Shoah, Presidente polacco Duda: la verità non deve morire -4-

Mgi

Roma, 23 gen. (askanews) - La verità sull'Olocausto non deve morire. Non deve essere distorta o utilizzata per nessuno scopo. In nome della sacra memoria dell'annientamento degli ebrei e per rispetto delle altre vittime del totalitarismo del XX secolo - non possiamo e non lo perdoniamo. Non cesseremo nei nostri sforzi per far ricordare al mondo questo crimine. In modo che nulla del genere possa mai accadere di nuovo.

Fin dall'inizio, il movimento di resistenza polacco assunse la missione di scoprire la verità sull'Olocausto e di sostenere gli ebrei minacciati di sterminio. Lo Stato clandestino polacco, stabilito nei nostri territori occupati, cercò di proteggere tutti coloro che fino a poco tempo prima erano cittadini della Polonia indipendente. Nel settembre del 1940, Witold Pilecki, un ufficiale dell'esercito polacco, in accordo con le autorità clandestine, si lasciò deliberatamente imprigionare ad Auschwitz.

Fuggì nell'aprile del 1943, quindi scrisse e trasmise un rapporto su ciò che stava vi accadendo. Un brano recita come segue: 'I malati [con il tifo], incoscienti ma anche quelli quasi recuperati (...) furono stipati in furgoni e portati (...) nelle camere a gas. (...) Un bambino otto di anni chiese all'uomo delle SS di lasciarlo, inginocchiandosi per terra davanti a lui, l'uomo delle SS gli diede un calcio nello stomaco e gettandolo nel furgone come un cucciolo'. (Segue)