I senegalesi che hanno investito sul proprio Paese, anche dall'Italia

Progetto Investo in Senegal

AGI - Quasi 1200 idee di impresa, da quattro Paesi d'Europa e 51 imprenditrici e imprenditori supportati nelle fasi di creazione e di sviluppo di imprese in Senegal. Tra loro c'è chi ha deciso di restare in Europa, avviando imprese di tipo transnazionale, e chi invece di tornare in Africa per mettere a frutto le competenze acquisite nel percorso migratorio.

Idee ed imprenditori sono stati al centro dell'evento “Investo in Senegal: sostenere la diaspora che fa impresa”, appuntamento conclusivo del progetto Pasped, nato per valorizzare il contributo della diaspora senegalese in Italia e in Europa per lo sviluppo socio-economico del proprio Paese d'origine e finanziato dall'Agenzia italiana cooperazione e sviluppo (Aics) Dakar nell'ambito del programma PLASEPRI/PASPED sulla base dei Fonds Fiduciaire d'Urgence de l'Union Européenne pour l'Afrique. L'iniziativa pubblica di presentazione dei risultati ottenuti dal progetto Pasped e dal Bando “Investo in Senegal” si è tenuta a Roma sabato scorso.

Delle 51 iniziative economiche supportate, 14 si occupano di produzione e trasformazione di prodotti agricoli, 8 di servizi alle imprese, 8 di servizi alle persone. Seguono artigianato, allevamento, industria e pesca. Tra le storie presentate a Roma anche quella di una sartoria, ponte tra l'Italia e il Senegal. Malick Niang, sarto e stilista apprezzato, ha un laboratorio di sartoria a Torino e con la sovvenzione ricevuta ha intenzione di avviare un'impresa omologa a Saint-Louis (Senegal), dove coniugare la tecnica manifatturiera di qualità italiana con i modelli e le stoffe tipiche del Senegal. Aggiunge però una ragione nel descrivere la sua avventura imprenditoriale: “Nella nostra idea di business è fondamentale l'inclusione di giovani under 30 in percorsi lavorativi. L'idea è nata anche dalla necessità di costruire delle alternative alla migrazione nella città di origine di tutti i soci, Saint-Louis, città famosa per il mare, ma anche per il porto da cui molti giovani partono".

Chi invece ha fatto ritorno in Senegal è Cheikh Alioune Toure, dopo 14 anni da falegname e poi da designer di interni nel distretto del mobile della provincia di Pisa. A causa di una forte condizione di precariato "ho pensato fosse l'ora di ritornare in Senegal e investire tutto nel mio Paese".

Da qui è nato l'impegno con Casa Mia, piccola azienda operante nel settore dell'arredamento, con il sogno di offrire "prodotti Made in Italy". Mbene Thiam, Presidente di Diaspora Sisters, una delle numerose imprese al femminile sostenute, spiega:  "Abbiamo osservato i metodi di lavoro del settore agricolo in Italia e da qui è nata la volontà di un gruppo di donne, che ha costituito la società, che oggi ha soci in Senegal, Francia e Italia. L'immagine della nostra azienda sarà diversa rispetto ai concorrenti in quanto guidata da una donna ingegnere della diaspora, che si propone di meccanizzare l'agricoltura”.

"Grazie a questo bando molte donne e uomini originari del Senegal hanno potuto coronare i propri sogni, andando a rafforzare il grande legame tra Italia e Senegal, due Paesi fortemente connessi da relazioni non solo migratorie ma anche commerciali e di cooperazione" sostiene Paola Crestani, Presidente di Amref Health Africa-Italia. A inizio 2021, secondo i dati Istat, i senegalesi residenti in Italia erano circa 111.000, rappresentando la quattordicesima comunità immigrata e la seconda tra quelle provenienti dall'Africa occidentale.

"Da organizzazione che dal 1957 si occupa di salute, la nostra priorità è l'accesso ai servizi sanitari in Senegal” continua Crestani “ma essi non possono essere slegati dalla promozione di attività generatrici di reddito, che possano sostenere lo sviluppo socio-economico del Paese. Questo progetto, così importante, è stato possibile grazie agli enti finanziatori, al lavoro dei partner e all'alleanza con la diaspora africana in Italia".

Le 1197 domande per il bando “Investo in Senegal” sono arrivate da quattro Paesi - Italia, Francia, Germania, Spagna.  Di queste, 51 hanno potuto beneficiare, a seguito di un percorso di formazione e accompagnamento, di un finanziamento tra i 5.000 e i 30.000 euro erogato da AICS Dakar. Tutte le iniziative imprenditoriali supportate si trovano in 6 regioni: Dakar, Thiès, Louga, Diourbel, Kaolack e Saint Louis. Un risultato importante che è stato reso possibile grazie all'intenso lavoro sviluppato, con il supporto di AICS Dakar e Unione Europea, da un ampio consorzio coordinato da Amref e formato da CNA, Fondazione Ecipa, Associazione Le Réseau, LVIA, Associazione Oeds, Associazione MODED, Centro studi e ricerche IDOS, Rete Ndaari e Fondazione punto.sud.

“Credo che questo progetto rappresenti la nuova visione della cooperazione italiana: mettere insieme Ong, settore privato e associazioni della diaspora per creare sviluppo, mettendo in pratica lo spirito della legge 125/2014 che spinge per il partenariato multi-stakeholder. Abbiamo messo a servizio del progetto diverse competenze e sensibilità per arrivare al risultato di finanziare 51 imprese della diaspora senegalese in Europa. La diaspora ha giocato un ruolo importante sia nella definizione del progetto, percorso ed obiettivi, che nella gestione della relazione con i candidati imprenditori e imprenditrici senegalesi. Questo modello di collaborazione dovrebbe essere, a nostro avviso, rafforzato, modellizzato e replicato in altri contesti.”, spiega Cleophas Dioma, presidente dell'associazione Le Réseau.

Un ruolo cruciale lo hanno avuto anche le animatrici e gli animatori socio-economici, un gruppo di 13 giovani di origine senegalese residenti in Italia che si sono occupati di affiancare i candidati al Bando "Investo in Senegal" sia nella fase di diffusione delle informazioni per partecipare, sia nella fase di accompagnamento e sostegno alla stesura dei business plan.

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