Sentenza e atto del Viminale o decreto del Governo: due vie per sciogliere Forza Nuova

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La richiesta è trasversale: dopo la devastazione della sede nazionale della Cgil, politica, sindacati, comuni cittadini fanno appello al governo affinché sciolga Forza Nuova e tutte le formazioni dell’estrema destra neofascista. Il Partito democratico ha presentato una mozione che va in questo senso. Lo scioglimento è possibile, studiosi e cittadini - tanti di questi erano in Corso d’Italia, a Roma, per mostrare solidarietà al sindacato guidato da Landini - ricordano che già la Costituzione dà un’indicazione in questo senso.  Ma qual è il meccanismo? Quando è possibile lo scioglimento? E in che modo?

Per rispondere a queste domande bisogna partire, appunto, dalla Carta costituzionale: la XII disposizione transitoria e finale preclude la possibilità di ricostituire il partito fascista. ”È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all’articolo 48 (sul diritto di voto, ndr), sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista”: si legge nella norma. 

“La nostra Costituzione - spiega all’HuffPost Roberta Calvano, professoressa ordinaria di Diritto costituzionale all’Unitelma Sapienza, a differenza di altre Costituzioni europee, non disciplina una democrazia protetta, non esclude alcun orientamento ideologico ‘a prescindere’. Esclude, però, che possa essere ricostituito il partito fascista. E, all’articolo 49, impone che ogni formazione politica agisca con ‘metodo democratico’ escludendo dai mezzi consentiti l’uso della violenza. Formazioni di estrema destra sono quindi ammesse dall’ordinamento, in linea di principio, ma il discrimine sta nei loro obiettivi e nei loro comportamenti. Tali movimenti, quindi, oltre a professare un’ideologia che richiami al fascismo, qualora agiscano come agivano i suoi esponenti, potranno essere considerati ‘fuori legge’ ”.  

In Germania, ad esempio, anche per ragioni storiche, è diverso. L’articolo 21 della Costituzione strappa è più netto. Come ricorda in un suo scritto la professoressa Monica Bonini docente di diritto Pubblico all’Università Bicocca di Milano, “stabilisce inoltre che i partiti i quali, in ragione delle finalità perseguite o del comportamento dei loro aderenti, si prefiggono di compromettere o annientare il libero ordinamento democratico, oppure mettono a rischio l’esistenza della Repubblica federale tedesca, sono incostituzionali , e affida al Tribunale costituzionale federale il compito di stabilire se un partito cada o meno sotto quest’ultima previsione”.

 

Ma torniamo all’Italia. La disposizione transitoria della Costituzione traccia una prima linea, e trova attuazione per quanto riguarda lo scioglimento delle formazioni eversive nella legge Scelba, del 1952. “Tale legge - spiega ancora Calvano - disciplina il potere di scioglimento di associazioni o movimenti che abbiano le stesse caratteristiche, o le stesse finalità, del partito fascista, finalità antidemocratiche, o di attacco alle istituzioni”. Ora, per quanto concerne la possibilità di sciogliere le organizzazioni che professano questi principi. “La legge Scelba propone una doppia opzione: lo scioglimento con decreto del ministro dell’Interno, sentito il Consiglio dei Ministri, a seguito di sentenza penale di condanna (ne basta una non definitiva, ndr) oppure, per ragioni di necessità e urgenza, lo scioglimento può avvenire attraverso un decreto legge. Diversamente da quanto prevede la legge Mancino, (che fa riferimento al diverso problema delle manifestazioni del pensiero contenenti discriminazioni, l’incitamento all’odio e alla violenza in particolare per motivi razziali, etnici, religiosi), che per procedere allo scioglimento delle associazioni che “favoriscono” la commissione di quel tipo di reati, richiede una sentenza passata in giudicato, nel caso odierno non vi è da attendere la sentenza irrevocabile di condanna per poter procedere”.

In Italia ci si è già trovati di fronte alla necessità di sciogliere una forza eversiva in applicazione della legge Scelba . “Ricordo tre precedenti - spiega ancora Calvano - nel 1973 è stato sciolto Ordine nuovo, nel 1976 è toccato ad Avanguardia nazionale. Nel 2000, infine, è stato sciolto il Fronte nazionale (sebbene in applicazione della legge Mancino) . In tutti e tre i casi, però, c’era una previa sentenza, che ha preceduto il decreto ministeriale di scioglimento, non si è insomma provveduto con decreto legge”. Finora, quindi, il governo ha sempre atteso che fosse un giudice a pronunciarsi e ha dichiarato lo scioglimento solo dopo il verdetto. Se decidesse di sciogliere Forza Nuova direttamente con decreto “si creerebbe un precedente che in futuro consentirebbe di aggirare il provvedimento giurisdizionale”, aggiunge Calvano. “Per farlo bisognerebbe eventualmente evidenziare in modo chiaro le ragioni di necessità e urgenza, ma si correrebbe il rischio di esacerbare ulteriormente il clima”. L’alternativa sarebbe seguire i tre precedenti: “In questo caso il decreto del Viminale arriverebbe dopo la pronuncia del tribunale. Considerando che alcuni esponenti di Forza Nuova sono stati arrestati e verosimilmente si potrà procedere per direttissima, la sentenza potrebbe arrivare in un breve lasso di tempo”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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