Si accende lo scontro politico sulle riaperture e sale la protesta in piazza

Giovanni Lamberti
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AGI – Nulla di paragonabile alle manifestazioni scoppiate nel marzo scorso oppure nel pieno della seconda ondata ma le proteste di ristoratori e ambulanti, avvenute in diverse zone d'Italia e culminate con i blocchi in autostrada e i tafferugli davanti Montecitorio, alzano l'allarme nel governo.

Per il Viminale è un segnale da non sottovalutare. Lo scontro che ha portato a due passi dalla sede del Parlamento a sette fermi e al ferimento di due poliziotti spinge le forze politiche a chiedere di evitare che si alzi la tensione e che ci siano delle strumentalizzazioni da parte di estremisti, considerato che in piazza c'erano pure rappresentanti politici come Sgarbi e Paragone ed esponenti di Casapound.

Domani ci sarà una manifestazione nazionale di Confesercenti (“poche risorse, serve un 'decreto imprese'”, la richiesta) con presidi in tutte le regioni. Le legittime esigenze delle categorie tartassate non devono coniugarsi ad una violenza che – dice il titolare del Viminale - “è inammissibile”.

Ed è una condanna unanime, accompagnata da un pressing sempre più crescente da una parte per un'accelerazione del varo del dl sostegni e di un nuovo scostamento di bilancio, dall'altra per una programmazione sulle riaperture.     

Sta crescendo – spiega una fonte dell'esecutivo – il fronte di chi vorrebbe per l'ultima settimana di aprile un segnale di ripartenza.

Giovedì potrebbero alzare la voce i presidenti di Regione che incontreranno il governo e il presidente del Consiglio Draghi sul ‘Recovery'. Le proposte dei governatori della Lega puntano ad un via libera a cinema e teatri con il contingentamento, ristoranti aperti a cena dove i dati sono da colore giallo, locali con saracinesca alzata fino alle 18 anche in zona arancione, aumentando la distanza ai tavoli. Ma la linea dell'esecutivo per ora non cambia. Il premier Draghi ancora qualsiasi decisione ai riscontri scientifici, l'ala rigorista è per non abbassare la guardia. Il premier media, la situazione verrà monitorata continuamente ma una svolta sarà possibile solo se i parametri saranno tali da permettere un cambio di passo.

“Realisticamente credo che le riaperture arriveranno dopo il 30 aprile”, dice il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri. 

Il numero dei contagi - 112.962 i tamponi - scende (oggi 7.767) ma resta alto quello dei decessi (421 morti) con un tasso di positività al 6,9%. Preoccupa la frenata sulle vaccinazioni nel periodo pasquale (in Sardegna, per esempio, si sono registrate solo 39 inoculazioni) ma soprattutto il ‘differimento' di AstraZeneca e le incertezze legate ad un vaccino la cui utilizzabilità – lamentano molti presidenti di Regione, in primis De Luca – non è ancora chiara. “Non c'e' nessun motivo di uno stop generale”, la risposta dell'esecutivo. “C'è forte preoccupazione per i tagli del 50% comunicati per le consegne di Astrazeneca del 14 aprile”, osserva l'assessore alla Sanità del Lazio, D'Amato.

Giovedì nell'incontro tra le Regioni e il governo si farà il punto anche sui vaccini, c'e' chi non esclude una stretta della macchina centrale sulla gestione del piano. Il commissario all'emergenza Figliuolo punta ad inviare messaggi rassicuranti: il numero complessivo di somministrazioni a livello nazionale ha superato oggi quota 11.250.000, a fronte di oltre 14 milioni di dosi finora consegnate.

Ed ancora: ammonta a 1,5 milioni di dosi Pfizer la prima consegna di vaccini del mese di aprile, che “entro la giornata di domani raggiungeranno le Regioni”. “Si tratta – spiegano dalla strutturale commissariale - in assoluto del lotto di vaccini più consistente consegnato dall'inizio della campagna, di cui beneficeranno in modo particolare i soggetti più vulnerabili. A tal riguardo, nell'ultima settimana, è cresciuto del 20% il numero di persone over 80 cui è stata somministrata una dose di vaccino”.

Nessuna critica ma sotto traccia si intravvedono i primi mugugni all'interno delle forze politiche della maggioranza. “Il cambio di passo con il precedente governo ancora non si vede”, dice un ‘big' della Lega. "Anche io ascolto i ristoratori e sono solidale con loro. Se ci fosse Salvini saremmo in una situazione molto peggiore", l'affondo del segretario del Pd, Letta. Salvini dovrebbe vedere Draghi in settimana ed intanto insiste: “Riaperture in sicurezza, dove i dati lo consentono, e nuovi protocolli per rivedere il numero di accessi in teatri e impianti sportivi, senza dimenticare palestre, bar, ristoranti e negozi”. 

 Anche FI chiede un piano per le riaperture e intanto domani presenterà gli emendamenti al dl sostegni. Rilancerà la necessità di una pace fiscale, invocherà voucher per il lavoro legato al turismo e alle categorie della ristorazione, si schiererà al fianco delle aziende che hanno contratto debiti con lo Stato. Ma tutte le forze politiche sono in pressing per aiutare chi è in difficoltà.

La ‘querelle' tra rigoristi e aperturisti crea un clima perenne di fibrillazione. La Lega insiste per riaperture ragionevoli, “basta con il tiro al piccione. Draghi deve difendere Speranza”, sottolinea Scotto di Articolo uno. "Sbaglia chi fa politica sull'epidemia, dobbiamo unire l'Italia", dice il ministro della Salute. 

Domani altra prova del nove dopo il ritorno di oggi del sistema bicolore delle Regioni: è prevista la riapertura delle scuole anche nelle zone rosse fino alla prima media, ma in diversi territori, dalla Puglia alla Campania, sono state firmate delle ordinanze di sospensione della didattica in presenza. "Monitorare con attenzione il raccordo scuola-trasporti", la raccomandazione del Viminale ai prefetti. L'invito reiterato è ad osservare il rispetto delle misure.