Sempre più marchigiani cercano tartufi, sono in 13.000

Michele Romano
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AGI I cavatori, i raccoglitori di tartufi, sono aumentati nelle Marche dell'8% negli ultimi tre anni: secondo un'analisi di Coldiretti Pesaro, su dati della Regione, le licenze rilasciate per la raccolta del prezioso fungo ipogeo a forma di tubero sono 13 mila e pongono le Marche in testa alla classifica nazionale.

Un esercito di tartufai che cresce di numero e va incontro a una stagione positiva, visto che – dicono gli esperti - se ne troveranno molti grazie a un autunno piovoso, che ha tenuto i boschi freschi e umidi sia nelle fasi di germinazione che in quella di maturazione.

Anche il prezzo sale: secondo la Borsa del tartufo di Acqualagna, l'ultima quotazione parla di 2.400 euro al chilo per le pezzature migliori, 1.800 euro/kg. tra i 15 ed i 50 grammi e 1.300 euro/kg. sotto i 15 grammi, con un incremento medio intorno al 20%, rispetto allo scorso anno. Si tratta di quotazioni ben lontane dai 6 mila euro/kg. riferite al 2017.

Quest'anno, causa ‘Covid-19', nel Pesarese non solo mancheranno all'appello molte delle abituali fiere: Acqualagna, Pergola, Sant'Angelo in Vado, ma ricadute ci saranno anche per quel che riguarda l'export.

“Da una parte l'emergenza Covid non aiuta – spiega Tommaso Di Sante, presidente di Coldiretti Pesaro-Urbino –, dall'altra il nostro tartufo sta subendo l'attacco di prodotti esteri, che godendo di una migliore fiscalità vincono pur avendo una qualità inferiore”. Per l'associazione, “il rischio per i consumatori è di incappare nell'inganno delle vendite di tartufo straniero low cost spacciato per italiano”; da qui la richiesta della tracciabilità delle transazioni e dell'indicazione obbligatoria, che garantisca l'origine fin dal primo anello della catena, rappresentato dai tartufai.

“Occorre favorire anche in questo settore quell'internazionalizzazione che il brand Made in Italy è in grado di sostenere”, conclude Di Sante