Si allarga il caso Ucraina. Rudolph Giuliani indagato

A New York è stata aperta una indagine su Rudolph Giuliani, per accertare eventuali violazioni delle leggi sulle lobby del legale personale di Donald Trump, con i suoi affari in Ucraina. Lo rivela il New York Times citando due fonti a conoscenza dell'inchiesta. Le indagini sarebbero collegate ai due clienti di Giuliani arrestati per violazione delle norme di finanziamento della campagna elettorale.

Giuliani ha negato qualsiasi illecito, ma ha riconosciuto che lui e i suoi collaboratori hanno lavorato con i procuratori ucraini per raccogliere informazioni potenzialmente dannose sull'ex ambasciatore Usa in Ucraina, Marie Yovanovitch e su altri obiettivi del presidente Trump e dei suoi alleati, tra cui l'ex vice presidente, Joe Biden e suo figlio minore, Hunter.

 In precedenza, in seguito all'arresto di due soci dell'ex sindaco di New York, grandi finanziatori della campagna presidenziale di Trump, lo stesso presidente sembra aver preso le distanze da Giuliani. "Non so se è ancora il mio avvocato personale", ha detto ai cronisti. Giuliani, tra i protagonisti dell'Ucraina-gate al centro dell'inchiesta sull'impeachment, assicura di rappresentare ancora il presidente.

Le dimissioni di McAleenan

Intanto il ministro ad interim Usa per la Sicurezza Nazionale, Kevin McAleenan, ha rassegnato le dimissioni. Lo ha annunciato Trump via Twitter: "Dopo anni passati nel governo, Kevin vuole ora trascorrere piuù tempo con la sua famiglia e lavorare nel settore privato. Annuncerò il nuovo segretario ad interim per la Sicurezza Nazionale la prossima settimana. Ci sono molti bravi candidati".

Dallo scorso aprile, quando ha rassegnato le dimissioni l'ex responsabile del dicastero, Kirstjen Nielsen, sono almeno 6 gli alti funzionari che hanno lasciato o sono stati cacciati dalla Sicurezza Nanzionale. 
L'uscita di McAleenan arriva a poche ore da due bocciature incassate dall'amministrazione sulle politiche per l'immigrazione: i giudici hanno definito illegittima la dichiarazione di un'emergenza nazionale alla frontiera meridionale Usa e bloccato la misura per negare la residenza agli immigrati che non possono pagarsi l'assicurazione sanitaria.

Secondo indiscrezioni, dietro l'uscita di scena di McAleenan vi sarebbe anche un'intervista rilasciata nelle scorse settimane al Washington Post dove ammetteva che stava perdendo la battaglia per evitare che il dipartimento diventasse uno strumento al servizio di politiche divisive. Sembra inoltre che McAleenan fosse ai ferri corti con alcuni tra gli uomini del cerchio magico di Trump, compreso Stephen Miller, il falco dell'immigrazione.