Sequestra la ex in albergo per tre giorni, arrestato

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Le ha dato appuntamento in un albergo e poi l'ha sequestrata per tre giorni, picchiandola ripetutamente fino a costringerla a firmare un impegno matrimoniale. E' quanto accaduto a Montichiari, comune in provincia di Brescia, dove un 46enne italiano originario di Mantova è stato arrestato con le accuse di induzione al matrimonio, sequestro di persona e lesioni nei confronti dell'ex. 

A far scattare l'allarme è stato il personale dell'albergo che ha contattato la polizia locale segnalando che all'interno di una delle camere era in corso una lite violenta. Giunti sul posto, gli agenti hanno trovato una donna marocchina di 36 anni in preda a uno stato di crisi, piena di lividi sul collo e sulle braccia. Assieme a lei c'era il 46enne che alla vista della polizia locale ha tentato di nascondersi nel letto facendo finta di dormire. Nella camera, totalmente a soqquadro, gli agenti hanno trovato dei fogli manoscritti nei quali vi era l'impegno della donna a sposare l'uomo. 

La 36enne ha quindi raccontato di essere stata portata in albergo dall'uomo con il quale aveva avuto una relazione, interrotta ormai da tempo. L'uomo, che probabilmente non accettava la fine del rapporto, le aveva chiesto un appuntamento per chiarirsi. Una volta entrata nella stanza, il 46enne l'ha sequestrata per tre giorni, picchiandola ripetutamente e tentando persino di strangolarla. Il terzo giorno di violenze la vittima ha tentato di fuggire, ma l'uomo l'ha bloccata e picchiata nuovamente, trascinandola in camera. 

A questo episodio hanno assistito le donne delle pulizie, le quali hanno subito allertato la reception che a sua volta ha contattato la polizia locale permettendole di intervenire in brevissimo tempo ed evitare che la vicenda avesse conseguenze ben più gravi. Dopo 3 giorni in carcere, nei confronti dell'uomo è stato convalidato l'arresto e il giudice ha disposto la misura cautelare del divieto di dimora del comune di Montichiari e di contatto e avvicinamento alla parte offesa. Titolare dell'inchiesta il pm Katy Bressanelli. 

Non è la prima volta che un episodio del genere si verifica a Montichiari. Circa un mese fa, la polizia locale è intervenuta in comune all'atto della contrazione di matrimonio tra un cittadino albanese e un'italiana vittima di ricatto. La donna era stata costretta a sposare il cittadino albanese che intendeva così regolarizzare la propria posizione. La ragazza aveva contratto dei debiti nei confronti dell'uomo, suo pusher, che l'aveva ricattata fino a costringerla alle nozze. In questo caso gli agenti, che stavano indagando da tempo sulla vicenda, sono intervenuti il giorno del matrimonio arrestando l'uomo in flagranza di reato.  

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    Storia di Wiko, i cinesi di Francia che con i loro smartphone puntano alla 'pancia' del mercato

    Un tempo c'era il dominio europeo sulla telefonia mobile. C'erano marchi come Ericsson e Nokia che si davano battaglia con giganti americani come Motorola. Poi è arrivato lo smartphone e sappiamo tutti com'è finita.Motorola sta solo di recente cercando di resuscitare gettandosi in un campo relativamente nuovo come gli smartphone pieghevoli con un'idea relativamente vecchia: rispolverare una gloria come il Razr. Nokia ed Ericsson hanno deciso di lasciate il campo ai device asiatici e si sono concentrati sulle infrastrutture di rete. E così l'Europa sembra scomparsa dal palmo della mano del mondo, dove ora dominano marchi come Apple, Samsung, Huawei. Non è esattamente così, però, perché c'è qualcuno che l'onda cinese, invece che lasciarsene travolgere, ha deciso di cavalcarla. Un piccolo marchio con grandi ambizioni, nato meno di dieci anni fa in Francia, ma con più di un piede molto lontano.Wiko nasce come startup nel 2011 a Marsiglia. Dal dicembre 2017 fa parte della holding Tinno Mobile Technology Corp: i leader di queste due aziende, Laurent Dahan (Co-fondatore di Wiko) e James Lin (Fondatore e Presidente del gruppo Tinno, Co-fondatore di Wiko), hanno unito le loro competenze e creato un'impresa che, grazie al “doppio passaporto” franco-cinese, può essere presente in oltre trenta Paesi in Europa (in Italia da fine 2013), Africa, Medio Oriente, Asia e Stati Uniti dove nel maggio del 2019 ha debuttato con l'apertura di due sedi a Dallas (in Texas) e ad Atlanta (in Georgia). I soldi per lo sviluppo dei prodotti e la gestione vengono da Tinno che, assicurano in azienda, è una società privata, non finanziata dal governo cinese e che non investe in infrastrutture. Un chiaro riferimento a due player importanti come Huawei e Zte,Anche se con qualche falsa partenza, ​con gli anni Wiko è riuscita a corregere alcuni importanti difetti e a conquistarsi la quinta posizione nella top 5 delle vendite di smartphone in Italia. Il 6,5% che viene attribuito al marchio franco-cinese dalla rilevazione di settembre 2019 può sembrare una quota marginale, ma significa essere alle calcagna di Xiaomi (associato al sub-brand Redmi) nel polarizzato e difficile mercato italiano dominato da Samsung, Huawei e Apple..Il pregio di Wiko è stato saper interpretare le esigenze degli utenti e piazzare sul mercato i prodotti giusti: smartphone di ragionevoli pretese a poco più (o poco meno) di 100 euro e che abbiano un design, una batteria e un sistema operativo non da smartphone economici. Il 2019 è stato ed è un anno importante per Wiko. Il brand ha rinnovato il suo logo, mantenendo l'iconica forma della W e il caratteristico colore Bleen (fusione di blue e green), ma ha deciso di semplificare e razionalizzare il proprio portfolio, andando a perfezionare l'esperienza utente, focalizzandosi sulla durata della batteria e sulle prestazioni del processore.I modelli di punta sono quelli della View3 collection che si compone dei modelli View3 Pro, View3 e View 3 Lite ed è la naturale evoluzione della View2 collection presentata nel 2018. Questi device integrano display full screen, tripla fotocamera intelligente e una più che rispettabile batterie da 4.000 mAh.I mercati centrali del business di Wiko sono quelli dell'Europa occidentale dove, dicono in azienda, "nonostante le turbolenze a cui il mercato di riferimento è soggetto e la fortissima competitività, Wiko si è mantenuta salda nella posizione consolidata". L'obiettivo a medio termine è di conservare l'attestazione attuale. L'ingresso negli Stati Uniti al fianco dell'operatore Sprint (tra gli operatori leader degli Usa) è una sfida che darà al brand nuovo ossigeno e nuove risorse, "da incanalare in un maggiore impegno sul fronte ricerca e sviluppo, in modo da poter offrire prodotti sempre più rispondenti alle esigenze dei consumatori".Il target di riferimento di Wiko è quello dell'età15-35. In questa fascia l'attenzione al prezzo è altissima e Wiko è in grado di rispondere con prodotti dal miglior rapporto prezzo-prestazione, all'interno di un “guscio” piacevole. Nella pratica Wiko è in grado di abbracciare un pubblico più ampio e trasversale, che interessa anche gli over 60: la discriminante del prezzo è appetibile in maniera universale.Fortemente radicato e strutturato nell'open market, Wiko contempla anche accordi con i principali operatori di telefonia in Europa come Orange, Deutsche Telekom e Vodafone. La strategia europea è fatta essenzialmente di 4 asset: osservazione ed analisi dei bisogni e delle richieste dei consumatori, anche attraverso un monitoraggio continuo e costante dei social network; la complementarietà di un know-how francese e di una potenza industriale cinese; la capacità di rendere la tecnologia disponibile a quante più persone possibile con il giusto equilibrio tra tecnologia, design, qualità e prezzo; e infine l'agilità di comunicazione e marketing sui vari mercati, implementando operazioni e attività studiate e adattate per ogni singola nazioneIn Italia Il business si concentra fortemente sull'open market: presenza capillare sul territorio nella maggior parte delle realtà distributive italiane. Questo legame con il retail si traduce nella disponibilità dei prodotti in circa 5.000 punti vendita, corrispondenti al 97% del mercato."È molto importante che un consumatore che cerca un telefono del brand possa sempre trovarlo in negozio" dicono in Wiko, "Questo è uno degli aspetti su cui si concentra maggiormente la strategia commerciale che risponde all'esigenza di chi quando cerca un telefono, innanzitutto ha in mente un determinato budget di spesa, offrendo il prodotto migliore per quel prezzo. Essere a scaffale in quel momento del processo d'acquisto è assolutamente indispensabile.Anche se nel mercato degli smartphone Android svettano top di gama da oltre 700 euro - come il P30 Pro di Huawei, il 7tPro di OnePlus e l'S10 di Samsung, la grande “pancia” del mercato ​​è la fascia medio-bassa, quella che va da poco meno di 100 euro fino ai 300. Ed è questo il segmento che Wiko vuole presidiare.La mission, dicono in azienda, non è portare avanti la cosiddetta innovazione fine a sé stessa, ma di “democratizzare la tecnologia”, offrendo prodotti che condensano alcuni dei principali e migliori trend tecnologici a un prezzo accessibile. Spingere quello che può interessare la massa, quindi, e non le sole nicchie. E in questa strategia si inseriscono la scelta di portare sul mercato il primo smartphone 18:9 full screen sotto i 200 euro con il View, e successivamente il 19:9 full screen al di sotto dello stesso prezzo con il View2. E ancora, nel 2019, la tripla fotocamera al di sotto dei 180 con il View3. In questa direzione, il 2020 sarà per Wiko l'anno del 5G. Solo allora l'azienda sarà davvero pronta a “democratizzare” anche questa tecnologia, sulla quale sta già attivamente lavorando.

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    È morto Khagendra Thapa Magar, l’uomo più basso del mondo

    È morto l'uomo più basso del mondo: il 27enne Khagendra Thapa Magar aveva registrato il titolo nel 2010, ma ha già un successore.

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    "Le voglie bene ma abbiamo preso strade diverse": così si esprime Paola di Paola & Chiara celebre coppia di cantanti degli anni duemila.

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    Una scossa di terremoto con magnitudo 3.1 è stata avvertita in Piemonte alle ore 6:22, tra le province di Cuneo e Asti

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    È morto Francesco Saponara, benzinaio accoltellato da uno psicopatico

    È morto Francesco Saponara, il 60enne che venne accoltellato da uno psicopatico mentre lavorava nel distributore di suo padre a Milano.

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    Barbara D’Urso su Instagram: splendida a 20 anni

    Barbara D'Urso pubblica su Instagram una foto di quando aveva 20 anni: i followers ne sono rimasti estasiati.

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    Raggi contro Salvini: “Lavora! o almeno provaci”

    Nuovo episodio di scontro sui social che vede protagonisti Virginia Raggi e Matteo Salvini

  • Il giallo inesistente del tweet di un poliziotto sulle 'sardine'
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    Il giallo inesistente del tweet di un poliziotto sulle 'sardine'

    "Ragazzi vi posto questa mia foto in un'operazione svolta proprio in quel di Bologna dove tra sardine, centri sociali, tossici e popolazione poco collaborativa non è proprio una passeggiata di salute. Vi abbraccio Amici". È il testo di un tweet dall'account Claudio8013, corredato dalla foto di un uomo con un distintivo al collo e la pistola in mano, che sembra un poliziotto anche se altri particolari (a partire da un computer che compare nell'immagine di un modello decisamente obsoleto) hanno fato subito pensare a un fake. E a confermare che si trattava di un account fasullo è stato lo stesso poliziotto finito nella bufera. La foto è sua, di oltre 20 anni fa, ma non è suo l'account. E non è lui ad avervi postato immagini o commenti. E, risolto il 'giallo' presentandosi in commissariato a Bologna, l'agente ha formalizzato la denuncia. Ragazzi vi posto questa mia foto in un'operazione svolta proprio in quel di Bologna dove tra sardine centri sociali tossici e popolazione poco collaborativa non è proprio una passeggiata di salute. Vi abbraccio Amici pic.twitter.com/5YoEwTsd0L — claudio8013 (@Cllaudio80) January 16, 2020Nicola Fratoianni di Leu aveva denunciato l'accaduto, sottolineando: "Non sappiamo se è un fake, o se è il prodotto delle centrali dell'odio ben presenti nella politica italiana o se sia davvero un appartenente alle forze dell'ordine. Data la gravità e la potenziale pericolosità del messaggio siamo certi che il ministero dell'Interno e i vertici della polizia interverranno al più presto per le opportune verifiche, per far bloccare questo account, e per provvedimenti immediati - conclude Fratoianni - nel caso l'autore sia un rappresentante delle forze dell'ordine. Sulla vicenda presenteremo un'interrogazione parlamentare".Il profilo era pieno di retweet a link di destra, sovranisti, compresi discorsi di Salvini e Meloni, appelli all'"Italexit", e continue critiche ai partiti di centrosinistra e proprio alle sardine in particolare. Anche la frequenza dei messaggi (solo oggi sono decine i tweet nel profilo) farebbe pensare a un fake.Intanto la Digos di Bologna e la Polizia Postale avevano avviato gli accertamenti.

  • Flavio Briatore difende la Gregoraci da Nicola Savino: “Arrogante”
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    Flavio Briatore difende la Gregoraci da Nicola Savino: “Arrogante”

    Flavio Briatore si è espresso in un duro commento in difesa della ex moglie Elisabetta Gregoraci, dando a Nicola Savino dell'arrogante

  • La "quarta mafia" del Foggiano che ha lanciato la sfida allo Stato
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    La "quarta mafia" del Foggiano che ha lanciato la sfida allo Stato

    La "quarta mafia", operante nel Foggiano, ha "aperto una vera e propria sfida allo Stato", come dimostrano gli episodi più recenti, ma "come Cosa Nostra si è indebolita dopo aver ingaggiato la sua sfida allo Stato, altrettanto avverrà in questo caso, perché si è compreso che si tratta di una mafia da debellare. Dallo Stato c'è una linea aggressiva che darà i propri frutti". Così il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero de Raho, analizza con l'AGI la situazione che emerge a Foggia e nella sua provincia."In passato - rileva - nello stesso territorio ci sono state situazioni simili, analoghe, a quella odierna, ma si è scambiata l'operatività di una mafia sanguinaria e feroce con semplici contrapposizioni tra bande criminali e si è ritenuto il fenomeno non così allarmante, a differenza di quanto si sta facendo oggi: ora l'attenzione è cresciuta molto, e quello che si sta facendo è quello che ci vuole".Il capo della Dna, in particolare, sottolinea con favore l'invio di altre forze dell'ordine, come disposto dal ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, e osserva che "chi è incaricato di operare in quei territori è particolarmente esperto nell'ambito del contrasto alla criminalità organizzata": anche le iniziative della società civile, "con cittadini che chiedono una repressione forte da parte dello Stato", sono "importanti - afferma de Raho - per tenere viva l'attenzione".Della 'quarta mafia', ricorda il magistrato, "si parla ormai da almeno quattro anni": si tratta di una "mafia feroce, aggressiva e violenta, che usa le armi non solo per piegare le vittime di estorsione per pagare il pizzo, ma anche per contrastare gli altri clan sul territorio". A differenza delle altre mafie, "non utilizza la strategia dell'inabissamento, ma la violenza feroce": "La vittima - dice de Raho - deve non solo essere uccisa, ma scomparire dal ricordo della gente, e questo spiega come, nei casi di omicidio, si riscontrino vari colpi inferti al volto".Nel Foggiano, inoltre, una caratteristica dei clan "è quella, come nella 'ndrangheta, di essere composti da soggetti che appartengono alla stessa famiglia: il vincolo di sangue - spiega il capo della Direzione nazionale antimafia - fa si' che ci sia una particolare chiusura verso l'esterno e, quindi, una forte difficoltà a trovare persone disponibili a parlare. Non ci sono collaboratori di giustizia e i rapporti del clan sul territorio sono tali da proiettarsi verso varie forme di economia, tendendo ad acquisire spazi nel settore agroeconomico in particolare, ma anche legami con l'amministrazione pubblica". Alcune inchieste, conclude il magistrato, "hanno mostrato familiari di mafiosi assunti in vari Comuni o favoriti nelle certificazioni per partecipare ad appalti".

  • Studentessa trovata morta negli Stati Uniti: si indaga per omicidio
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    Studentessa trovata morta negli Stati Uniti: si indaga per omicidio

    Kelly Owen è stata trovata morta nella sua casa negli Stati Uniti: la studentessa sarebbe stata soffocata.

  • Guerra e pace in casa Muccino
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    Guerra e pace in casa Muccino

    È una storiaccia dove si intrecciano dinamiche parentali, rivalità professionali, donne della discordia, film, libri, social, talk-show avidi di accuse truci, avvocati e tribunali, quella dei fratelli Muccino. Ricomposta (pare, sembra, chissà se durerà…) pochi giorni fa, quando con uno dei suoi abituali tweet il regista Gabriele, 52 anni, un nuovo film “Gli anni più belli”, in uscita il prossimo 14 febbraio (giornata dell'amore, sarebbe stato in effetti poco indicato oscurare la prima con poco idilliache cronache tribunal-familiari) ha annunciato di aver ritirato, all'inizio del dibattimento per diffamazione che vedeva imputato il fratello Silvio, 37 anni, la querela che quel processo aveva innescato.“Mi interessava che un giudice, con tutti i documenti alla mano, lo rinviasse a giudizio. E questo è accaduto. Non mi interessa la sua condanna. Chiudo così questa parentesi triste e insensata” ha cinguettato Gabriele beccandosi non poche critiche (la più gentile quella di intasare i tribunali a spese dei contribuenti) dai suoi follower.Alla sbarra Silvio ci era arrivato a causa delle sue accuse al fratello, consegnate nell'aprile del 2016 a L'Arena, il talk show su La7 di Massimo Giletti: “Gabriele è una persona violenta, ha colpito sua moglie con uno schiaffo perforandole il timpano”, lanciò lì la sua bomba l'attore-regista- scrittore raccontando che quattro anni prima suo fratello aveva malmenato l'allora moglie Elena Majoni, (oggi è sposato con Angelica Russo) perforandole pure il timpano.La confessione chez l'Arena era stata dettagliatissima: Silvio svelò che, chiamato davanti ai giudici per fornire la sua versione dei fatti, aveva reso una falsa testimonianza che gli pesava sulla coscienza: «Sono stato indotto a mentire e ho negato questo schiaffo davanti ai pm. La mia famiglia ha fatto figurare che fosse un incidente avvenuto in piscina. Scelsi la mia famiglia anziché la verità, non me lo sono mai perdonato, e ho fatto crac». Sodalizio e rotturaLa decisione di allontanarsi dalla famiglia, raccontò, era nata in quel momento (per Gabriele quattro anni prima). Prima di declinarsi nella storia da fratelli coltelli che oggi, perlomeno in tribunale, si è ricomposta, la loro era una bella storia fraterna cominciata 37 anni fa, con l'arrivo del bebè Silvio nella casa romana dove il quindicenne Gabriele doveva vedersela solo con la secondogenita Laura, oggi regina dei casting, e felicemente proseguita sul set, dove a 17 anni il piccolo di casa debuttò nel gioiellino “Come te nessuno mai”, diretto dal fratello con cui scrisse a quattro mani la sceneggiatura, per poi bissare la prova attoriale due anni dopo ne “L'ultimo bacio” e nel 2003, in “Ricordati di me”, ultimo film della premiata ditta Muccino and Muccino. Fine della collaborazione fraterna.Cinque anni dopo, nel 2008, iniziò la carriera da regista di Silvio con “Parlami d'amore”, film tratto dal libro che, attenzione, nel 2006 aveva scritto a quattro mani con Carla Vangelista, 65 anni, scrittrice e sceneggiatrice, nome cruciale di tutta questa storia. Due anni dopo, nel 2010 Gabriele si sfogò con La Repubblica svelando che da tre anni non vedeva più suo fratello (“Il cruccio più grande è che ho un fratello che si è isolato dalla famiglia e naturalmente da me, non risponde se cerco di contattarlo, non si fa vivo”). Cherchez la femmeChe cosa era successo? Cherchez la femme, Vangelista appunto, secondo la tesi del primogenito Muccino. Sui social Gabriele entrò nei particolari incolpando la sceneggiatrice di aver plagiato suo fratello, allontanandolo dalla famiglia. Il regista ci andò giù pesantissimo, definendola “improvvisata scrittrice di discutibile talento che ha sequestrato e rovinato il talento di un promettentissimo ragazzo e attore”. Rincarando la dose su Twitter (i panni sporchi i Muccino li lavano sui social e in tv) quando Silvio, dopo aver chiesto al fratello di smettere di considerarlo un burattino nella mani della sceneggiatrice, fece flop con la sua terza opera da regista, “Le leggi del desiderio”, scritto con Vangelista: “Il tuo film è di una signora che ti gestisce, come un ventriloquo il suo pupazzo, da un tempo ormai irreversibilmente lontano”.La signora comprensibilmente non ci passò sopra, lo querelò, gli chiese un sacco di soldi e nel 2016 il regista si esibì in pubbliche scuse, contenute in una lettera: “Voglio chiedere scusa pubblicamente alla Signora Carla Vangelista, collaboratrice da molti anni di mio fratello Silvio, a fronte di improprie esternazioni delle mie opinioni, nelle quali le attribuivo la responsabilità dell'allontanamento di Silvio da me e dalla mia famiglia”. Può bastare? No.Per comprendere la "Dinasty mucciniana", bisogna ricordare, a rischio di perdersi tra talk show e conduttori, che nel gennaio del 2015 Gabriele andò da Daria Bignardi alle “Invasioni barbariche”, dicendosi addolorato per l'allontanamento del fratello (“un lutto") ma pentendosi pure per aver reso pubblici, sui social i drammi di famiglia. Disse pure che il fratello minore, una volta attore si era messo in competizione con lui, trasformandosi in regista creando un corto circuito.Con sommo gaudio della Bignardi e dei suoi ascolti un mese dopo alle ‘Invasioni Barbariche' andò in onda la versione di Silvio: tornando sull'accusa di plagio del fratello “a una donna che nemmeno conosce e che non ha mai visto” il più piccolo dei Muccino si disse “violentato dalle affermazioni del fratello”. Il resto, dallo scoop sul timpano rotto consegnato a Giletti all'ultimo atto in tribunale è storia. Adesso non resta che aspettare un'intervista doppia in tv. Giletti and Co. si stanno già fregando le mani.

  • Koala in Australia: dopo gli incendi sono a rischio alluvioni
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    Koala in Australia: dopo gli incendi sono a rischio alluvioni

    I koala sopravvissuti agli incendi adesso sono a rischio per le inondazione che hanno colpito l'Australia.

  • Rimprovera passeggero, autista bus aggredito con spranga
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    Rimprovera passeggero, autista bus aggredito con spranga

    Nuova aggressione ai danni di un autista dell'Amat, l'azienda di trasporto pubblico urbano, a Palermo. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, ieri notte nei pressi della stazione centrale un passeggero avrebbe cercato di salire a bordo della linea Notturna 7 con la sua bicicletta. L'autista avrebbe spiegato all'uomo, visibilmente alterato. che il regolamento lo vieta, ma a quel punto sarebbe stato aggredito e colpito più volte con una spranga. Poi il passeggero si è dato alla fuga, facendo perdere le proprie tracce.  Il dipendente dell'Amat, immediatamente soccorso, è stato trasportato dal pronto soccorso del Policlinico. La Tac ha dato esito negativo, i medici hanno riscontrato la frattura di un dito e lo hanno dimesso con una prognosi di 20 giorni.  Sulla vicenda indaga la Polizia che ha già acquisito le telecamere a bordo del mezzo e che sarebbe già sulle tracce dell'aggressore. "Ho telefonato al nostro autista per esprimergli piena solidarietà e la vicinanza dell'azienda - dice Michele Cimino presidente dell'Amat -. Nelle prossime ore lo andrò a trovare a casa. Ringrazio le forze dell'ordine per la tempestività dell'intervento, ma fatti come questi sono gravissimi e vanno condannati con fermezza".

  • Carlotta Cocina chi è: tutto sulla concorrente de La Pupa e il Secchione
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    Carlotta Cocina chi è: tutto sulla concorrente de La Pupa e il Secchione

    Carlotta Cocina è la "Pupa" che ha fatto innamorare i telespettatori de La Pupa e il Secchione: originaria di Roma, Carlotta ha due grandi passioni.

  • Picchiata per la quinta volta perché lesbica: 20enne pubblica le foto
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    Picchiata per la quinta volta perché lesbica: 20enne pubblica le foto

    Charlie Graham 20 anni è stata picchiata per la quinta volta perché lesbica e ha deciso di pubblicare le foto con il volto insanguinato

  • A uccidere Anastasi è stata la Sla
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    A uccidere Anastasi è stata la Sla

    La "stronza" chiamava Stefano Borgonovo la Sla che se l'è portato via nel 2013 e ora la malattia neurodegenerativa è tornata a colpire un calciatore di successo come Pietro Anastasi. L'ex attaccante di Juve e Inter, scomparso venerdì sera a Varese all'età di 71 anni, aveva scoperto di essere afflitto dalla sclerosi laterale amiotrofica tre anni fa, dopo un'operazione per un tumore all'intestino.Lui in un'intervista nel dicembre 2018 aveva continuato a dire di avere un cancro, ma dopo il suo decesso è riaffiorato il dramma di una malattia che in Italia colpisce soprattutto i calciatori, categoria statisticamente al primo posto davanti agli agricoltori.La malattia di 'Pietruzzu' era peggiorata negli ultimi mesi, al punto che in ospedale sarebbe stato lui stesso a chiedere la sedazione assistita il giorno prima della sua morte. Detta anche morbo di Lou Gehrig, dal nome del giocatore di baseball americano che per primo ne soffri', tra gli anni Trenta e Quaranta, la Sla in Italia è diventata nota al grande pubblico grazie a Borgonovo, grande amico di Roberto Baggio.Fu l'ex attaccante della Fiorentina a squarciare il velo di pudore e omertà attorno a una malattia che aveva già colpito l'ex capitano del Genoa, Gianluca Signorini. E prima di lui Armando Segato, Ernst Ocwirk, Guido Vincenzi e Fulvio Bernardini.Tante le concause che potrebbero aver alimentato la diffusione della Sla come "malattia dei calciatori": traumi alle gambe e al capo, eccessi di fatica e abuso di medicinali. Recentemente si è parlato anche dei pesticidi e dei diserbanti utilizzati in passato per la manutenzione dell'erba dei campi degli stadi.

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    Meteo, weekend di maltempo: in arrivo perturbazione atlantica con neve

    Il weekend si apre all'insegna del maltempo in Italia: le previsioni meteo hanno segnalato l'arrivo della neve. Le regioni più colpite nel dettaglio.

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    L'attore Roger Garth ha accusato Antonio Zequila di aver minacciato l'ex Miss Italia Carlotta Maggiorana all'interno della Casa del Gf Vip.

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    Trump a Khamenei: "Stia molto attento con le parole"

    "Dovrebbe stare molto attento con le parole". Così il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha risposto alla guida suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, che durante il sermone del venerdì, per la prima volta in otto anni guidato da lui, ha definito Trump "un pagliaccio". "Il cosiddetto 'leader supremo' iraniano, che in fondo non è così supremo - ha scritto il presidente su Twitter - ha detto alcune cose orribili su Stati Uniti ed Europa. La loro economia sta crollando, il loro popolo sta soffrendo, dovrebbe stare molto attento con le parole". E poi, in un tweet successivo, Trump ha ribadito che "il popolo nobile dell'Iran, che ama l'America, merita un governo che sia più interessato ad aiutarlo a realizzare i suoi sogni piuttosto che a ucciderlo perché chiede rispetto". "Invece di condurre l'Iran alla rovina, i suoi leader dovrebbero abbandonare il terrore e rendere l'Iran di nuovo grande" ha esortato il presidente, parafrasando il suo 'Make America Great Again!".

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    Usare Whatsapp senza che i propri contatti vedano che si è online: ecco come fare azioni all'interno dell'app in incognito.