Sempre più giovani lasciano l'Italia, "baratro" demografico

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Roma, 24 ott. (askanews) - Le partenze nell'ultimo anno tornano a interessare fortemente gli italiani giovani e nel pieno delle loro energie vitali e professionali. Si tratta soprattutto di single o di nuclei familiari giovani, donne e uomini spesso non uniti in matrimonio ma con figli: i minori sono infatti il 20,2% degli oltre 128 mila registrati, ovvero quasi 26 mila. Di questi, il 12,1% ha meno di 10 anni, il 5,6% ha tra i 10 e i 14 anni e il 2,5% tra i 15 e i 17 anni. È probabilmente più semplice decidere un drastico cambiamento di vita quando ancora i figli o non hanno ancora raggiunto l'età scolare o frequentano i primi anni di istruzione: il peso di chi ha meno di 10 anni sul totale dei minori è, infatti, del 60%. Lo si legge nel Rapporto Italiani nel Mondo elaborato da Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana.

Continua, quindi, la dispersione del grande patrimonio umano giovanile italiano. Capacità e competenze che, invece di essere impegnate al progresso e all'innovazione dell'Italia, vengono disperse a favore di altre realtà nazionali che, più lungimiranti del nostro Paese, le attirano a sé, investono su di esse e le rendono fruttuose al meglio, trasformandole in protagoniste dei processi di crescita e di miglioramento. Questo clima di fiducia rende i giovani (e i giovani adulti) expat italiani sempre più affezionati alle realtà estere che, al contrario di quanto fa la loro Patria, li valorizzano e li rendono attivi sostenendo le loro idee e assecondando le loro passioni. In altri contesti internazionali, infatti, le esperienze di formazione e lavorative in altri Stati vengono salutate positivamente salvo poi considerare più che necessario ri-attirare quei professionisti che hanno arricchito il loro bagaglio - umano, culturale, linguistico e professionale - con un periodo trascorso in un'altra realtà nazionale.

Nonostante in valore assoluto il numero di partenze sia di poco superiore rispetto allo scorso anno emerge, ancora una volta, la necessità di scomporre il dato e, dalla disaggregazione, appare evidente quanto la situazione, pur sempre molto complessa, sia comunque completamente differente rispetto all'anno precedente. Se lo scorso anno, infatti, sono stati registrati aumenti significativi per tutte le classi di età dai 50 anni e fino agli over 85enni, quest'anno è evidente un brusco arresto, anzi un vero e proprio calo proporzionale all'aumento delle classi di età. Nel dettaglio: -12,5% (1.611 unità in meno) nella classe 50-64 anni; -30,1% (-1.239 unità) nella classe 65-74 anni; -63,3% (-1.064 unità) nella classe 75-84 anni e -116,7% (-558 unità) per gli 85+.

In realtà il confronto con l'anno precedente registra un decremento del -2,5% (768 unità) anche per la classe 35-49 anni e del -1,9% (-61 unità) per la classe 15-17 anni. Di conseguenza solo tre classi di età presentano segni positivi: +8,1% per i 18- 34 anni; +8,2% per i 10-14 anni e +5,5% per chi ha meno di 10 anni.

L'età di chi è partito nell'ultimo anno si è perciò significativamente abbassata e questo non dovrebbe far dormire sonni tranquilli. Del resto, se come da più anni si registra ovvero che i dati AIRE anticipano quelli dell'ISTAT di un anno, tra dodici mesi verificheremo l'ulteriore grave passo verso il baratro che l'Italia demograficamente sta compiendo. L'inesorabile "vuoto" sociale che si sta creando e che difficilmente potrà trovare soluzioni facilmente adottabili è iniziato nel lontano 1995 quando la popolazione italiana ha cominciato a decrescere, complice un tasso di natalità già in declino e che oggi viene considerato il più basso al mondo al punto tale che il nostro Paese è caduto in quella che è stata definita la "trappola demografica".