bisogna essere coscienti del pericolo di circolazione di notizie artefatte sul web e sui social media”.

Una lezione dal Pakistan

A questo punto resta da fare una sola cosa "denunciare e fermare chi intende creare scompiglio diffondendo notizie false, per sostenere propri programmi nascosti o obiettivi personali. Non neghiamo il fenomeno delle conversioni forzate, dei matrimoni forzati degli attacchi che a volte avvengono alle chiese o alle persone delle minoranze religiose in Pakistan; ma l'allarmismo è deleterio, è necessario sempre basarsi sulla verità, e non diffondere fake news che sono controproducenti e arrecano un danno alle stesse minoranze”.

Un'ultima annotazione di metodo: per smontare la bugia e far emergere la verità, andando contro gli interessi dei faziosi e seguendo quelli di tutti gli uomini di buona volontà, in fondo è bastato poco: un paio di verifiche. Magari fatte al telefono, o con una email, come ha fatto la Fides, che così fa dal 1927, quando in Italia rombava il futurismo.

Roba che prende poco tempo e può dare grandi risultati. Roba da vecchio giornalismo: slowly (perché attendere una risposta può anche richiedere un paio di giorni) but surely.

Una lezione per i frettolosi amanti del futuristico mito della velocità della notizia. Per loro resta il vocabolario usato nei comuni ambienti giornalistici.