Senza smartphone, gli indiani si sentono depressi e annoiati

Gabriele Fazio

Considerare il proprio smartphone un “quinto arto” si può, è quello che un sondaggio ci dice avviene oggi in India. Lo studio condotto congiuntamente dal marchio di smartphone Vivo e Cybermedia Research (CMR) su un campione di 2000 adulti rivela che in quella particolare zona dell'Asia l'attaccamento al cellulare è praticamente morboso.

Interrompere per un po' le scrollate sui social crea sentimenti che variano dalla tristezza (30%) alla noia (19%) fino ad un senso di “disconnessione” (7%). C'è anche chi ne prova giovamento ma le percentuali sono decisamente più basse: tranquillità (18%), benessere (14 %), relax (12%). L'indagine Vivo-CMR ha rilevato che gli indiani trascorrono un terzo delle loro ore di veglia - ovvero 1800 ore all'anno - sui loro telefoni, ma non è tutto: per il 78% degli intervistati, lo smartphone è l'ultima cosa che guardano prima di andare a letto e la prima cosa che guardano al risveglio; tre quarti degli intervistati controllano i loro telefoni entro 30 minuti da quando riaprono gli occhi la mattina. Una vera e propria droga, lo ammettono loro stessi: sette su dieci infatti sostengono che questo uso maniacale dello smartphone avrà un impatto sulla loro salute fisica e mentale.

Ma non ce la fanno a smettere. Lo stesso sondaggio è stato realizzato dieci anni fa e pare che da allora gli smartphone abbiano avuto un ruolo anche nei rapporti interpersonali, gli indiani si incontrano dal vivo molto meno, e quando lo fanno, due su tre ammettono di non riuscire a tenere una conversazione per cinque minuti di fila senza controllare il proprio cellulare. Il sondaggio è stato realizzato in India, ne scrive Quartz, ma è evidente che sono tutte preoccupazioni che anche nel resto del mondo ormai si fanno sempre più vivide.