Seredova: "Quando sono nata pensavano avessi l'ittiosi"

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Alena Seredova conosce Giovannino, il il bambino abbandonato dai genitori. La modella, che frequenta spesso il reparto di terapia intensiva infantile dell’ospedale di Corso Spezia dove è ricoverato il piccolo affetto da Ittiosi Arlecchino (COSE'E'), l’ha tenuto in braccio: "L’ho visto a settembre... Mi hanno presentato questo cucciolo, mi hanno raccontato la sua storia e vederlo è stato un momento molto forte... Ho capito che deve essere una patologia molto dolorosa: la pelle è talmente secca che si rompe, fa le piaghe. Ma medici e infermieri lo tengono sempre unto e, quando l’ho conosciuto, non sembrava sofferente, non piangeva. Si vedeva che era curato con amore. Ho incontrato un bimbo molto vispo, super sveglio", ha raccontato al 'Corriere della sera' aggiungendo che non si sente di giudicare i genitori.  

La memoria è andata subito a quello che la sua mamma e il suo papà le raccontano di quando è nata lei: "A Praga, i medici pensavano che avessi l’ittiosi anch’io", ha spiegato Seredova aggiungendo: "Quando mio padre mi vide nella culla dell’ospedale, tutta coperta di squame, fece un balzo all’indietro per lo spavento, poi cominciò a piangere". Che cosa aveva? «La mia pelle era tutta secca, come rivestita da una corazza ruvida e irregolare. I medici parlarono di ittiosi, ma l’ittiosi arlecchino che ha Giovannino, purtroppo per lui, è una malattia rara per la quale non si conosce cura. Io, invece, ero solo nata con la pelle molto asciutta perché ero stata troppo in pancia: 42 settimane bella comoda".  

Come la curarono? "Fecero quello che oggi fanno a Giovannino: lo ungono per dare sollievo alla pelle che tira. Per una settimana, mi ungevano tutti i giorni, immergendomi in una bacinella di olio emolliente. Dissero a mia madre che sarei sempre stata male, che non avrei potuto prendere il sole. Poi, la mia pelle fece la muta, come quella di un serpente, e non ho mai avuto problemi cutanei di alcun tipo", ha detto ancora la modella.