Shoah, Presidente polacco Duda: la verità non deve morire -7-

Mgi

Roma, 23 gen. (askanews) - Tra gli assassinati c'erano coniugi, amici, vicini e colleghi di lavoro. Nelle nostre città, persiste la memoria del martirio degli ebrei rinchiusi dagli occupanti tedeschi nei ghetti, simili a una prigione. Oggi sono rimaste poche sinagoghe risalenti a prima della guerra ancora funzionanti come luoghi di preghiera. Lo yiddish e l'ebraico non risuonano più negli edifici sopravvissuti delle scuole religiose ebraiche o nei bagni rituali. All'interno degli attuali confini della Polonia, ci sono quasi 1.200 cimiteri ebraici identificati, ma nessun sopravvissuto può visitarne le tombe. Opere d'arte e artigianato ebraici, libri antichi, stampe e manoscritti scritti da studiosi, scrittori e compositori furono irrimediabilmente distrutti.

La storia degli ebrei in Polonia e del loro mondo ormai scomparso è ora raccontata attraverso pubblicazioni e conferenze scientifiche, festival, mostre, concerti e monumenti, sponsorizzati da istituzioni scientifiche e culturali statali come musei, teatri, archivi e biblioteche. A poco a poco, le comunità religiose ebraiche, le organizzazioni comunitarie, le case editrici e le riviste vengono riportate in vita. Sosteniamo queste azioni, perché il nazismo tedesco non può avere l'ultima parola nella narrazione degli ebrei polacchi e del loro martirio.

La commemorazione della tragedia della Shoah dovrebbe essere un elemento importante e duraturo nell'educazione alla pace - come una storia che affonda profondamente nei cuori umani, abbattendo barriere di pregiudizio, divisione e odio. Dovrebbe costituire una lezione su come mostrare comprensione e aiutare coloro che sono più colpiti dalle avversità.(Segue)