Sequestrati soldi e beni di lusso a due imprenditori vicentini

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Roma, 7 lug. (askanews) - La Guardia di Finanza di Este ha dato esecuzione, su disposizione della Procura della Repubblica di Vicenza, ad otto decreti di perquisizione, locale e personale, nonch ad un decreto di sequestro preventivo, per un valore di quasi 2 milioni di euro, emessi nei confronti di due imprenditori italiani e di quattro societ di diritto estero, solo formalmente con sede in Bulgaria, in Croazia e in Slovenia ma, di fatto, attive nel commercio di autovetture usate sul territorio nazionale. Ai due imprenditori, responsabili di aver omesso la presentazione in Italia delle prescritte dichiarazioni fiscali, sono stati sequestrati, sul territorio nazionale, beni per 2 milioni di euro e, in particolare, denaro contante, rinvenuto con l'ausilio di un cash dog, 14 conti correnti bancari e 14 immobili tra cui spiccano, nelle province di Padova e Vicenza, un albergo e due autosaloni, utilizzati dall'organizzazione come basi logistiche per la commissione della frode transnazionale, nonch uno yacht di lusso, rinvenuto dalle Fiamme Gialle solo in sede di perquisizione. Le investigazioni hanno consentito di disvelare l'esistenza di un'organizzazione, con base operativa nel vicentino, dedita alla commissione di reati fiscali e all'uso di atti falsi: stato infatti acclarato come i rivenditori, avvalendosi della collaborazione di agenzie automobilistiche, pur esercitando a tutti gli effetti attivit di commercio di autovetture usate, abbiano agito come privati, presentando, presso diversi uffici della Motorizzazione, delle dichiarazioni sostitutive di atto di notoriet nelle quali hanno attestato, falsamente e interponendo societ esterovestite, di aver assolto in alcuni Stati dell'Est europeo gli obblighi impositivi relativi all'acquisto intracomunitario di circa 350 autoveicoli di grossa cilindrata, i quali, in realt, erano giunti sul suolo nazionale direttamente dalla Germania. In pratica, sfruttando l'indebito risparmio d'imposta generato dall'I.V.A. non versata, il sodalizio era risuscito ad acquisire una rilevante quota di mercato, acquisendo una vera e propria posiziona dominante nel mercato nazionale degli autoveicoli di lusso, capace di generare, in soli due anni, un fatturato di oltre 13 milioni di euro, con l'ovvia conseguenza della distorsione del principio di libera concorrenza.