Serena Williams: “Sono quasi morta di parto”

Entrata in sala parto, infatti, a un certo punto il battito cardiaco di Serena si è abbassato sotto il livello di guardia richiedendo l’urgenza di un parto cesareo e non naturale. (Credits – Instagram)

Una gravidanza seguita dai media fin da quando si scoprì che aveva partecipato agli Australian Open già incinta. Una gravidanza come tante altre, senza complicazioni, fino all’ultimo. Serena Williams, campionessa di tennis, si è confessata alla CNN raccontando di come la nascita di sua figlia Alexis Olympia lo scorso settembre ha messo a rischio la sua vita.

Entrata in sala parto, infatti, a un certo punto il battito cardiaco di Serena si è abbassato sotto il livello di guardia richiedendo l’urgenza di un parto cesareo e non naturale. “Dopo il cesareo, il taglio si è aperto per via della tosse insistente provocata da un embolo. Così sono tornata sotto ferri e i medici hanno trovato un grande ematoma, un blocco di sangue coagulato, nel mio addome. Poi sono dovuta tornare di nuovo sotto ferri per una procedura che avrebbe impedito ai trombi di andare ai polmoni. Sono quasi morta dando la vita a Olympia” ha raccontato Serena.

Serena Williams, infatti, in passato aveva già avuto dei trombi e in vista della nascita della bimba aveva smesso di prendere gli anticoagulanti. Una scelta obbligata, ma che ha messo a rischio la sua vita. Ma Serena Williams non si piange addosso, non fa la vittima e, anzi, racconta la sua storia per puntare il dito su come la sanità (americana) sia diseguale tra chi può permettersi i medici migliori, come la campionessa, e chi no.

“Secondo i Centers for Disease Control and Prevention, le donne nere negli Stati Uniti rischiano di morire di parto tre volte di più delle bianche. Ma non è solo un problema degli Stati Uniti. Nel mondo migliaia di donne rischiano la vita per far nascere un bambino nei paesi più poveri. Quando hanno complicazioni come le mie, non ci sono farmaci o strutture sanitarie che le possono salvare” ha dichiarato la tennista.