Sempre più spazio al cotone biologico per ridurre le emissioni

cotone biologico
cotone biologico

La moda è sempre più sensibile ai temi green per ridurre il proprio impatto sull’ambiente e migliorare la vita quotidiana di ognuno. Tessuti ecocompatibili, materiali riciclabili e più duraturi, tecniche di lavorazione rispettose della natura che prevedano minor consumo di acqua e, primo fra tutti, l’uso di fibre come il cotone biologico. È ormai una necessità – chiara a tutti – investire in risorse a favore della tutela ambientale ed è altrettanto una necessità farlo quotidianamente. Una scelta saggia e consapevole è quella di indossare capi di abbigliamento in cotone biologico, organico. Di cosa si tratta e in che modo viene trattato tale cotone?

Cos’è il cotone organico?

Il cotone organico è una fibra tessile naturale ricavata dalla pianta della bambagia ed è lavorato in maniera da limitare le emissioni inquinanti, quindi senza ricorso a pesticidi e ad altre sostanz artificiali dannose per l’ambiente. Questa particolare lavorazione, che comprende tutte le fasi del processo tessile ed è sottoposta a rigidi regolamenti e controlli, è certificata “bio”, anche a tutela del cliente finale che sa cosa acquistare e dove.

La certificazione è assegnata solo a quei produttori che coltivino le piante nel pieno rispetto dell’agricoltura eco-sostenibile, senza contaminazione del terreno, preservando la morfologia del suolo, raccogliendo a mano il cotone ed evitando sprechi idrici. La raccolta manuale – com’è facile immaginare – è complessa e lunga, necessita di tempi in linea con la naturale maturazione della pianta; per questo fornisce una resa minore rispetto alle procedure industriali. Ragion per cui l’acquisto di un articolo prodotto con cotone organico sottolinea una sorta di risveglio di coscienza, una consapevolezza da parte del consumatore che protegge la sua salute e quella del suo mondo circostante. L’una non può escludere l’altra. Inoltre, l’artigianalità della raccolta assicura maggior purezza e salubrità della fibra.

Ambiente più sano e moda sostenibile

Negli ultimi anni la coltivazione del cotone bio sta assumendo sempre più importanza ed è in crescita rispetto al passato. Numeri incoraggianti indicano l’azione positiva in corso volta all’adattamento dell’inarrestabile cambiamento climatico, prevenendo ulteriori danni e costruendo una filiera equilibrata, naturale, in comunione con la natura di cui gli esseri umani fanno parte.

Quali sono i vantaggi per chi acquista capi di cotone organico? Innanzitutto, la certificazione bio garantisce l’adempienza di discipline di lavoro specifiche, pensate su misura, riconosciute da enti internazionali come il Fair trade, il marchio del commercio equo e solidale che tutela sia il territorio, sia i piccoli produttori. In tal modo l’intero ciclo di esistenza, cura e utilizzo della piantagione, avviene nel rispetto dei principi dell’agricoltura biologica con tecniche sostenibili e non invasive. Niente nuoce all’ambiente e, di conseguenza, a chi indossa vestiti realizzati con tale fibra: ipoallergenici, morbidi, delicati sulla pelle e adatti a ogni età.

Inquinamento e moda convenzionale

La moda convenzionale, ovvero quella che prevede lavorazioni industriali, quasi monopolistiche fino a pochi anni fa, contribuisce a inquinare l’ambiente.

Coltivazione e lavorazione di cotone standard ricorrono a sostanze nocive che restano, almeno in parte, come elemento integrante dei tessuti indossati dagli acquirenti, e in parte vengono rilasciate nelle acque ad ogni lavaggio, finendo poi nei mari e negli oceani con conseguenze facilmente immaginabili. La pelle umana e l’ambiente assorbono purtroppo le sostanze inquinanti.

Per la realizzazione di una sola maglietta di cotone non organico servono quasi 3000 litri di acqua imputabili alla manifattura e non allo sviluppo della pianta madre.

Uno spreco enorme che, in periodi di forte siccità come l’attuale, influenza in modo nefasto la vita di ogni individuo. La produzione di cotone biologico, invece, incide sull’ambiente in maniera responsabile e decisamente minore con un taglio netto delle emissioni pari al 46% e una notevole riduzione del consumo d’acqua. Quest’ultima verrebbe usata più per l’irrigazione dei campi che ospitano le piante di cotone che per la produzione dei tessuti, così da incidere meno sul riscaldamento globale. Insomma, questa è una tipologia di moda che “piace alla natura”.