Servono tipi alla Gianni Letta per evitare che l'Italia si suicidi in allegria

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ROME, ITALY - APRIL 07: Gianni Letta attends the reopening of the Teatro Valle after four years of restoration on April 7, 2018 in Rome, Italy. The Teatro Valle was built in 1726 and is one of the oldest theaters in Rome. The theater was occupied from 2011 to 2014 by a group of actors against the sale of publicly owned theater. 
 (Photo by Stefano Montesi - Corbis/Corbis via Getty Images) (Photo: Stefano Montesi - Corbis via Getty Images)
ROME, ITALY - APRIL 07: Gianni Letta attends the reopening of the Teatro Valle after four years of restoration on April 7, 2018 in Rome, Italy. The Teatro Valle was built in 1726 and is one of the oldest theaters in Rome. The theater was occupied from 2011 to 2014 by a group of actors against the sale of publicly owned theater. (Photo by Stefano Montesi - Corbis/Corbis via Getty Images) (Photo: Stefano Montesi - Corbis via Getty Images)

Gianni Letta pensaci tu. E con Letta tutti gli uomini che sanno ragionare oltre la paura dovrebbero mettersi in campo per provare a pensare strategicamente là dove in troppi si fermano alla pura tattica, alla pura difesa di un ordine sempre più disordinato.

No, un popolo non capisce mai quando è sconfitto. Ha ragione Massimo Decimo Meridio che nel kolossal “Il Gladiatore” lo dice al generale Quinto, proprio all’inizio del film. No, una classe dirigente non capisce mai quando è giunta la sua fine. E lo stesso vale per apparati politici cresciuti in un sistema che li ha garantiti e coccolati per tanti, troppi anni.

Ecco, questa elezione presidenziale cade proprio in uno di quei periodi in cui qualcosa finisce ma nessuno lo vuole ammettere. In molti lo sanno, in moltissimi lo percepiscono, ma tutti fanno finta di niente, come se l’eternità facesse parte delle piccole cose umane. Come se il bipolarismo italiano dovesse essere un assoluto anche di fronte all’evidente fallimento, anche di fronte a dieci anni in cui i governi italiani sono stato tutto tranne che bipolari, anche di fronte ad alleanze posticce che possono reggere (e male) solo nelle amministrazioni locali.

Ogni candidatura figlia di un bipolarismo ormai in evidente decomposizione non farebbe che allungare un’agonia che produce solo un tetro spettacolo senza costrutto, un infinito gioco delle parti in cui ogni attore sa di fingere ma finge di non saperlo. Lo ha detto alla perfezione Sergio Mattarella: serve un presidente super partes. Di più, serve un presidente che vada oltre queste parti ormai in grado solo di difendere sé stesse.

Di fronte a una classe dirigente che corre verso il precipizio senza la capacità di fermarsi quel che servirebbe è uno sforzo di razionalità capace di gettare le basi di qualcosa di nuovo, di qualcosa di più concreto, di più normale. Per questo è il momento di uomini che sappiano guardare oltre un oggi che sta per finire.

È tempo di buoni consiglieri. È tempo di strateghi. È tempo di tipi alla Gianni Letta e di chi come lui possa avere la capacità di mettere la passione del momento da parte. Perché solo tipi così possono scongiurare che l’Italia, per dirla con Mattia Feltri, “si suicidi in allegria”. Perché solo tipi così possono convincere i folli protagonisti di oggi che è arrivato il tempo dei passi indietro o, almeno, dei passi di lato.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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