Sequestrati ai No Vax pugnali, balestra, acido. Verso chiusura dei canali Telegram

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Gli oggetti sequestrati durante le perquisizioni dei no vax (Photo: Polizia)
Gli oggetti sequestrati durante le perquisizioni dei no vax (Photo: Polizia)

A Palermo è stata trovata una tanica di acido durante la perquisizione fatta nei confronti di una persona che, nella chat di Telegram, “Basta dittatura”, proponeva di lanciare l’acido nei confronti delle Forze dell’Ordine. A Brescia, invece, sono stati trovati “una balestra e alcuni pugnali”, nelle immagini diffuse dalla Polizia se ne vedono nove. A Siena, ancora - ha spiegato ancora Carlo Ambra, dirigente Digos della questura di Torino - è stato trovato un passaporto di epoca nazifascista. Se quest’ultimo è un oggetto evocativo di un certo passato ma di per sé non adatto a ferire nessuno, l’acido e le armi invece, almeno potenzialmente, avrebbero potuto essere usati contro qualcuno.

Insieme a pc e cellulari, l’acido, i coltelli e il passaporto sono una parte del materiale sequestrato nel corso di un’operazione che la Polizia ha condotto in tutta Italia contro una serie di no green pass e no vax riuniti nella popolata chat Telegram. E da questo canale partivano tutte le frasi di incitazione alla violenza che sono state esaminate dalla Polizia postale prima di arrivare alle perquisizioni. La chat è stata chiusa a settembre ma, come ha spiegato all’Huffpost Fabiola Silvestri della Polizia postale di Torino, il gruppo si è spostato su altri canali.

Il coordinamento delle indagini - che hanno riguardato tutto lo Stivale da Salerno a Pordenone, da Imperia a Pescara per un totale di quindici città - è stato fatto in Piemonte. E torinesi sono tre dei 17 indagati con l’accusa di istigazione a delinquere con l’aggravante del ricorso a strumenti telematici e istigazione a disobbedire le leggi. Tra loro una donna destinataria, insieme a un uomo che non è coinvolto nell’indagine, di un foglio di via. Secondo gli inquirenti i due, anche durante le manifestazioni, avrebbero cercato di radicalizzare la protesta.

“Sono stati individuati, dall’attività di indagine, come i soggetti più pericolosi che all’interno della chat Basta dittatura invitavano a commettere azioni delittuose, a violare leggi dello Stato”, sostiene il dirigente della Digos. “La chat - ci spiega Silvestri - era composta da circa 8mila persone. Tra queste sono state indagate le persone responsabili di condotte illecite”. Cosa scrivevano queste persone? “C’erano gli inviti a bloccare strade, autostrade, stazioni e l’invito a utilizzare armi, bastoni, spranghe, molotov e del liquido infiammabile da gettare contro le forze dell’ordine durante le manifestazioni”, spiega il dirigente della Digos. Nei vari scambi, proseguono dalla Polizia, sono state trovate “ingiurie e minacce” nei confronti delle istituzioni, di sindaci e presidenti delle Regioni. Gli insulti, oltre a uomini delle istituzioni - Draghi e Mattarella compresi - erano indirizzati a giornalisti, scienziati e altri personaggi pubblici accusati di essere “asserviti” a quella che loro definiscono dittatura. C’era chi evocava le gambizzazioni, chi una nuova marcia su Roma, Gli inquirenti hanno contestato anche comportamenti di violazione della privacy “perché invitavano gli iscritti a condividere in chat i dati personali delle persone che prendevano a bersaglio, qualora ne fossero in possesso”.

Per gli inquirenti la pericolosità di questi soggetti è stata confermata dal materiale trovato nelle abitazioni di alcuni di loro. “Nessuno degli indagati era conosciuto alla Digos”, prosegue Silvestri. Nessuno quindi era già stato indagato per reati simili a quelli contestati oggi. “Ma alcuni di loro - continua - hanno precedenti di criminalità comune”. Rapina, estorsione, illeciti legati alla droga. Tutti fatti molto diversi dall’istigazione a delinquere e a disobbedire la legge. Altri, ancora, sono incensurati.

Subito dopo l’operazione, gli iscritti alle nuove chat nate dopo la chiusura di Basta dittatura - che nel tempo è arrivata a contare diverse migliaia di utenti - hanno fatto commenti come: “Vogliono chiudermi in un campo di concentramento, mi difenderò con le armi”, oppure, “distruggeremo la dittatura, finirete come in piazzale Loreto”, “se non vi sembra questa dittatura cosa lo è?”. Nella chat vengono insultati magistrati, questore, Digos e polizia postale piemontese e viene ripetuta la frase sibillina: “Sapete cosa fare”. Nelle prossime ore la polizia chiederà di chiudere anche questi canali.

Vari i commenti al blitz realizzato nelle scorse ore: “Aspetto le indagini come andranno avanti, ma per avere una testimonianza di quanto questa fetta assolutamente minoritaria di individui sia aggressiva, basta guardare le mie pagine sui social, dove chi la pensa in modo diverso da questo estremismo negazionista, viene attaccato, offeso e minacciato”, ha detto il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. Il capoluogo della regione che governa, Trieste, è da più di un mese ormai teatro di tante manifestazioni no vax e no green pass. E a queste manifestazioni si attribuisce l’impennata di contagi da Covid che è stata registrata sul territorio. Il sottosegretario Franco Gabrielli, in passato capo della Polizia, è invece intervenuto da Udine: ”È vero che per queste cose sono previste delle sanzioni e il contrasto deve essere compito della istituzioni, in queste circostanze la magistratura e le forze di polizia, ma è anche vero che dobbiamo recuperare il senso della comunità, che in questo periodo un po’ complicato si sta disperdendo”.

Nelle prossime ore la polizia potrebbe chiedere alla Procura torinese di chiudere le chat nate in sostituzione di “Basta dittatura”. Prossimo step per gli inquirenti: esaminare il materiale sequestrato. Dopo questi accertamenti si capirà quali pieghe dovrà prendere l’inchiesta.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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