Serbia, Albania e Macedonia del Nord: i Balcani premono alle porte dell'Europa

I Balcani premono alla porta di Bruxelles.

All'Open Balkan Summit, tre leader dei Balcani occidentali, Il presidente serbo Aleksandar Vučić, il primo ministro albanese Edi Rama e il primo ministro della Macedonia settentrionale Dimitar Kovachevski hanno bussato forte e chiaro alla porta dell'Europa.

Sul lago di Orhid, in Macedonia del Nord, hanno firmato accordi sull'amministrazione fiscale, sul turismo e sulla cooperazione culturale, nonché sul riconoscimento reciproco dei titoli accademici ai fini del mercato del lavoro.
Ma il loro vero obiettivo, nonostante i ritardi di Bruxelles, è uno solo.

Lo spiega il "padrone di casa", il premier nord-macedone Dimitar Kovacevski: 
"Il nostro obiettivo politico è chiaro e unico: i Balcani occidentali devono diventare parte dell'Unione europea. Il posto di ogni Paese della regione è nell'Unione Europea. La guerra in Ucraina è un rischio per l'aumento dell'influenza di terzi nella regione, lasciare un vuoto geo-strategico in questa parte dell'Europa non è un'opzione possibile".

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"Il posto di ogni Paesi dei Balcani è nell'Unione europea". - Screenshot by AP Video

Presente all'Open Balkan Summit, il Commissiario europeo per l'allargamento, l'ungherese Olivér Várhelyi (50 anni), è apparso ottimista sull'ingresso di Serbia, Albania e Macedonia del Nord nell'Ue.
"Se facciamo tutto per bene, accelererà l'integrazione economica della regione balcanica e dovrebbe accelerare la reale integrazione della regione nell'Unione Europea".

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"Se facciamo tutto per bene..." - Screenshot by AP Video

L'iniziativa dei tre Paesi, denominata "Open Balkans", è iniziata nel 2019.
Le altre nazioni dei Balcani occidentali, Montenegro e Bosnia-Erzegovina hanno espresso interesse ad aderire all'iniziativa.

La Serbia, l'Albania e la Macedonia del Nord si trovano in fasi diverse del percorso di adesione all'Unione europea.

La Serbia ha avviato i negoziati per la piena adesione, ma - oltre ai problemi irrisolti con il Kosovo - ora rischia di pagare la "vicinanza" alla Russia di Putin.

Ha dichiarato il presidente serbo Aleksandar Vučić: 
"Dobbiamo concordare la formazione di gruppi di lavoro che si occuperanno di come superare insieme gli ostacoli della mancanza di cibo e i problemi nel campo dell'energia; come aiutarci reciprocamente a vivere durante l'inverno, perché penso che sia di enorme importanza per i cittadini dei nostri tre Paesi, ma anche dell'intera regione, che sono i benvenuti in questi negoziati se desiderano partecipare alla formazione dei gruppi di lavoro: i rappresentanti del Montenegro, della Bosnia-Erzegovia, del Kosovo e tutti coloro che desiderano farlo".

Albania e Macedonia del Nord hanno soddisfatto i criteri per l'avvio dei colloqui. Ma la vicina Bulgaria, membro dell'Ue, si oppone alla candidatura della Macedonia del Nord, citando una disputa bilaterale sulla storia e sull'identità nazionale.

L'avvio dei negoziati di adesione richiede l'approvazione unanime di tutti i 27 Paesi dell'Ue.

Poiché la traiettoria dell'Albania è legata a quella della Macedonia del Nord, il veto della Bulgaria ha impedito finora a entrambi i Paesi di procedere.

Ha dichiarato il premier albanese Edi Rama: 
"Gli Open Balkans sono importanti per il nostro popolo. Conosciamo il rapporto speciale della Serbia con la Russia, non abbiamo aspettato la guerra in Ucraina per sapere che c'è una storia tra i due Paesi, non abbiamo aspettato la guerra per sapere che c'è un conflitto irrisolto tra Serbia e Kosovo. Ma tra lo stare con le spalle al futuro e il volgere lo sguardo al futuro, abbiamo scelto la seconda opzione e lo faremo senza chiudere gli occhi di fronte ai problemi irrisolti, ma rendendoci conto che possono essere risolti solo parlandone",

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