'Sette giorni a Venezia' tra campielli e fantasmi

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AGI - «Volevo riscoprire una Venezia diversa da quella di oggi. E dunque insolita, artistica e letteraria, sulle orme dei grandi ed illustri visitatori che nel corso dei secoli l'hanno visitata e vissuta». Racconta una storia che è anche geografia dell'anima e della psiche, Gianmaria Donà dalle Rose.

Veneziano ma cresciuto a Milano, a lungo in Twentieth Century Fox come Presidente ed Amministratore Delegato di Fox Italia e Spagna. Oggi autore di un libro prezioso – Sette giorni a Venezia una flânerie artistica tra sestieri, bacari e campielli  (Edizioni Settecolori, pp. 160, euro 16). Non semplicemente una guida o un saggio, dunque. Invece un microviaggio raccontato in sette giorni – all'insegna del gusto per la sinestesia -, senza riferimenti troppo stabili e sulle orme anche di memorie personali che s'incrociano con quelle di illustri forestieri che hanno visitato e vissuto la città. Da Jean Jacques Rousseau a Richard Wagner nel sestiere di Cannaregio. Da Stravinskij a Carpaccio e Petrarca a Castello. Da Turner a Ezra Pound, Iosif Brodskij e Filippo De Pisis a Dorsoduro. Da Tiziano a Tintoretto e Proust a San Polo. Da Lorenzo Lotto a Friedrich Nietzsche a Santa Croce.

E poi ancora Casanova, D'Annunzio, e Henry James a San Marco. Byron e Hugo Pratt al Lido. Francesco Maria Piave, Baldassare Galuppi e Stalin e Churchill, navigando tra le isole della laguna. Una successione di magnifiche suggestioni.

C'è un riferimento letterario esplicito:

«Immeritatamente, molte suggestioni  nascono da John Ruskin e dal suo magnifico Le Pietre di Venezia. E indirettamente da Proust, che adorava Ruskin e tradusse in francese Le Pietre. Proust fece di Venezia, seppur brevemente per uno come lui, uno dei tre palcoscenici della Recherche, insieme a Parigi e Balbec».

Di continuo si passa, nelle pagine di Sette giorni a Venezia, da scorci a scenari storici, da vie d'acqua a intrichi sotteranei e della mente. Ogni luogo diventa un'icona della memoria collettiva e poi anche privata, ogni scorcio la  metafora di un inconscio o di un ricordo.

«Ma questo libro è anche un cahier da tenere in tasca o in borsa, - riprende Donà dalle Rose - per perdersi con intelligenza». Tra un aneddoto, una descrizione, la citazione che non ti aspetti.

In questa mappa ideale, spiega inoltre, «io mi sono divertito a scrivere un vero e proprio ritratto di Wagner. Che in questa città compose "Tristano e Isotta" e qui trascorse gli ultimi anni della sua vita a Ca' Vendramin, circondato dall'amore di Cosima e dall'amicizia con il suo gondoliere Ganasseta, compagno di scampagnate notturne».

Invece il lettore innamorato di questa Venezia segreta, poco praticata, a chi potrà affezionarsi secondo l'autore?

«Qui di dubbi non ce n'è e non per merito mio. È sempre bellissimo leggere di Byron, che a Venezia si rifugiò e visse avventurosamente, tra cuori infranti, nuotate nella laguna e composizioni di versi meravigliosi. Oppure, più recentemente, di Ezra Pound, che visse a Dorsoduro e vi compose i Cantos. E in questa città morì e fu sepolto al cimitero di San Michele. Da un punto di vista paesaggistico, poi,  le mie gite preferite sono quelle in laguna verso le isole meno frequentate, come Gli Armeni, Pellestrina o San Francesco del deserto».

Il libro sarà presentato per la prima volta a Venezia martedì 26 ottobre alle ore 17.30. Presso l'Ateneo Veneto a Campo San Fantin – San Marco 1987. Insieme all'autore Stenio Solinas e Walter Mariotti

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