Sereni: “Il dialogo tra religioni è cruciale per le grandi sfide dell'umanità”

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AGI - Il Padiglione Italia organizza la Giornata della Tolleranza con importanti autorità religiose delle principali fedi monoteiste, un'iniziativa tra le più importanti nell'ambito delle attività multilaterali promosse congiuntamente con le autorità degli Emirati Arabi e il Bureau di Expo Dubai. Alla vigilia dell'evento, la viceministra per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale Marina Sereni, appena arrivata negli Emirati Arabi per una missione di cinque giorni che la porterà anche in Bahrein, rilascia un'intervista in cui sottolinea il ruolo positivo del Paese nella diplomazia regionale, auspicando che con la prossima visita del ministro Di Maio si possa rinsaldare il dialogo con l'Italia.

Con un'agenda molto fitta di incontri bilaterali ed eventi istituzionali, è difficile incontrarla. Cosa prevede il suo viaggio nel Golfo?

La visita ha preso origine dalla mia partecipazione a due eventi che si terranno domani nel Padiglione Italia, entrambi sul dialogo tra religioni e fedi. Il primo si terrà nell'ambito del Global Interfaith Summit per iniziativa del Ministro della Tolleranza e Coesistenza, lo Sceicco Nahayan Mabarak Al Nahyan, che sarà presente. Il secondo è promosso e organizzato dalla Fondazione per le Scienze Religiose presieduta dal Prof Melloni con importanti autorità religiose e di esponenti delle principali fedi monoteiste. Su questi stessi temi, cruciali per la politica estera e le sfide globali che abbiamo di fronte, l'Italia ha tenuto nello scorso mese di settembre un evento straordinario nell'ambito della Presidenza del G20. Durante la mia missione avrò incontri di carattere politico con i miei colleghi e omologhi del Ministero degli Esteri e con diverse realtà del mondo culturale ed economico di questi due Paesi. Ho già incontrato Noura Al Suwaidi, Segretaria Generale della General Women's Union, Anwar bin Mohammed Gargash, Consigliere Diplomatico del Presidente degli EAU. Domani incontrerò anche Reem Al Hashimi, Ministra di Stato per la Cooperazione Internazionale e Direttore Generale di Expo. In Bahrain parteciperò all'annuncio della costituzione dell'Italian – Bahraini Business Council, presso il Museo Nazionale con il Sottosegretario agli Affari Esteri Sheikh Abdulla bin Ahmed Al Khalif, solo per citarne alcuni.

Nel 2019 gli Emirati hanno ospitato il primo viaggio di un pontefice in Medio Oriente. Nel 2020 sono stati firmati gli Accordi di Abramo. Come valuta lo “stance” che hanno assunto nell'area e sul piano internazionale?

Torniamo sul tema del dialogo tra religioni. Gli Emirati hanno ospitato lo storico incontro tra Papa Francesco e il Gran Imam di Al Azhar e la firma del Documento sulla Fratellanza Umana che ha dato nuovo impulso per un dialogo non solo tra leader religiosi ma anche tra questi e i leader politici. Se pensiamo ai grandi nodi che l'umanità deve affrontare - dalla pandemia al clima, dalle “guerre a pezzi” alla fame -  possiamo comprendere il “valore aggiunto” che le espressioni religiose dei diversi contesti possono rappresentare per avvicinare la soluzione a queste enormi sfide. La conoscenza reciproca, l'incontro e il dialogo costante tra religioni e politica accresce la consapevolezza della portata di questi problemi e della necessità di cooperazione per risolverli.   La firma degli Accordi di Abramo tra Emirati e Israele è ancora un altro tassello. L'Italia ha salutato con favore quel passaggio, certamente positivo per ridurre le tensioni in Medio Oriente. Anche se, come l'esplosione della guerra tra Hamas e Israele nel maggio scorso ha dimostrato, quegli Accordi non cancellano la necessità di uno sforzo nuovo e straordinario per promuovere la ripresa del processo di pace tra Palestinesi e Israeliani. Ma proprio a partire da quegli Accordi i Paesi arabi possono esercitare una influenza positiva per favorire misure di confidenza reciproca che possano aprire la strada a negoziati diretti e all'unica soluzione possibile di quel conflitto che è riassunta nella formula “Due popoli, due Stati”. Più in generale gli Emirati possono svolgere un ruolo positivo nella regione investendo sulla diplomazia e lavorando per la de-escalation dei conflitti, dallo Yemen alla Siria.

Il patto tra i 197 partecipanti alla Cop26 è stato definito “al ribasso” da molti analisti con un documento finale annacquato. C'è qualcosa da salvare nei risultati raggiunti?

Il giudizio complessivo sugli esiti della Cop26 credo debba essere equilibrato: abbiamo visto un negoziato difficile, con diversi Paesi che hanno frenato su aspetti cruciali come il superamento del carbone e delle altre fonti fossili. Il compromesso forse non è all'altezza delle aspettative di molti di noi e sicuramente non abbastanza alto per l'allarme sulla crisi climatica che gli scienziati hanno lanciato. Tuttavia su alcuni punti sono emersi impegni parziali ma importanti - sul metano, sulla de-forestazione, sulla finanza per il clima - da cui è possibile e necessario partire. Aver previsto che i Contributi Nazionali Determinati siano rivisti ogni anno è per esempio un risultato non banale, che tiene conto dell'accelerazione della crisi del riscaldamento globale provocata dai gas serra. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza la straordinaria mobilitazione dei giovani e della società civile. Capisco la loro frustrazione ma vorrei che fossero consapevoli e orgogliosi di aver contribuito con le loro proteste a rendere molti governi più coraggiosi sulle scelte da compiere.

La Cop27 e la Cop28 saranno ospitate rispettivamente da Egitto e Emirati. L'asse dei negoziati si sposterà sull'area mediorientale, su due paesi con economie ancora legate agli idrocarburi ma investite nelle rinnovabili e nella transizione energetica. Gli Emirati hanno dichiarato: “Quella del 2023 sarà la Cop delle soluzioni”. Cosa possiamo aspettarci?

È troppo presto per dirlo, dobbiamo ancora “digerire” gli esiti di Glasgow che andranno studiati anche nei dettagli. Penso che sarà una grande responsabilità per Paesi come l'Egitto e gli Emirati guidare una discussione su una emergenza drammatica, che ogni giorno di più provoca la fuga milioni di persone da ampie aree del pianeta. Credo che questo spingerà ad accelerare progetti di diversificazione delle economie maggiormente legate allo sfruttamento delle fonti fossili di energia verso l'uso di risorse rinnovabili. Tra l'altro gli Emirati Arabi Uniti ospitano Irena, la più importante agenzia internazionale per le energie rinnovabili, la cui direzione generale è oggi affidata all'italiano Francesco La Camera. Le tecnologie oggi disponibili rendono questo processo percorribile anche se e' indispensabile saper disegnare e guidare la transizione.

A Parigi si è svolta la Conferenza coordinata dal tridente Italia, Germania e Francia e ha confermato, una volta di più, che l'Africa e il Sahel sono uno dei principali banchi di prova dell'Unione. Come pensa si tradurrà la “convergenza” di cui ha parlato Macron, riguardo a Italia e Francia? Quale il ruolo che possono rivestire gli Emirati nel dossier Libia?

La Conferenza internazionale di Parigi sulla Libia si è chiusa ribadendo la sostanziale unità della comunità internazionale attorno alle priorità stabilite nella cornice delle Nazioni Unite: elezioni parlamentari e presidenziali il 24 dicembre e avvio del ritiro delle forze armate straniere. Un percorso elettorale inclusivo guidato dagli attori libici è la precondizione per la pacificazione e la stabilizzazione della Libia. Mi sembra che su questo dossier gli Emirati e l'Italia condividano questi punti essenziali.

L'Italia considera strategico il rapporto con gli Emirati, sia sul piano delle relazioni commerciali che diplomatiche, uniti, ad esempio nella lotta al terrorismo e alla pirateria. Come vede il futuro delle relazioni tra i due Paesi? Come pensa si potrà superare l'impasse degli ultimi mesi?

Nei mesi scorsi si sono create delle incomprensioni, che credo sia interesse reciproco archiviare. Sul piano economico così come su quelli della politica estera, sugli aspetti di cooperazione commerciale così come su quelli della cultura, Italia ed Emirati hanno un ampio ventaglio di temi su cui collaborare. La nostra presenza all'Expo di Dubai è una vetrina di ciò che il nostro Paese può orgogliosamente mettere a disposizione sul piano della creatività, delle tecnologie, della sostenibilità, della cultura. Credo che da parte del governo italiano siano stati fatti passi chiari nella direzione del superamento delle recenti incomprensioni. Mi aspetto che la prossima visita del Ministro Di Maio possa essere l'occasione per sancire questo passo avanti in modo chiaro.

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