Serve agire con urgenza secondo l'accademica

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cinisello sesto san giovanni terapie intensive
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“Non si può andare avanti con un decreto ogni 15 giorni. Bisogna individuare subito i comuni più colpiti e metterli in lockdown. L’alternativa? A Natale avremo tutta Italia chiusa in casa”. Lo ha affermato Antonella Viola, immunologa dell’università di Padova e direttrice scientifica dell’Istituto di ricerca pediatrica della città veneta, in un’intervista a Repubblica. “Il lockdown andrebbe fatto dove gli ospedali sono in crisi, come Lombardia o Campania. Ma non serve un lockdown generalizzato. Occorre studiare il territorio e chiudere dove il virus circola di più, anche a livello di singoli comuni. Un valore di Rt sopra a 1,5 dovrebbe spingerci a intervenire. Un provvedimento importante secondo me sarebbe rendere le mascherine obbligatorie a scuola sempre, anche durante le lezioni. Le città universitarie, dove confluiscono giovani da diverse regioni, condividendo alloggi e svaghi, sono altri punti delicati. Le zone meno colpite invece potrebbero riaprire i locali la sera. Ma bisogna fare presto. Se non agiamo subito, fra un mese i dati saranno peggiorati. A furia di rincorrere un’epidemia che è più veloce di noi, saremmo costretti a chiudere tutto per Natale. Attendere per capire se le misure prese avranno effetto avrebbe senso se fra dieci giorni avessimo più dati utili a orientare le scelte. La mancanza di dati invece è sempre stato un problema grave in Italia, fin dall’inizio. Non abbiamo una mappa dettagliata della circolazione del virus, non sappiamo dove ci si infetta di più. Con il collega Enrico Bucci abbiamo fatto una fatica enorme a raccogliere i numeri sui contagi a scuola. Al ristorante ci prendono nome e cognome per permettere il tracciamento. Perché allora non sappiamo quanta gente si è infettata in quel contesto? Non riesco a capire perché nessuno abbia fornito questi dati, che forse giacciono disaggregati chissà dove. Sarebbe utile sapere quanto pesano i trasporti, ad esempio. Se c’è differenza fra palestre e teatri, se lavoro o scuola sono un problema, e di quali dimensioni. Eppure fino a dieci giorni fa riuscivamo a eseguire un tracciamento soddisfacente. Abbiamo avuto tutta l’estate per studiare l’epidemia al di fuori di una situazione d’emergenza. Se sapessimo che i ristoranti sono luoghi più a rischio dei cinema – ma è solo un esempio – chiuderemmo i primi e lasceremmo aperti i secondi. Anche gli aiuti economici potrebbero essere più mirati. Sapremmo spiegare ai cittadini il perché delle scelte della politica. Invece sembra mancare una programmazione per il futuro. Eppure dobbiamo prepararci a trascorrere con il Covid l’inverno. Sono 7 mesi, e non saranno facili” ha aggiunto la Viola.