Sette morti all'aeroporto di Kabul. E l'evacuazione diventa una corsa contro il tempo

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AGI -  Sette persone sono morte tra la folla nel caos all'aeroporto di Kabul. Lo ha riferito il ministero britannico della Difesa, secondo cui "le condizioni sul campo restano estremamente impegnative, ma stiamo facendo tutto il possibile per gestire la situazione nel modo più sicuro e protetto possibile". 

Decine di migliaia di afghani sono disperatamente alla ricerca di una via di fuga dal Paese, mentre gli Stati Uniti hanno avvertito del rischio di minacce alla sicurezza nel caos dell'aeroporto di Kabul e l'Unione europea ha ammesso che è "impossibile" evacuare tutti coloro che sono in pericolo sotto il regime dei talebani.

Sky News ha mostrato sabato le immagini di almeno tre corpi coperti da teloni bianchi all'esterno dell'aeroporto ma non ha saputo fornire dettagli su come siano morte. Il giornalista di Sky Stuart Ramsay, che si trovava all'aeroporto, ha affermato che le vittime sono "inevitabili" perché ci sono persone schiacciate dalla folla e altre "disidratate e terrorizzate". 

Il presidente Usa, Joe Biden, ha definito l'evacuazione "una delle più grandi e difficili della storia". La situazione si è complicata sabato, quando il governo americano ha chiesto ai suoi cittadini, senza dare spiegazioni, di stare lontani dall'aeroporto di Kabul, dove i soldati Usa sono impegnati nelle operazioni di evacuazione.

Più tardi un funzionario della Casa Bianca ha spiegato che gli Stati Uniti temono attacchi dell'Isis: i miliziani jihadisti potrebbero approfittare della confusione intorno allo scalo per colpire cittadini americani. Gli Stati Uniti hanno fissato la scadenza del 31 agosto per completare le evacuazioni. Ma secondo l'amministrazione Biden ci sono fino a 15.000 americani e da 50.000 a 60.000 afghani che dovrebbero essere evacuati. Anche molti altri, compresi i giornalisti che temono la repressione dei talebani, stanno cercando di lasciare il Paese. 

I talebani hanno permesso agli Stati Uniti di monitorare le evacuazioni mentre si concentrano su come gestire il Paese dopo il ritiro delle forze straniere. Il co-fondatore del movimento, il mullah Abdul Ghani Baradar, è arrivato a Kabul sabato per colloqui da cui dovrà scaturire un "governo inclusivo". Baradar incontrerà nei prossimi giorni leader jihadisti, religiosi e politici. A Kabul ci sono anche i vertici della rete Haqqani, inserita dagli Stati Uniti nella lista delle organizzazioni terroristiche.

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