Serraj: "Avevamo chiesto armi all'Italia, ma non c'è stata alcuna risposta"

B. Maarad, N. Bianchini

"Noi avevamo chiesto le armi a tanti Paesi, inclusa l'Italia, che pure ha diritto di scegliere la politica che più le aggrada e con cui i rapporti restano comunque ottimi". Così il presidente del Governo di accordo nazionale di Tripoli, Fayez al Serraj, in un'intervista al Corriere della Sera giustifica la collaborazione militare con la Turchia.

Il premier di Tripoli per ora boccia le missione diplomatica della scorsa settimana del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che si era recato anche a Bengasi dove aveva incontrato il generale Khalifa Haftar. "Di Maio non è riuscito a bloccare l'aggressione militare contro di noi. Questa sarebbe stata l'unica prova di un successo ai colloqui di Bengasi", spiega. "Ciò non toglie - aggiunge - che l'Italia abbia tutto il diritto di comunicare con chiunque e invitarlo a Roma". 

Il governo di Tripoli nei giorni scorsi ha chiesto aiuto a cinque Paesi, tra cui Italia e Turchia, per contrastare l'offensiva su Tripoli dell'uomo forte della Cirenaica. La Farnesina ha detto a più riprese che non c'è soluzione militare, ma solo dialogo politico, ma la tensione è crescente, adesso anche tra le forze di Haftar e Ankara, che appoggia il Governo di accordo nazionale (Gna), riconosciuto dalla comunità internazionale, del premier Fayez al-Serraj.

Intanto, nella serata di ieri, le forze dell'Esercito nazionale libico, facente capo al generale Khalifa Haftar, hanno denunciato il volo di un Boeing 747-412 partito da Istanbul e diretto in Libia, con un carico di equipaggiamento militare. Il portavoce dell'Esercito nazionale libico, Ahmad al-Mismari, ha messo in guardia dall'uso di aerei civili per trasportare armi: "L'esercito colpirà e abbatterà ogni aereo" che porta armi. "Lo status di civile", ha aggiunto Mismari citati da Reuters, "è revocato nel momento in cui questi aerei vengono usati per scopi militari".

Sempre domenica, le forze del generale Khalifa Haftar hanno sequestrato una nave con equipaggio turco poche ore dopo che il 'via libera' nel Parlamento di Ankara all'accordo di sicurezza e cooperazione militare con la Libia. La nave con equipaggio turco, registrata a Grenada, è stata fermata al largo della città orientale di Derna, e gli uomini di Haftar l'hanno portata al porto di Ras El Hilal per ispezionarne il carico.

La tensione rimane alta in Libia. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha detto che Ankara è pronta a inviare truppe in Libia, se arriverà la richiesta di Tripoli. La capitale da mesi è assediata dalle forze dell'uomo forte della Cirenaica e i bombardamenti sono ripresi con insistenza negli ultimi giorni. L'accordo approvato sabato dal Parlamento turco consentirà ad Ankara di sviluppare la sua presenza in Libia.

Erdogan ha già firmato con Tripoli un accordo di delimitazione marittima che consente alla Turchia di far valere i diritti su vaste aree del Mediterraneo orientale, ambita da altri Paesi, in particolare la Grecia. Oggi, a conferma che gli eventi si susseguono senza sosta, a Bengasi è arrivato il capo della diplomazia greca, Nikos Dendias: una breve visita nel feudo del maresciallo Haftar per incontrare due esponenti delle autorità 'parallele' nella Libia orientale, il governo ribelle e che è fedele ad Haftar. Direttamente in aeroporto, il ministro greco ha incontrato il premier del governo che sfida il Gna, Abdallah Al-Thini e il suo ministro degli Affari esteri, Abdulhadi Al-Houeij.

In realtà l'accordo di cooperazione militare non autorizza la Turchia a inviare forze di combattimento in Libia ma consente alle parti di scambiare personale militare e di polizia per missioni di formazione e istruzione. Per ottenere l'autorizzazione a schierare forze di combattimento in Libia, il governo turco deve avere dal Parlamento un mandato separato, come accade ogni anno per i soldati in Iraq e Siria.

Ma siccome da mesi, le forze di Serraj respingono l'offensiva sulla capitale di Haftar (che è sostenuto da Russia, Egitto e Emirati Arabi Uniti), la posizione del presidente turco alimenta la preoccupazione che il conflitto libico stia cambiando volto, diventando una guerra per procura.

Haftar già controlla la maggior parte delle strutture petrolifere libiche, ma anche zone dell'est e nel sud del Paese, e da mesi sta cercando di conquistare Tripoli. Le sue truppe, l'Esercito nazionale libico, accusano il governo di Serraj di essere sostenute da milizie di estremisti. Il fatto che da settembre in zona siano arrivati mercenari russi del gruppo Wagner, guidato da un uomo considerato molto vicino al presidente Vladimir Putin, complica ulteriormente gli sforzi internazionali per porre fine ai combattimenti.

Erdogan sicuramente vuole evitare un confronto con la Russia in Libia, ma nei giorni scorsi ha ancora criticato le attività di Wagner. Secondo il Wall Street Journal, le autorità turche hanno contattato la Russia per capire in che modo evitare un potenziale scontro ed Erdogan parlera' di Libia con Putin quando lo ospiterà in Turchia l'8 gennaio prossimo.