Shammah (Teatro Parenti), ‘Importante vittoria ma in ritardo sull'Europa’

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"Una vittoria importante per la quale ringraziamo il nostro ministro che si è fatto carico di capire quali sono i problemi del nostro settore, ma in tutta Europa la scelta fatta ieri dal nostro governo era già da qualche tempo una realtà. E noi siamo apparsi del tutto incoerenti con un esecutivo che prima ha chiesto il green pass e poi non ha dato il via libera all’apertura totale con il green pass". Andrée Ruth Shammah, direttore e anima del Teatro Franco Parenti di Milano, parla così all’Adnkronos della scelta compiuta ieri dal consiglio dei ministri che ha sdoganato l’apertura del 100% per teatri e cinema con green pass e mascherina. Un plauso, quindi, ma anche un rimbrotto nei confronti del Cts e del ministro Speranza per "l’incongruenza e il ritardo".

"Appena è arrivato il green pass in Israele, Germania, Francia, Inghilterra, America – fa notare – questo ha dato immediato diritto ad entrare nei teatri senza distanziamento con le mascherine. Ieri quindi non abbiamo fatto altro che dare corso ad una scelta normale, lineare. E questo – aggiunge – sempre tenendo in considerazione che il green pass già di per sé implica la riduzione del pubblico perché ci sono tante persone che non sono vaccinate per scelta o per impossibilità e che, quindi, non vanno a teatro”. Non solo. Per la nota regista c’è anche un aspetto psicologico che occorre continuare a monitorare e coadiuvare: "Al di là del fatto reale e cioè che l’11 ottobre le sale non saranno al completo, bisogna che la gente si senta sicura in un teatro, che avverta la sensazione che è normale andare a teatro. Perché non dovrebbe esserlo se, di contro, lo è andare al ristorante? Bisogna che il mondo del teatro e le istituzioni culturali ci si impegnino nel mandare un messaggio subliminale: porte aperte ai luoghi della bellezza, dell’accoglienza, ai luoghi piacevoli, profumati, curati. Certo, questo – osserva Andrée Ruth Shammah - in zona bianca, perché se dovesse essere necessario ci si comporterà di conseguenza”.

Ma i teatri privati, come d’altronde è il Franco Parenti di Milano, ce la faranno adesso a rimettersi in pista? "Il teatro deve giocare la sua partita. Certo che ora arriva il difficile, ma noi dobbiamo vincere il difficile. Io ho un’etica del lavoro molto forte e credo che il teatro sia una vera e proprio missione, la nostra missione. Il Teatro Franco Parenti, per fare un esempio di ciò che conosco da vicino, è un complesso e ha perso tanti soldi. Viveva degli affitti di sala, degli incassi della piscina, aveva un’economia che ragionava intorno a cifre molte alte e in questo periodo pandemico le abbiamo perse. Io, in quanto piccola impresa, ho chiesto de prestiti agevolati, ma ci metterò comunque anni a restituirli. E allora? Il nostro obiettivo è lavorare, far riprendere il gusto al pubblico, tirarci su con il nostro lavoro. Poi va detto, il ministero è stato vicino al teatro privato con dei ristori altissimi. Molti hanno ripianato i debiti. E’ inutile nasconderlo. Bisogna essere sinceri. Certamente sono contenta se con i ristori alcuni teatri privati hanno potuto mettere a posto i bilanci, ma adesso bisogna riaprire e fare la propria parte. Dobbiamo ritrovare la fiducia e la dignità del nostro lavoro”. (di Veronica Marino)

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