Sgominata la banda dell'Audi nera, incubo delle ville del centro-nord

Edoardo Izzo

La banda dell' "Audi nera", smantellata con l'arresto di sei persone, tutte albanesi, ha messo a segno decine di colpi in tutta l'Italia del centro-nord colpendo nelle province di Frosinone, Ravenna, Perugia, Bologna, Modena e Reggio Emilia, mentre sono stati accertati collegamenti con diverse batterie operanti in altre città d'Italia tra cui Milano, Venezia, Vicenza e Ascoli.

Le rapine, inoltre, venivano commesse spesso con persone presenti all'interno delle case. L'indagine, condotta dagli agenti commissariato Aurelio è iniziata circa un anno fa quando i poliziotti sorpresero alcuni degli uomini arrestati, riusciti in quell'occasione a fuggire, durante "un cambio macchina" dopo aver commesso un furto a Trevignano e Bracciano.

Le successive indagini, portate avanti con intercettazioni e appostamenti su tutto il territorio nazionale, hanno messo fin da subito in luce l'esistenza di un gruppo strutturato di veri e propri professionisti, che si vantavano di guadagnare in un solo inverno in Italia più di un milione di euro.

Per guadagnarsi l'impunità ed eludere eventuali pedinamenti o appostamenti, i banditi adottavano sempre una serie di accorgimenti che li hanno portati perfino a sospendere le attività criminose e a far ritorno in Albania per far calmare le acque.

La misura cautelare, emessa dal gip di Spoleto, viene contestato il reato associativo nei confronti tre persone tra i 4 e i 29 anni, tutte di nazionalità albanese. Dopo la cattura di uno di loro, avvenuta a Reggio Emilia, gli investigatori hanno preparato il blitz nel covo romano: durante l'appostamento di preparazione i poliziotti sono stati informati che, poche ore prima, la banda aveva messo a segno un colpo in un piccolo centro del frusinate ed era fuggita rubando una Volkswagen Golf.

Gli agenti hanno fatto irruzione nelle abitazioni trovando gli altri tre destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare, anche loro tutti albanesi e tra ui 24 e i 34 anni, che vivevano in Italia nonostante fossero stati già espulsi come misura alternativa alla detenzione. Sono indagate a piede libero altre 9 persone, tra cui 2 donne, che, seppur con un ruolo marginale, hanno concorso nei reati principali.

In due occasioni, intercettati dalle forze dell'ordine, i malviventi hanno forzato i posti di blocco a Perugia e Frosinone, con rocamboleschi inseguimenti finiti con la distruzione delle auto. Gli indagati, che privilegiavano l'uso di Audi in allestimenti sportivi, si spostavano prevalentemente con una berlina 'pulita' ed erano soliti nascondere le auto rubate, tutte di grossa cilindrata, nei luoghi più disparati della Capitale come ad esempio il parcheggio di un ospedale o in box privati.

Grazie alla complicità di una fitta rete di fiancheggiatori, la refurtiva, gli attrezzi atti allo scasso, i lampeggianti, gli scanner, i telefoni cellulari completi di schede nonché l'attrezzatura per commettere i furti, frullini, mazzette piedi di porco, venivano nascosti in un terreno.

Durante la preparazione dei colpi la banda usava cellulari con un traffico estremamente limitato, il più delle volte intestati a cinesi residenti nella provincia di Napoli, e le auto erano sempre registrate a un prestanome. Durante l'indagine sono state sequestrate una decina di Audi rubate e una refurtiva fatta di orologi Rolex, Cartier, Gucci e altre marche, numerosi gioielli d'oro, diamanti, nonché borse e oggetti di pregio utilizzati dalle compagne degli arrestati.